"LGI: un fallimento programmato che pagheremo tutti"

"LGI: un fallimento programmato che pagheremo tutti"

Ottobre 09, 2018 - 12:29
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Pubblichiamo il seguente comunicato stampa dell'Mps (Movimento per il socialismo).
“Noi l’avevamo detto!”: ci piacerebbe tanto esultare così, salvo che la fattura per i 150 posti di lavoro soppressi dalla Luxury Goods International (LGI) a Cadempino (e probabilmente non saranno il soli) finiranno per pagarla, ancora una volta, i dipendenti e migliaia di cittadini presi per il fondelli dal Consiglio di Stato. I veri responsabili di questo disastro programmato, quelli che ci hanno promesso benessere e posti di lavoro grazie agli sgravi fiscali, ancora una volta ne usciranno lindi e puliti. Eppure era già tutto previsto da tempo e il Consiglio di Stato era stato avvisato.
Il gruppo Kering, a cui appartiene la LGI, aveva già deciso nel dicembre dello scorso anno di cambiare “il sistema di fatturazione” attorno a cui è stata costruita l’azienda di logistica in territorio ticinese, dopo lo scandalo relativo a una  mega-evasione fiscale che ha coinvolto prima Gucci e poi l’intero gruppo. Lo aveva rivelato il sito francese di informazione Mediapart pubblicando una nota interna relativa a un progetto denominato Prometheus.
“Il gruppo Kering vuole ridurre gli utili siti nella filiale svizzera e rimpatriare almeno una parte nei paesi dove esercita effettivamente la sua attività”, scriveva il media aggiungendo: “Anche se il gruppo non chiuderà i suoi magazzini svizzeri, il progetto Prometheus rischia di suscitare apprensione in Ticino, di cui Kering è il primo contribuente. Il cantone ha utilizzato l’arma del dumping fiscale per attirare nei pressi di Lugano altri giganti del tessile, Armani, Hugo Boss, Versace e The North Face, come ha rivelato nel 2016 l'ONG svizzera Public Eye. Se un peso massimo come Kering trasferisce meno profitti, c’è il rischio di creare un contagio che minaccerebbe la «Fashion Valley» e le entrate fiscali del Ticino”. Avevamo  interrogato il governo in maggio su questa eventualità (interrogazione di Matteo Pronzini del 9 maggio 20189) ottenendo le solite risposte evasive e rassicuranti.
Le avvisaglie di questo disastro erano già ben visibili molti mesi prima: l’MPS ne aveva già parlato in marzo di quest’anno e prima ancora, a inizio del 2017, con due articoli pubblicati dal Corriere del Ticino. Questi sviluppi erano prevedibilissimi perché strettamente legati all’adozione a livello internazionale degli standard contro l’erosione della base fiscale e il trasferimento degli utili (BEPS, Base Erosion and Profit Shifting). Con queste nuove regole, adottate anche in Svizzera, le multinazionali dovranno pagare le imposte nei paesi dove creano valore aggiunto e non potranno più far figurare gli utili dove hanno trattamenti fiscali privilegiati. Non serve a nulla concedere sgravi su sgravi come sta facendo il governo ticinese perché comunque l’imponibile si ridurrà notevolmente rispetto al livello attuale, gonfiato artificialmente dalle pratiche di ottimizzazione fiscale. Le imprese di moda in Ticino finiranno per pagare le imposte solo sulle operazioni di fatturazione e logistica, che rappresentano solo un’infima parte dei guadagni realizzati a livello mondiale dalle imprese di moda. E come loro tante altre holding e società di sede, in primis quelle che si occupano di materie prime.
Avevamo scritto, nero su bianco, che il sistema di ”ottimizzazione fiscale” in Ticino era ormai  al capolinea, ma, come al solito, tutti hanno voltato la faccia dall’altra parte per convenienza, compresi grandi esperti della fiscalità cantonale. Ben presto ci ritroveremo con magazzini che movimentano centinaia di camion sul territorio cantonale, creando più costi di quanto rendono in imposte. E non sarà certo grazie a dipendenti pagati 3’000 franchi lordi che si realizzeranno i prodigiosi introiti fiscali di cui il governo ci ha sempre vantato i meriti.
Del  “miracolo economico” ticinese rimarrà come emblema un deposito grande come tre campi da calcio in un paese, Sant’Antonino, che in pochi anni ha visto duplicare i beneficiari di assistenza sociale e che il 29 aprile, non a caso, ha bocciato la Riforma fiscale cantone.

Per chi volesse andare a leggere quanto abbiamo scritto:
-Interrogazione 74.18, LGI sta riducendo l’attività e l’imponibile in Ticino?, Presentata da Pronzini Matteo, 9.5.2018
- Interrogazione 50.18, 02.04.2018, standard BEPS e sviluppo economico in Ticino: sono state valutate tutte le ripercussioni? Presentata da Pronzini Matteo
- Interrogazione 38.18, 10.03.2018, Residenze fittizie: perquisizioni anche a casa dei manager di Gucci e alla LGI? Presentata da Pronzini Matteo
-L’opinione di Matteo Pronzini, Riforma III: sostituire regali fiscali con altri regali fiscali, Corriere del Ticino, gennaio 2017
-L’opinione di Matteo Pronzini, Riforma fiscale: un sistema al capolinea, Corriere del Ticino, marzo 2018