Marco Brignoli, un "Sancho" dei giorni nostri

Marco Brignoli, un "Sancho" dei giorni nostri

Aprile 02, 2018 - 18:20
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Socialista, comunista, "no Tav". Un "Sancho" dai grandi ideali.

Le vittime della frana in val Vigezzo dove hanno trovato la morte i due coniugi di Minusio sono Marco Brignoli (e non Marco Scolari come erroneamente riportato dalla giornalista Carlotta Rocci su Repubblica.it) e sua moglie Elena Maria Ausilia Scolari.
Marco Brignoli è stato, come ha ricordato La Regione, candidato al  Consiglio di Stato e al Gran Consiglio nel 2015 per la Lega Sud di Milan Danti (per poi ritirare la sua disponibilità da quella lista), ma il suo interessamento alla politica nasce da molto prima.
Infatti Marco Brignoli, si avvicina alla fine degli anni '90 al Ps Ticino presieduto da Anna Biscossa, per poi diventare uno dei 10 ticinesi membri dell'Assemblea dei delegati del Pss dal 2000 al 2004. Dal 2004 al 2008 diviene addirittura uno dei "4 moschettieri" che coadiuvano Manuele Bertoli alla presidenza del partito cantonale, ovvero ricopre la carica di vicepresidente cantonale del Ps Ticino (e non di vicesegretario come scritto da La Regione), assieme ad Adriano Agustoni, Damiano Bozzini e Pelin Kandemir Bordoli. Profilo anomalo quello di Brignoli nel Ps Ticino: Infatti la sua carriera professionale si era sviluppata fra informatica e finanza, divenendo un dirigente della Ernest&Young di Lugano, dove arrivò a ricoprire incarichi molto importanti fino ad essere il numero due della società di revisione.
A Minusio per diversi anni ha pure ricoperto la carica di presidente sezionale del Ps.
Poi verso il 2010 il cambiamento radicale di vita. Allontanamento dal Ps Ticino (dopo il 2008 lasciò gli incarichi cantonali) e cambiamento di lavoro, dedicandosi all'agricoltura e all'allevamento in val Verzasca.
Nel 2012 si era avvicinato al Pc, partito comunista di Massimiliano Ay e aveva seguito i movimenti di opposizione all'alta velocità ferroviaria come quello della Val di Susa (i cosiddetti "No Tav"). Infine come già citato il fugace sostegno al progetto della Lega Sud, per poi ricredersi.
Brignoli in questi 20 anni passati in politica non è mai passato come persona ambiziosa o con smania di carrierismo, basso profilo e grandi ideali, mai sopra le righe e toni sempre concilianti.
Marco Brignoli è stato in un certo senso un "Sancho Panza" dei giorni nostri, che ha incontrato spesso dei pessimi "don Chisciotte".
Nel suo primo intervento al comitato cantonale del Ps Ticino a cavallo fra gli anni '90 e i 2000, Brignoli invitava la presidente Anna Biscossa a "dissotterrare l'ascia di guerra" per portare il Ps Ticino ad avere una linea meno filogovernativa. Nel 2002 ad un'assemblea dei delegati del Pss è stato cofirmatario di una risoluzione che criticava in modo deciso e netto l'organizzazione del Wef a Davos (siamo negli anni delle manifestazioni dei "No Global" contro il summit di Davos), per poi ritrovarsi nel 2012 a "fare da zio" (più per ragioni anagrafiche che altro) a casa Gaby a Locarno ai giovani comunisti, dove poteva condividere uno spirito conviviale nel giardino di casa Gaby, parlando di Corea del Nord (e possibili relazioni di cooperazione), No Tav e Palestina (intercalando le conversazioni con qualche riferimento all'arte di Giorgio De Chirico) con militanti di 30 anni più giovani di lui e senza mai "far ombra" al leader del partito Massimiliano Ay. Infine lo si ritrovò a Melide nel 2014, alla festa nazionale del 1 agosto, in cui l'ospite era Johann Schneider-Amman, a manifestare con il movimento che rivendicava opposizione al frontalierato e a difesa del mercato del lavoro per gli indigeni, preludio di quella virata verso quelle imprese politiche, velocemente abortite come la Lega Sud.
Marco Brignoli è morto con la sua inseparabile moglie Elena, donna minuta che spesso l'accompagnava in tutte le sue imprese, politiche e non.
Agli amici, parenti e compagni d'avventura delle molteplici iniziative politiche, Ticinotoday esprime il proprio sentimento di cordoglio.