Lo spopolamento delle valli e l’immobilità del cinema

Lo spopolamento delle valli e l’immobilità del cinema

Agosto 07, 2018 - 14:30

Locarno Festival. Concorso internazionale 2018. Qadisha, una vallata situata nel nord del Libano e iscritta nel patrimonio mondiale UNESCO è il luogo dove è ambientato Yara, il lungometraggio del regista iracheno Abbas Fahdel.

Ma Qadisha è anche la vera protagonista del film, tant’è che lo stesso regista in conferenza stampa definisce la propria pellicola come un documentario etnografico in cui è stata innestata la storia d’amore tra i due ragazzi: Yara (Michelle Wehbe) e l’escursionista (Elias Freifer), gli unici due attori professionisti.
Abitata da libanesi maroniti, ormai Qadisha è completamente abbandonata: i giovani sono emigrati all’estero, in Australia si dice nel film, e le poche case ancora “vive” sono abitate da anziani, come la nonna di Yara, figura meditabonda, scrigno della memoria del territorio.
 
Le inquadrature fisse sul paesaggio e sulle figure, poche, che lo abitano, sembrano quindi esprimere l’immobilità del tempo di una regione ormai abbandonata, ma bloccano il film nella staticità fotografica di un bellissimo scorcio di mondo presente a sé stesso, ma non più all’uomo: una bella cartolina su cui non è segnato l’indirizzo del destinatario.