Mario Timbal: missione compiuta. Ora bisogna pensare al business model dell'era digitale

Mario Timbal: missione compiuta. Ora bisogna pensare al business model dell'era digitale

Agosto 16, 2017 - 22:00
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Dopo dieci anni di direzione operativa del Locarno Festival Mario Timbal andrà a lavorare in Francia. In occasione dell'assemblea del Festival dello scorso lunedì (vedi qui) Timbal ci ha stilato un bilancio dell'evoluzione del Locarno Festival in questi anni e ci ha detto quali sono, secondo lui, le sfide future del Pardo.

Mario Timbal, dopo dieci anni lascia il Festival in ottima salute. Quest'anno è stato l'anno dell'inaugurazione di importanti strutture come il Gran Rex e la Casa del Cinema. Ha qualche rimpianto?
No. Quest'anno sono giunti a conclusione questi grandi progetti, su cui noi e i nostri partner lavoriamo da anni. Nessun rimpianto dunque, anzi. Quando sono arrivato 10 anni fa il Ticino e il Locarnese erano meno vicini al Festival. Questa è stata una grande preoccupazione. Negli anni passati abbiamo avuto attacchi durante il Festival e sulla Casa del Cinema si è rischiato un referendum. Tutto questo avrebbe potuto essere un rimpianto, se non si fosse raggiunto un rapporto migliore con la realtà che ospita il Festival. Abbiamo lavorato molto per essere più vicini al Ticino e per far percepire il Festival più "ticinese" ai ticinesi. Credo che quest'anno questo sia avvenuto. In caso contrario questo avrebbe potuto essere un mio grosso rimpianto, ma non è così.
 
 
Lei è stato di fatto il secondo direttore operativo del Festival. Questa carica è stata voluta dal presidente Marco Solari, che gli ha dato una centralità e anche una presenza sui media che prima questo ruolo non aveva. Non era riconoscibile. Quanto è importante questo ruolo per il Festival?
Prima non era riconoscibile anche perché era un compito svolto direttamente dal presidente. Oggi la sua importanza è sempre più grande. L'evento è cresciuto attorno al cinema. Sono molte le attività che si sono affiancate alla proiezioni. Un direttore artistico con un evento di queste dimensioni non può più avere il controllo di tutto. Questo modello di organizzazione permette dunque da un lato al direttore artistico di concentrarsi unicamente sui contenuti, e dall'altro permette al Festival di avere una visione più professionale e più manageriale dell'evento.
Io sono arrivato al Festival quando questo aveva un budget di 8,6 milioni di franchi. Quest'anno mettendo assieme il Festival, la Rotonda e il Garden La Mobiliare arriveremo ai 15 milioni. È una dimensione che va curata in modo molto più professionale. Inoltre avere una doppia direzione rafforza il Festival, dando continuità, a meno che entrambe le figure cambino lo stesso anno, ma è difficile. I direttori artistici, giustamente, cambiano con una certa regolarità. Avere un'operatività forte, che non dipenda da loro, è sicuramente un grosso vantaggio.
 
 
Il presidente Marco Solari, durante l'assemblea, ha detto, seppur bonariamente e con affetto, che il Festival è diventato un "mostro" (nel senso di gigantesco). In passato la Rotonda, il Garden, venivano organizzati da associazioni o organizzazioni separate dal Festival. Non vi siete ingranditi un po' troppo, soprattutto in quello che non è il "core business" del Festival, ovvero il cinema?
Bisognerebbe definire quanto è il troppo. `La nostra è stata un'espansione all'interno di una strategia ben precisa. Questa espansione non ha toccato in alcun modo la parte "sacra" del Festival, ovvero la parte artistica, ma anzi, è funzionale ad essa. È funzionale per quanto riguarda le risorse finanziarie, dato che dà un maggiore potenziale di ricavo, da investire poi nella programmazione.
Inoltre segue un trend generale degli eventi. Oggi le persone possono vedere i film digitalmente su qualsiasi dispositivo. Le sale perdono spettatori, gli eventi invece ne guadagnano. Oggi lo spettatore cerca un'esperienza globale, più ricca del solo contenuto, oltre a contenuti unici e in prima visione, senza i quali saremmo finiti.
Non penso che questa espansione sia andata a rubare degli spazi ad altri. Abbiamo integrato molte realtà: per la Rotonda e il Garden sono oltre 80 le persone che hanno affittato gli spazi e hanno potuto svolgere le loro attività. È chiaro che uno sviluppo più organico delle attività del Festival e delle attività di intrattenimento permette un maggior coordinamento e una minore "cannibalizzazione". Quasi tutto il pubblico della Rotonda vi partecipava già prima, semplicemente ora la Rotonda rientra sotto il cappello di un'organizzazione più grande e che diventa sempre più professionale.
 
 
Noi proprio in conclusione della 70esima edizione abbiamo intervistato Mariano Morace (leggi qui), uno dei critici cinematografici più affezionati di questo Festival. Morace ha sottolineato l'importanza dell'apertura della Casa del Cinema, ma ha anche sollevato il problema che questo contenitore, durante l'anno, dovrà essere riempito. Anche oggi, in assemblea (leggi qui), il regista Erik Bernasconi è intervenuto proprio a questo proposito. Queste strutture avranno un buon funzionamento durante il Festival, ma poi nel resto dell'anno faranno fatica ad "entrare a regime"?
Questo lo si vedrà. È chiaro che la realizzazione di queste strutture è solo l'inizio del progetto. Sarebbe un grave errore pensare che ora che ci sono queste infrastrutture il progetto è finito. Ma a questo proposito mi sembra che la Città di Locarno, che è stata promotrice della costruzione della Casa del Cinema, abbia delle idee molto chiare.
Il Festival ha un'unione di luogo e di tempo fondamentale. Non ci saranno mai due o tre Festival all'anno, o un Festival per tutto l'anno. Questo per noi è molto chiaro. Il Festival può però espandere le sue attività sul territorio. Lo sta facendo da anni e continuerà a farlo. La Casa del Cinema, che doveva essere un aggregatore delle realtà dell'audiovisivo in Ticino, è una piattaforma formidabile. Cercare di creare un polo dell'audio-visivo, avendo un Festival Internazionale in casa, offre molti vantaggi. Il Festival è però alla fine della catena. Noi abbiamo un mandato chiaro da parte dell'assemblea dell'associazione e dai finanziatori, che è quello di organizzare un Festival. Non possiamo fare noi la politica culturale e del cinema del Ticino e della Svizzera. Il Festival rimane però aperto a qualsiasi forma di collaborazione arricchente.
 
 
Con i progetti di cui si era parlato qualche anno fa, come quello proposto dall'ex direttore del Festival Marco Müller, a che punto si è arrivati?
Le cose si stanno muovendo. Ad occuparsene è la Palacinema SA. È stata costituita una commissione con personalità sicuramente competenti, che potranno apportare esperienza e idee a questi progetti, per riprendere il filo del discorso iniziato con il gruppo di lavoro guidato da Marco Müller.
 
 
Quali saranno nei prossimi anni le sfide più importanti per il Locarno Festival?
Bisognerà consolidare la grossa crescita che abbiamo conosciuto in questi anni. Siamo riusciti a gestirla senza scossoni negativi, ma dobbiamo ottimizzare gli strumenti creati per quanto riguarda le infrastrutture e le iniziative.
La sfida più grande, e che non possiamo governare, è quella degli alberghi. In queste settimane le strutture alberghiere hanno raggiunto praticamente la piena occupazione. Questo ci preoccupa, sia dal punto di vista della quantità che della qualità degli alberghi, che non progredisce come vorremmo.
C'è poi la sfida che accomuna tutti i festival: dove andrà il cinema, cosa succederà alla catena di produzione e di distribuzione del cinema e come si posizioneranno i festival di fronte a questi cambiamenti. Il fatto che anche le nuove piattaforme online come Netflix, di cui quest'anno avevamo in Piazza Grande un film, lavorino con i festival, lascia ben sperare. È però un momento abbastanza liquido, dove bisogna essere molto attenti a reagire alle tendenze e ai cambiamenti del mercato.
 
 
E la svolta digitale, a cui Solari ha più di una volta accennato, su cosa sarà focalizzata?
Al momento il Festival è già digitale. Quello che non è ancora cambiato, sul piano operativo, sono i business model. Non basta avere le tecnologie: già oggi il cinema è digitale, sono anni che non abbiamo più nuovi film in pellicola. Senza un database che governi la nostra comunicazione digitale non potremmo organizzare il Festival. Il punto è capire come queste strutture vadano rese più dinamiche e agili per reagire ai trend e ai bisogni del pubblico, dei partner e dei professionisti che ruotano attorno al Festival.
 
E il futuro professionale di Mario Timbal invece dove sarà?
Verrà annunciato nelle prossime settimane. Mi trasferirò in Francia, dove lavorerò per un'istituzione culturale. 
 
 
Vi sono progetti di collaborazione futura con il Festival di Locarno?
Al momento no. Rimarrò sempre un amico di Locarno e sicuramente verrò a Locarno il prossimo anno. Sarà strano essere uno spettatore. Rimarrò sempre a disposizione però, nel limite del possibile, per aiutare questo Festival. Lavorare per un festival, soprattutto in una posizione come quella che ho ricoperto io, è più di un lavoro. Io l'ho vissuta sempre quasi come una missione.