Lorenzo Quadri: "Non c'è solo Argo1. E così si rischia che tutto finisca in nulla"

Lorenzo Quadri: "Non c'è solo Argo1. E così si rischia che tutto finisca in nulla"

Novembre 02, 2017 - 22:28
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Il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, nonché municipale di Lugano e direttore del Mattino della Domenica, Lorenzo Quadri, oggi dai social media ha criticato le cifre dei compensi previsti per i membri della Commissione parlamentare di inchiesta su Argo1. Abbiamo chiesto a Quadri di spiegarci il suo scetticismo sulla costituzione di questa commissione.

Lorenzo Quadri, lei oggi sui social media ha esternato delle critiche riguardanti i compensi previsti per i membri della Commissione parlamentare di inchiesta incaricata di indagare sullo scandalo Argo 1. Al di là dei compensi, ritiene che sia stata una scelta corretta costituire questa commissione?

Al di là della questione compensi, mi sembra che questo genere di commissioni siano delle "foglie di fico" con cui la politica vuole far vedere che sta facendo qualcosa. La mia impressione, che temo sarà confermata dai fatti, visto i precedenti, è che queste commissioni non portano a risultati concreti e contribuiscono poco o nulla al raggiungimento degli obiettivi: ottenere chiarezza, trasparenza e l'assunzione di responsabilità in merito ai malfunzionamenti dell'amministrazione pubblica. In compenso comportano costi ingenti per le casse dello Stato. Il contribuente così, oltre a pagare per i pasticci dipartimentali, paga anche il conto di queste commissioni. Conosciamo il precedente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla Sezione Logistica, che è costata 380'000 franchi ed è giunta a un sostanziale nulla di fatto. 

La "corsa" dei politici per entrare in queste commissioni si spiega fondamentalmente con due ragioni: garantiscono la tanto agognata visibilità mediatica da un lato, e dall'altro l'onorario. Io però non ho molta fiducia in un gremio formato da deputati di cui parecchi nemmeno sanno cosa è un'inchiesta e che si mettono di punto in bianco a giocare ai "piccoli ispettori Derrick". 

 

Sono ormai sette mesi che lo scandalo Argo1 tiene banco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Paolo Beltraminelli ha detto di volersi assumere le sue responsabilità. Nell'opinione pubblica però quello che sembra trasparire è che nulla di concreto venga fatto. Di fronte a questa situazione secondo lei sono sufficienti l'inchiesta amministrativa in corso, oltre a naturalmente le indagini della Magistratura, o bisogna fare qualcosa di più?

Anch'io come molti cittadini sono stupefatto da questa situazione che non si sblocca. A parole si sentono dichiarazioni di assunzione di responsabilità, nei fatti tutto va sostanzialmente avanti come prima, senza che nessuno venga fattivamente messo davanti alle proprie responsabilità.

Detto ciò ribadisco che non ritengo che una commissione parlamentare d'inchiesta permetterà di arrivare al risultato voluto, ma come detto aggiungerà solo un'altra voce di costo e un ulteriore elemento di battage mediatico. 

Gli strumenti da impiegare a mio avviso sono i due già operanti, vale a dire l'inchiesta amministrativa e gli accertamenti della Magistratura. Eventualmente a ciò si potrebbe aggiungere un'inchiesta esterna, fatta da un soggetto indipendente e con le necessarie competenze in ambito di inchieste.

 

Crede che abbia avuto influenza sulla decisione del Gran Consiglio di procedere con la Commissione parlamentare d'inchiesta  l'eco mediatica suscitata in particolare dall'inchiesta di Aldo Sofia andata in onda nella trasmissione Falò della Rsi?

Sicuramente. Queste sono operazioni di visibilità mediatica, oltre a "piani occupazionali" per deputati che incassano la diaria. Oltre a questo c'è ben poco.

 

Lei ha seguito la vicenda Argo1 anche in qualità di direttore del Mattino della Domenica. Il domenicale che dirige sulla vicenda ha pubblicato anche articoli che invitavano ad evitare un eccessivo giustizialismo sulla vicenda. D'altra parte anche gli attacchi al Consigliere di Stato a capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Paolo Beltraminelli non sono certo mancati. Qual è la posizione della Lega a tal proposito?

La posizione della Lega andrebbe chiesta al capogruppo in Gran Consiglio, Daniele Caverzasio. 

Quello che posso dire è che ci vogliono delle sanzioni concrete nei confronti di chi ha sbagliato, ma rimanendo nel limite dei fatti accertati, senza "gonfiare" ad oltranza il caso, che oramai sembra occupare l'intero spazio del dibattito politico. Sembra che sia l'unico problema del dipartimento. Per rimanere sempre in tema Dss, ad esempio, fa un po' specie che non si parli più dell'ennesimo aumento ingiustificato dei premi di cassa malati, una situazione che va a toccare direttamente le tasche dei cittadini e che si protrae da decenni. 

Evidentemente sono contrario a qualsiasi tentativo di insabbiamento. Trovo però anche inadeguato "gonfiare" una situazione al di là delle sue reali dimensioni. Il rischio è che alla fine si generi l'effetto opposto a quello desiderato. Se la popolazione dovesse ad un certo punto pensare che il Dipartimento in questione e il suo direttore siano oggetto di un accanimento esagerato, alla fine prevarrebbe il sentimento di insofferenza verso la vicenda e ciò porterebbe a pensare che sia meglio chiudere il caso. A questo punto davvero non si farebbe più nulla.

 

Cambiamo argomento. La Lega ha annunciato che Attilio Bignasca avrebbe lasciato il ruolo di coordinatore del movimento il 31 ottobre. Siamo al 2 novembre. Avete trovato un nuovo coordinatore o Attilio Bignasca rimane in carica?

Attilio Bignasca ha confermato che ha lasciato il ruolo di coordinatore il 31 ottobre. Il passo è stato fatto. Personalmente non penso che sia necessario avere un coordinatore già dal primo di novembre. Ci si può prendere il tempo per riflettere e decidere che tipo di conduzione dare alla Lega.