Lettera aperta a Ignazio Cassis

Lettera aperta a Ignazio Cassis

Settembre 20, 2017 - 12:50

Caro Ignazio,
 
da poche ore sei stato scelto dai rappresentanti del Popolo svizzero come membro del Consiglio federale. Da cittadino svizzero e ticinese non posso quindi che augurarti un sincero Buona fortuna!
 
Farai parte di un gremio plurale e collegiale, probabilmente con il compito di rappresentare la Svizzera all’estero.
 
Da appassionato di storia ti auguro di seguire la rotta di quei liberali che nel mondo delle relazioni internazionali hanno sempre saputo dire da che parte stavano. Come Carlo Sforza, quel ministro degli esteri italiano che all’arrivo dei fascisti si auto-esiliò a Parigi. Presente ogni mesetto sulle pagine della NZZ, quello stesso giornale che tanto ti ha sostenuto in questi mesi, nel novembre del 1930 era a Lugano a testimoniare ad un processo a favore degli antifascisti.
 
Caro Ignazio, il partito liberale ha spesso dimenticato cosa sia il liberalismo. Voi avete pubblicato il libro «Was heisst denn heute liberal?», e allora non posso che chiederti: cosa significa per te essere oggi liberali? Lo sai cosa penso del tuo più grande sponsor, che sta con un piede nell’industria delle cliniche private ed uno nella gestione nascosta del potere dello Stato. Non c’è liberalismo laddove lo Stato non è a disposizione dei cittadini, laddove la concorrenza è falcidiata da movimenti sottobanco, cosa tipica fra i grandi capitalisti liberali.
 
Sono passati alcuni anni da quando mi dicesti di leggere il libro di Alesina “Il liberismo è di sinistra”. Hai avuto un effetto positivo, siccome grazie a quei testi ho capito che dovevo spostarmi nettamente più a sinistra di quel che ero, combattendo il liberismo con grande passione. Ciononostante riconosco la tua apertura mentale e la capacità di porsi questioni. E quindi, nel mio ruolo di semplice cittadino, non posso che augurarti di affrontare il Potere con quello stesso sorriso con cui accoglievi i giovani politici impauriti dal momento elettorale. Un Potere che fin troppo spesso si fa i suoi interessi, camuffandoli sotto le mentite spoglie della libertà.
 
Caro Ignazio, io non sono un sostenitore dello Stato. Ma nemmeno sono un rivoluzionario. Sono un semplice teorico della democrazia. Tu hai giocato sì il ruolo di Frank Underwood, ma lo hai fatto sempre con trasparenza. Da oggi si apre un’innegabile fase di opposizione alle tue (ma non solo tue) politiche economiche e sanitarie. Si apre però pure una finestra per un pluralismo culturale in Svizzera di cui sinceramente si sentiva la mancanza e in questo non sarà difficile accompagnarti.
 
Spero ti piacerà il bagno di folla, caro Ignazio, e spero avrai una giacchetta sufficientemente forte da non rompersi tanto verrà strattonata. Ma soprattutto spero avrai la serenità di combattere in modo profondo e retto quel razzismo latente che sta imperversando nella nostra società. Là sì che c’è bisogno di liberalismo, e di tanta umanità.
 
 
Buon lavoro,
Filippo Contarini