Liberi e Uguali. È tutto Grasso che cola

Liberi e Uguali. È tutto Grasso che cola

Dicembre 05, 2017 - 05:50
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La sinistra italiana prova a lasciarsi alle spalle il passato, con il nome di uno che è nato prima della fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

L'arcipelago frastagliato alla sinistra del Pd, in Italia, ha trovato il suo leader. Questo week end, a Roma, Pierluigi Bersani, Massimo D'Alema, Susanna Camusso, Bobo Craxi, Pippo Civati, Nichi Vendola e tanti altri, hanno incoronato l'ex magistrato di Palermo e attuale Presidente del Senato Pietro Grasso come nuovo leader della sinistra italiana che non si riconosce nel Pd.
Fino a due mesi fa si pensava che il ruolo di nuovo leader della sinistra italiana spettasse all'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ma probabilmente quest'ultimo viene ritenuto troppo giovane essendo del 1949 e dunque si è optato per un più "maturo" Grasso che è nato nel 1945 in provincia di Agrigento.
L'attuale presidente del Senato avendo superato abbondantemente i 70 anni, è stato ritenuto sufficentemente idoneo a fare il leader dei vari Nicola Fratoianni (1972), Giuseppe Civati (1975) e Roberto Speranza (1979) che anagraficamente sono dei "pischelli".
L'arcipelago di sinistra pensa bene di contrappore a Matteo Salvini (1973) della Lega e Giorgia Meloni (1977) dei Fratelli d'Italia, ma soprattutto a Luigi Di Maio (classe 1986, 41 anni in meno di Grasso) dei pentastellati, un leader nato prima che si concludesse la seconda guerra mondiale.
Certo, con Berlusconi (classe 1936) tornato in campo, la sinistra italiana può giustamente far notare che il centrodestra candida come Premier un 81enne come il Re di Arcore. Alla fine il buon Grasso ha ben 10 anni di meno!
Pietro Grasso ha passato una vita in magistratura. Entrato nel 1971, nel 1980 si occupa delle indagini sull'assassinio dell'esponente della Dc Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia e fratello dell'attuale Presidente della Repubblica. Nel 1985 viene nominato Giudice a latere nel maxiprocesso a Cosa nostra e nel 2005 approda alla direzione nazionale antimafia, dopo che il Csm si spaccò sul suo nome (l'allora centrosinistra avrebbe preferito Gian Carlo Caselli, mentre Grasso godeva della stima degli esponenti berlusconiani).
Ma è sulla cosidetta trattativa "Stato-mafia" che il buon Grasso si è beccato qualche critica feroce da parte di un altro magistrato palermitano datosi alla politica: Antonia Ingroia.
Adesso "Possibile", formazione politica fondata da Civati ("papà politico" della europarlamentare ticinese Elly Schlein), fra i primi ad abbandonare il Pd; SI, sinistra italiana, formazione politica nata sulle ceneri di Sel, sinistra ecologia e libertà di Nichi Vendola e Mdp, movivento dei democratici e progressisti di D'Alema e Bersani si sono messi assieme per dar vita a "Liberi e Uguali", cartello elettorale che sarà guidato proprio da Pietro Grasso, l'ex magistrato che con la sua nomina alla direzione nazionale antimafia, di fatto, "pensionò" Gian Carlo Caselli (da sempre inviso al centrodestra italiano), che sulla vicenda della trattativa Stato-mafia (tanto cara a Giorgio Napolitano e Nicola Mancino) ha sempre avuto un profilo basso e defilato, arrivando anche allo scontro con i magistrati Ingroia e Di Matteo, che da presidente della Camera alta ha fatto tutto quello che serviva per portare a termine le grandi riforme di Matteo Renzi, beccandosi un paio di anni fa anche le critiche di due senatori come Felice Casson (anch'esso proveniente dalla magistratura) e di Corradino Mineo (già giornalista di punta di Raitre).
Ora, in nome dell'unità tutto questo potrà essere dimenticato, perché Grasso è il massimo di sinistra che in Italia si possa avere e gattopardescamente bisogna guardare al futuro e a qualche ipotesi di sopravvivenza. E diciamolo, Pisapia, oltre ad essere più giovane, non ha mai avuto le mani in pasta nell'inchiesta dell'intricata vicenda della trattativa "Stato-mafia", non ha mai bacchettato Ingroia &co e non ha mai seguito le indagini sulla morta di Piersanti Mattarella, guadagnandosi l'importante stima dell'attuale inquilino del Quirinale.
Pietro Grasso è quella "polizza vita" che serve alla sinistra italiana per tenersi buono l'attuale (Mattarella) e il precedente (Napolitano) inquilino del Quirinale. Grasso rappresenta il miglior biglietto da visita che "Liberi e Uguali" non è una forza "eversiva", che voglia fare luce (e magari anche un po' di autocritica) sugli anni '90, quando fra un attentato e un assassinio di qualche magistrato, in Italia si andavano a creare i nuovi equilibri di potere che hanno governato finora. Morto Provenzano (la mente) e Riina (il macellaio), con un      De Magistris che non si chiede più "Why not" e non indaga più sui fondi europei che hanno alimentato a go-go il terzo settore in Italia, soprattutto al sud, dimenticata Telekom Serbia, ma anche l'Unipol di Consorte, la Cirio, la Parmalat, Banca di Roma di Geronzi, la Bipielle di Fiorani, i "Capitani coraggiosi" (e non quelli che cantava la Pfm), la Piazza Cadorna di Milano della Telecom dei Tronchetti Provera, ecc, ecco che finalmente si la sinistra italiana può parlare di lavoro ed occupazione.
D'altronde, anche qualcun'altro, nella prima metà degli anni '90, sull'orlo della bancarotta del suo impero e con alle costole procuratori che volevano sapere troppo sulle origini della sua galassia di aziende e sui suoi patrimoni, si lanciò in un terapeutico "creiamo 1 milione di posti di lavoro", che gli fece anche vincere le elezioni.
Il lavoro è un ottimo argomento per non parlare di altro. Ha fatto vincere Trump negli Usa l'anno scorso e Clinton nel 1992, coprendo al primo le interconnessioni con i russi, mentre al secondo permise di non far vedere ai media e agli osservatori politici le sue politiche neoliberiste che facevano passare Reagan come un principiante. In italia il job act ha distolto l'attenzione (almeno all'inizio) su cosa succedeva alla banca Etruria, le riforme degli anni '90 del mercaro del lavoro, hanno distratto l'attenzione sui "capitani coraggiosi" che da "squattrinati" si acquistavano pezzi di Stato, dalla telefonia ad altro. Il lavoro torna in auge alla metà dei primi anni 2000, quando bisogna dimenticarsi di Consorte (sinistra) e Fiorani (vicino ad Opus dei).
Bisognerebbe introdurre delle avvertenze agli elettori: quando la politica parla troppo di lavoro è in atto la più persuasiva forma di distrazione di massa.
Arrivati a questo punto, anche se D'Alema dichiara che "Liberi e Uguali" supererà la soglia del 10% dei voti (ma noi crediamo che invece si attesterà fra il 5-8%, ossia meno di quanto fece Rifondazione nel 2008), il "Fonzie d'Italia" deve far sfoggio di tutta la sua abilità dialettica per massacrare il nuovo soggetto politico nato alla sua sinistra. Vuole seminare zizzania, dicendo che nella formazione politica in cui Grasso sarà leader, di fatto comanderà D'Alema (facendo leva sulla oggettiva antipatia che il "baffetto di Gallipoli" suscita nell'elettorato di sinistra). Non solo. Manda il "precetto" di 83 mila euro che il Pd vuole dal presidente del Senato e resuscita i " rottamati" Veltroni e Fassino (quello delle famose telefonate su Consorte, Unipol e Bnl, oltre che presidente della sinistra sionista e sindaco "trombato" di Torino), per fare da "mediatori" e "ricucitori" con i scissionisti (il buon Fazio si dimentica di far notare a Renzi come mai gli ambasciatori scelti per mediare con "Liberi e Uguali", ossia Veltroni e Fassino, guarda caso sono degli ex "miglioristi", la corrente politica in cui ha sempre militato l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano!!).
Alle elezioni 2018, a questo punto Pd e Liberi Uguali non troveranno un'intesa e Palazzo Chigi sarà o del centrodestra del sempre verde Berlusconi o del M5S di Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Vogliamo vedere che alla fine a rottamare il fonzie d'Italia Matteo Renzi sarà proprio il "baffetto di Gallipoli"?