Mario Postizzi: "ora l'OSI ha un futuro, ma lottiamo ancora con le cifre"

Mario Postizzi: "ora l'OSI ha un futuro, ma lottiamo ancora con le cifre"

Maggio 24, 2018 - 16:20
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Martedì l’Orchestra della Svizzera Italiana presentava il programma della stagione concertistica 2018/2019, annunciando anche il proseguimento della collaborazione con il direttore principale dell’orchestra Markus Poschner. Abbiamo intervistato Mario Postizzi, nuovo presidente della Fondazione per l'orchestra della Svizzera Italiana.
 

Mario Postizzi, lei ha assunto la presidenza del Consiglio della Fondazione per l'Orchestra della Svizzera italiana (OSI) in un momento di grande cambiamento. Quale clima si respira oggi nell'OSI?
Il clima è ottimale. Il problema è che la struttura è formata da una parte stabile e da una parte volontaria. Io faccio parte di questa parte volontaria e naturalmente l'impegno di tempo a favore del futuro dell'OSI non è indifferente. Ricopro anche la carica di presidente dell'Associazione Amici dell'OSI, che è il perno e la vitalità dell'orchestra. Credo che il primo appello che si debba fare è a sostegno di questa associazione.

Il 2018 ha visto la disdetta della convenzione con la SSR, con la perdita del relativo contributo, mentre è arrivato, per i prossimi quattro anni, il contributo di Banca Stato di 350’000 franchi annui. Ora il futuro dell’OSI, che era a rischio, è assicurato?
Se si intende il proseguio dell'attività artistica e culturale dell'Orchestra nei prossimi anni, sì, è assicurato. Ogni anno dobbiamo però "lottare con le cifre". I costi di un'"azienda culturale" come l'OSI non sono indifferenti. Dobbiamo cercare di allargarci verso il settore privato, ma non è cosa facile di questi tempi, dato che l'economia langue. Non tutte le banche che c'erano negli anni passati ci sono ancora.
Credo che il punto fondamentale sia fare in modo che i nostri musicisti e il nostro direttore siano talmente bravi da attirare e "sedurre" il pubblico e fare in modo che le sale siano piene.

Quale è stata la rispondenza dei privati finora?
È stata buona. Probabilmente va migliorata l'informazione verso il privato. Dobbiamo far comprendere anche l'importanza della parte che rimane un po' più "sommersa" rispetto alla programmazione concertistica: l'aiuto ai giovani e alle famiglie, i concerti per i bambini, le attività rivolte alle scuole. Senza l'OSI e, aggiungo, senza il Conservatorio, in Ticino non potremmo permetterci di avere un'orchestra sinfonica.

Per quanto riguarda i contribuiti delle istituzioni pubbliche vi sono state evoluzioni?
Abbiamo un aumento del contributo da parte del Canton Grigioni. Dai comuni della fascia del Luganese abbiamo avuto un finanziamento annuo di 160'000 franchi. La Città di Lugano ha ampliato il suo finanziamento di altri 150'000 franchi.
Il mecenatismo privato sta per ora iniziando, ma potrebbe avere in futuro degli spiragli promettenti. Come detto però, nella migliore delle ipotesi arriviamo in pari o leggermente sotto ai costi. Bisogna fare di necessità virtù e ingegnarsi a garantire un’organizzazione perfetta, rinunciando magari a qualche aggiunta di maggiore eco.

Lei nella conferenza stampa ha parlato di "azienda culturale". Sono previsti dei cambiamenti nelle modalità di gestione aziendale dell'OSI?
Ci stiamo provando. Dobbiamo trovare il modo migliore di amministrare l'organizzazione aziendale dell'orchestra in questi mesi e in futuro. La nostra direttrice, Denise Fedeli, è bravissima e vorremmo si dedicasse maggiormente al lato artistico, e dunque trovare persone che possano rafforzare il comparto della gestione contabile e amministrativa.

In molte organizzazioni culturali si ha un direttore artistico affiancato da un direttore amministrativo/operativo. Si andrà in questa verso questa impostazione?
È vero. Dobbiamo però anche tenere presente i conti. Non possiamo potenziare eccessivamente un settore a scapito dell'altro. Dobbiamo cercare di organizzarci meglio, anche tenendo in considerazione l’importante e impegnativo lavoro volontario che contraddistingue questa realtà.