Mamma, mi si è ristretta la sinistra. Come dimezzare i voti, senza accorgersene

Mamma, mi si è ristretta la sinistra. Come dimezzare i voti, senza accorgersene

Marzo 05, 2018 - 12:15
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Da Occhetto a Renzi, la parabola della sinistra italiana, che a questa tornata fa un tonfo a livelli mai visti prima.

Nella notte degli "Oscar" hollywoodiani, il centrosinistra e la sinistra, per parafrasare un famoso film, hanno perso l'aereo. Ma la pellicola che si è vista stanotte, non è film comico, bensì drammatico.
Il PD, partito democratico, è in uno stato di default. Nato nel 2007 per governare e "mangiarsi" i piccoli ramoscelli dell'Ulivo, si fermò, nel 2008, guidato da Veltroni, sotto la soglia del 35%, trasformando il "kennedyano" Veltroni nel leader della sconfitta.
Cinque anni dopo, il povero Bersani fu criticato da tutti i suoi compagni di partito per aver portato il PD ad essere votato "solo" da un quarto degli elettori italiani (da non dimenticarsi che il più acerrimo critico di Bersani era l'allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che non vedeva l'ora di "licenziare" Bersani da segretario del partito, per poter lui stesso "scalare" il vertice del PD).
Presa la segreteria del PD con il plebiscito delle primarie in cui ha asfaltato i concorrenti Cuperlo e Civati, il "fonzie" d'Italia Matteo Renzi ha detto all'allora Premier Enrico Letta "stai sereno", per dopo manco qualche settimana sfrattarlo da Palazzo Chigi, in modo da poter diventare lui il premier della provvidenza.
A suon di "job act", "80 euro in busta paga", "Italicum", ecc, governa la Repubblica italiana, incassando alle elezioni europee del 2014, quasi il 41% dei voti, superando qualsiasi exploit elettorale di Berlinguer ed eguagliando il risultato della Dc di Fanfani.
Incoronato Re dagli elettori, Renzi ha tirato dritto e ha messo mano alla Costituzione italiana, proposto l'abolizione del Senato, riformato la legge elettorale, ... . Fino al 4 dicembre 2016, quando come un qualsiasi "Schettino" si "schiantò" contro il No al referendum costituzionale. È vero che già le regionali del 2015 mostrarono i punti deboli del PD, perdendo malamente la sfida per la presidenza del Veneto, dove un'improbabile candidata come Alessandra Moretti, rimase al palo!
Ma il 4 dicembre 2016 per il "fonzie d'Italia" ci fu la disfatta, perdendo male il referendum contro la sua riforma costituzionale. Renzi perse il Governo, lasciando Palazzo Chigi all'ex demoproletario Gentiloni. Ma Renzi si tenne stretto la guida del PD, liberandosi di quella zavorra rappresentata dai vari Bersani, D'Alema, Speranza, ecc.
Proprio liberandosi dei "gufi" come Bersani, Renzi aveva un partito a sua immagine e somiglianza e più nessuno che lo ostacolasse nella sua idea di modernità e rottamazione.
Ma se poi la modernità è "Banca Etruria", tanto cara alla famiglia di Maria Elena Boschi, è chiaro che forse qualcuno inizia a rimpiangere i "rottamati" dal renzismo.
Infatti i "rottamati" si sono radunati in "Liberi e Uguali" (LeU). Sognavano, dopo il risultato del referendum costituzionale di contare ancora qualcosa e invece... . Dopo che pochi mesi fa si sono ritrovati a Roma per nominare Pietro Grasso come leader del cartello elettorale (e noi avevamo già scritto che questa non era una scelta azzeccata, mettere "l'anti-Ingroia" sulla trattativa Stato e Mafia alla guida di un cartello elettorale di sinistra, non era preludio di un vero cambiamento, leggi qui), qualcuno degli scissionisti del PD sognava un risultato a doppia cifra. E invece, nella notte la doccia fredda: LeU per pochi decimi di percentuale supera la soglia di sbarramento del 3%, facendo peggio sia di Sel  del 2013 (che è uno dei tre soggetti partner del cartello elettorale di LeU), che della lista "Arcobaleno" del 2008. Mica male come fallimento!
Se si tiene presente che Liberi e Uguali è composto da Sel di Vendola e Frattoianni, di "Possibile" di Elly Schlein e Pippo Civati e Mdp degli scissionisti D'Alema e Bersani, che può contare fra i suoi sostenitori (e candidati) entrambi i presidenti dei due rami del Parlamento, ovvero la Boldrini presidente della Camera e Piero Grasso presidente del senato. Ma non solo. Ben tre presidenti di regioni, ossia Enrico Rossi presidente della regione Toscana e Vasco Errani già presidente della regione Emilia Romagna, oltre l'ex presidente della regione Puglia Nichi Vendola; ben due ex segretari nazionali del PD, ovvero Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani (che è stato anche il massimo dirigente della più importante organizzazione di massa europea, la Cgil, che con i suoi 5 milioni di iscritti è la più grande associazione del continente!); un ex presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D'Alema, ... . Con tanto personale politico, con così tanti vip e personalità, LeU ha rischiato di non superare la soglia di sbarramento del 3%. Sorprendente! È una sconfitta netta e totale!
Il 19% del PD è altrettanto una sconfitta secca e senza appello. Il Pds dello "sconfitto" Occhetto nel 1994 veleggiava su numeri elettorali ben superiori, come i Ds "dell'antipatico" D'Alema nella seconda metà degli anni '90. I Ds di Veltroni nel 2001 hanno raggiunto la soglia del 20% (davanti ad una vittoria travolgente di Berlusconi!) e conquistando il sindacato in città importanti come Napoli, Torino e soprattutto Roma (dove proprio Veltroni divenne sindaco). Il PD fa meno dei Ds, nonostante nasca dalla fusione di quest'ultimi con la "Margherita" di Rutelli, Letta, Bindi, ... che comunque facevano un 10% abbondante.
Il PD è passato dal "partito della Nazione" del 2014, a "partito del fallimento" nel 2018, totalmente irrisorio nel futuro panorama. Nel sud d'Italia, più nessuno se lo fila (consegnando il meridione al M5S) e al nord è sempre dietro (tranne in Alto Adige) alla Lega e Forza Italia. E nella sua roccaforte del centro d'Italia è sempre più insidiato dal Movimento 5 stelle (soprattutto sulla sponda adriatica), e dalla Lega/Forza Italia (soprattutto sulla sponda tirrenica).
Renzi voleva liberarsi della "zavorra" di Bersani e D'Alema per allargare la propria base elettorale e trasformare il PD in un partito maggioritario, capace di unire i moderati presenti nell'ex Ulivo e i moderati dell'ex Popolo delle Libertà. Voleva un partito sul modello "balena bianca" come la Dc di Fanfani di antica memoria, ma che fosse gestito come il Psi craxiano dell'epoca del congresso dell'Ansaldo, dove l'articolazione interna del partito, sia ridotta ai minimi termini e che nei posti chiave vi siano solo degli "yesmen", timorosi del capo supremo. Al posto delle "ballerine e nani", c'erano la Boschi e il Lotti (e forse anche Rino Formica rimpiange i nani e le ballerine) e tanto per non farsi mancare nulla i "mariuoli" sono stati "sostituiti" dai vertici della banca Etruria.
Adesso la "balena bianca" è stata soppiantata da un cumolo di macerie e l'analogia fra la fine (politica) di Craxi che con sé portò alla fine anche il centenario Psi e la fine (politica) di Renzi, potrebbe dimostrarsi mortale per il PD. E se fosse così, tutti si daranno a creare "cose" tanto per rivivere l'ebbrezza della bolognina, proclamando processi di unità delle sinistre, ma agli elettori probabilmente non interesserà più di tanto. Altro che Leopolda, qui ci vuole un bagno di umiltà e capire se la sinistra ha ancora una ragione d'esistere. Forse no. Ma sicuramente l'autoreferenzialità non porta da nessuna parte, se non alla sconfitta