"L'oro del futuro deve rimanere a chi lo produce"

"L'oro del futuro deve rimanere a chi lo produce"

Settembre 12, 2018 - 21:28
Posted in:

Ieri il direttore del centro di ricerca IBM a Zurigo era ospite della Fondazione Möbius per parlare della storia dell'azienda Statunitense.

Un'azienda nata come produttrice di macchine da lavoro, la International Business Machines Corporation  (ha prodotto anche affettatrici e bilance) oggi è una delle principali compagnie attive nell'ambito IT (Information technologies).

A parlare della storia della IBM ieri a Lugano, invitato dalla Fondazione Möbius, nella conferenza moderata da Alessio Petralli, era Alessandro Curioni, direttore del centro di ricerche IBM a Zurigo, il primo fuori dagli Stati Uniti per IBM. La storia dell'IBM parte negli Stati Uniti a fine Ottocento, con la produzione delle schede perforate per i cenismenti Usa, una delle prime forme di immaganizzazione dei dati. Passando per le macchine da scrivere e poi la prima scheda di memoria (meccanica, grande come un armadio), la svolta arriva con la produzione del primo mainframe, il primo calcolatore elettronico, negli anni '60. Da li a poco, nel 1969, i supercalcolatori IBM saranno utilizzati per calcolare le traiettorie dei razzi per lo sbarco sulla Luna.

Altra importante data, il 1971, con la creazione del primo floppy disk, che ha permesso di rendere il software trasferibile dall'hardware.

E proprio sul software, che si è aggiunto progressivamente alla produzione di macchine, l'IBM ha proseguito il suo percorso aziendale, non senza passare anche da momenti difficili. All'IBM si può ascrivere anche la "democratizzazione" dei computer. "Non siamo stati i primi, e nemmeno quelli che avevano il prodotto migliore, ma siamo quelli che hanno fatto la rivoluzione", ha detto Curioni. Per garantire un prodotto in grado di essere venduto a 1'100 dollari, ha spiegato il ricercatore, l'IBM ha dovuto "aprirsi" e acuqistare le componenti da chi le produceva meglio e al minor costo. Ma proprio l'esplosione del personal computer porterà l'IBM a una grande crisi nei primi anni '90, tando da rischiare la chiusura. Con l'apertura ad altri prodotti, non più basati sull'hardware, ma sul software e sui servizi, l'azienda riuscirà a risollevare le proprie sorti. Nel 1997 dai laboratori IBM uscirà poi Deep Blue, il computer che battè il campione del mondo di scacchi David Kasparov. Oggi l'intelligenza artificiale ha fatto ancora passi avanti. È recente  la creazione da parte di IBM una macchina in grado di sostenere un dibattito su un argomento anche complesso con un essere umano.

Nota di colore, forse utile al dibattito "nostrano", Curioni ha spiegato come, nel 1956 una delle ragioni principali che hanno portato nel dopoguerra IBM ad aprire il suo primo centro di ricerca estero a Zurigo è stata l'imposizione da parte inglese (un'altra delle possibili scelte) di assumere una parte di personale locale. Ma paralndo di tecnologia il dibattito non poteva che affrontare il tema dei dati e della loro protezione, tema "osservato speciale" oggi dopo gli scandali che hanno coinvolto Facebook e Cambridge Analytica. "I dati sono l'oro del futuro e dovrebbero rimanere in possesso di chi li produce", ha detto Curioni. Se Google e Facebook guadagnano monetizzando il loro marketing basato sui dati, raccolti più o meno con la consapeevolezza degli utenti, IBM ha un modello di business diverso, ha detto il ricercatore: i dati, e il profitto che si trae da essi, devono rimanere a chi li produce. Più in generale, ha sostenuto Curioni, la tecnologia deve aiutare l'uomo e non essere una minaccia per esso e le sue attività. Un discorso che che vale anche per l'intelligenza artificiale su cui oggi aleggia il timore che lo sviluppo dell'automatizzazione e delle "macchine intelligenti" porti alla scomparsa di posti di lavoro.