Locatelli: "nessuno è infallibile, nemmeno i sindacalisti". Ma da Ocst "nessuna imperizia"

Locatelli: "nessuno è infallibile, nemmeno i sindacalisti". Ma da Ocst "nessuna imperizia"

Agosto 23, 2018 - 13:00
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Due muratori hanno intentato causa a un’impresa della Valle di Blenio, presso cui erano impiegati, per un’irregolarità nel pagamento dal premio per l’assicurazione indennità giornaliera di malattia. Un’irregolarità che ha visto i lavoratori pagare una somma eccessiva, a beneficio del datore di lavoro. Se la controversia si è risolta a favore dei lavoratori, nella loro lettera inviata e pubblicata su la Regione, veniva anche riferito che il sindacato (il cui nome non era citato) a cui si erano inizialmente rivolti, a differenza di Unia (a cui si erano rivolti in seguito), aveva ritenuto la pratica corretta.
Abbiamo intervistato Paolo Locatelli, sindacalista Ocst responsabile del settore Ediliza, che ci ha spiegato alcuni contorni della vicenda.
 

Paolo Locatelli, come mai i sindacalisti Ocst hanno giudicato conforme il metodo di pagamento del primo operato dall’impresario?
Ogni risposta è subordinata alla domanda. Il fatto di dividere diversamente il premio per la copertura della cassa malati, con un premio inferiore per il datore di lavoro, e uno superiore per il lavoratore, era una possibilità praticata e perfettamente conforme agli accordi derivati dal contratto nazionale mantello. Dunque se la domanda dei lavoratori fosse stata se è giusto che il datore di lavoro paghi meno rispetto a quanto pagano i lavoratori (e il premio non deve essere diviso metà per uno) la risposta sarebbe stata sì.
Credo che Unia abbia approfondito dal punto di vista aritmetico e in base al contratto con l'assicurazione questa suddivisione del premio. In quest'ambito si è creata la differenza che poi è stata risarcita ai due lavoratori.

Come mai voi non vi eravate accorti dell’errore? C'è stata un'imperizia da parte dell'Ocst?
Assolutamente no. Lo escludo. La pratica andava approfondita e per effettuare questo controllo bisognava avere in mano i due contratti d’assicurazione, quello a partire dal secondo giorno e quello a partire dal 31esimo giorno. Come detto se la domanda posta dai lavoratori è stata se è giusto che il lavoratore paghi di più di premio rispetto al datore di lavoro, all'epoca la risposta era sì. Era una possibilità contrattuale applicata da almeno 10 anni e che poi è stata abolita.

Ora non è più possibile fare questa differenza?
La possibilità di differenziare il premio fra datori di lavoro e lavoratore è stata di fatto abolita con la trattativa del 2017, tant’è che dal primo gennaio di quell'anno non è più possibile fare questo tipo di divisione. Ora il premio deve essere diviso al 50% fra il datore di lavoro e il lavoratore.

Possiamo dire che Unia ha avuto un "guizzo" in più?
Certo. Brava Unia che ha voluto approfondire nel dettaglio questo disguido contrattuale ed è riuscita a mettere nelle tasche dei lavoratori quanto gli era dovuto.
Ciò però non significa che vi sia stata un'imperizia da parte dell'Ocst. Sono cose che accadono e anch'io potrei elencare episodi dove i ruoli sono inversi, cioè dove l'Ocst è stata più brava a risolvere i problemi che Unia non ha visto. Su questi aspetti però non ci facciamo concorrenza e non ci poniamo l'uno contro l'altro. A noi interessa, sia a Ocst che a Unia, che i diritti dei lavoratori siano tutelati.
Quando ho letto l’articolo di giornale non mi sono arrabbiato. Se la lettera viene effettivamente dai lavori e la loro percezione è questa, va bene così. Nessuno è infallibile, nemmeno i sindacalisti.

Facendo un passo indietro, come mai si è giunti alla possibilità di pagare un premio differente fra lavoratore e datore di lavoro, possibilità poi abolita nel 2017?
I contratti collettivi di assicurazione per la perdita di guadagno devono autofinanziarsi. Nell’arco di un anno l’impresa paga un determinato premio (ad esempio 100’000 franchi) e l’assicuratore deve poter pagare prestazioni per quella cifra. Se però capita la sfortuna che uno o più lavoratori stiano a casa per periodi prolungati, può succedere che l'impresa versi una cifra inferiore a quanto dovrà pagare l’assicuratore in prestazioni. Le assicurazioni l'anno successivo aumentano il premio per coprire la differenza.
Vi sono stati casi, specialmente nell'artigianato, dove il premio è salito fino al 10-12%. È sorta così la necessità di trovare un accorgimento che per permettere al datore di lavoro di fare una copertura di lavoro meno costosa. Vi sono stati addirittura casi di ditte che non riuscivano più a fare un contratto d'assicurazione, venendo rifiutate dagli assicuratori perché non convenienti. Nelle intenzioni non era una pessima idea.

In sintesi serviva a spostare sui lavoratori i costi di tassi di malattia eccessivi?
Esattamente.

Come si è giunti all'abolizione di questo modello?
Abbiamo esposto i casi evidenti di malfunzionamento.Vi erano anche dubbi sulla corretta applicazione dei premi. Vi sono state anche diverse perizie e discussioni dal punto di vista legale. Sia nelle trattative con la controparte che in commissione paritetica nazionale abbiamo chiesto se sia lecito che vi sia una diversità di premio penalizzante per il lavoratore, quando in ultima analisi la decisione di assicurarsi a una o all'atra cassa malati viene presa esclusivamente dal datore di lavoro.