"Maschilismo ed omofobia vanno di pari passo"

"Maschilismo ed omofobia vanno di pari passo"

Maggio 25, 2018 - 16:16
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Intervista a Marco Coppola, consulente di Zona Protetta, fra gli organizzatori del Pride di Lugano. Coppola era presente lo scorso martedì a Lugano per parlare in occasione di un evento (vedi qui) di Amnesty International dedicato al tema della discriminazione omofoba e dei diritti delle persone LGBT. 

 

Marco Coppola, in occasione della conferenza di Amnesty International dello scorso 22, maggio lei ha sostenuto che l'omofobia si manifesta maggiormente nei Paesi e nelle realtà con una cultura maschilista. Come argomenta questa relazione?
Vi sono diverse ricerche che evidenziano questa correlazione, anche, per quanto riguarda il Ticino, quelle condotte da Zona Protetta. Avere ruoli di genere rigidi, ovvero ritenere che essere maschi o femmine comporti di per sé avere determinate caratteristiche, porta alla conseguenza che tutto ciò che non asseconda questa convinzione venga stigmatizzato. L'ideale maschilista del uomo superiore alla donna, che ha forza, il coraggio e capacità superiori, che non deve esprimere le proprie emozioni, è un'invenzione culturale. Le culture di tutti i tempi e i luoghi della Terra sono differenti fra loro e presentano questi ruoli in modo diverso. Più questi ruoli sono socialmente forti e più chi si ritiene li violi, come nel caso delle persone omosessuali, che non sono attratte dal sesso opposto, non rispettano il criterio della riproduzione eterosessuale, e spesso sono rappresentate, nel caso del gay maschio,  in modo più femminile e meno aderente alle caratteristiche sopracitate, viene discriminato.

Quanto conta l'aspetto della religione in questa dinamica?
Vi sono delle differenze fra le religioni. Le grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Islam ed Ebraismo, hanno una radice patriarcale maschilista. Più sono presenti e più diventano fanatiche, con un pensiero di genere unico e senza pluralità di visioni, più il maschilismo è presente, e con esso anche l'omofobia.

Fra qualche giorno si terrà per la prima volta, a Lugano, il gay Pride nazionale in Ticino. Che evoluzione ha avuto il movimento associativo del mondo omosessuale in Ticino negli ultimi 20 anni per arrivare ad organizzare questo appuntamento?
Sicuramente la situazione nel tempo è migliorata in primis nella società in generale, anche grazie allo sforzo delle associazioni nella Svizzera Italiana. Certamente la sinergia fra queste associazioni si è rafforzata con il tempo e ha permesso oggi di affrontare una sfida che, al di la del tema, è anche organizzativa. Nell’arco di una settimana l’evento ospiterà migliaia di persone. Le associazioni lottano per gli ideali che le animano, ma d'altra parte sono fatte di persone che possono mettere a disposizione le loro competenze professionali o di volontari. È questo insieme di persone che rende possibile realizzare questo evento.

Nel 2006 le Camere federali hanno approvato le unioni registrate. Oggi qual è  la nuova frontiera di rivendicazione di diritti da parte del vostro movimento?
È il principio della democrazia, che è quello dell'uguaglianza fra tutti i cittadini e le cittadine. Nella pratica, altrimenti si rischia di rimanere su concetti altisonanti, ciò significa avere le stesse opportunità e le stesse tutele degli altri e delle altre: il matrimonio ugualitario, la possibilità di adottare bambini, le tutele contro le discriminazioni. Non solo contro le perone LGBT, ma di tutte le minoranze che vengono in qualche modo avversate. Sono necessarie una serie di tutele legislative e uno sforzo politico sociale per fare in modo che i fenomeni d'odio diminuiscano.

Negli ultimi 15 anni abbiamo avuto sui nostri schermi, soprattutto per quanto riguarda le serie televisive, la presenza di personaggi gay o lesbiche, protagonisti di importanti produzioni come “Grey's Anatomy”, “Le Regole del Diritto Perfetto”, “Brothers and Sisters”. Quanto questo ha influenzato la società?
Penso molto. Credo che sia la stigmatizzazione come la soluzione ad essa non riguardino mai un solo soggetto, siano esse le associazioni, lo Stato o la scuola. Riguardano tutti.  Un mezzo che permette la comunicazione fra le persone ha sicuramente un potere molto forte, sia in positivo che in negativo. Il fatto che le produzioni internazionali abbiano voluto progressivamente trattare sempre di più questo tema ha sicuramente influenzato, perlomeno le giovani generazioni, postando a dei cambiamenti positivi in termini di consapevolezza e di conoscenza di questi temi.

Dopo il Pride di Lugano, quale sarà il prossimo obiettivo che vi darete?
Non lo sappiamo ancora. Siamo completamente concentrati sulla buona riuscita della settimana del Pride e della parata del 2 giugno in particolare. Dopo di ciò faremo un bilancio e vedremo cosa accadrà dopo.

La polemica sollevata da Helvetia Christiana potrebbe rappresentare un problema?
No. Siamo su posizioni e valori fondanti evidentemente opposti. Noi crediamo nella libertà e nel rispetto reciproco, in azioni che non sono mai contro qualcuno, ma sono a favore di qualcosa per tutti e tutte.
D'altra parte ciò fa parte dei motivi per cui il Pride viene realizzato. Se non ci fossero dei pregiudizi e forme di espressione pubblica di questi pregiudizi, forse il Pride avrebbe meno senso. Invece lo ha, perché questi pregiudizi ci sono ancora.