Meglio Berlusconi dei 5 Stelle??

Meglio Berlusconi dei 5 Stelle??

Novembre 23, 2017 - 08:00

Oggi il Malleus Maleficarum è dedicato alla politica italiana, che tocca tutti quelli che come me andranno (forse!) anche a votare al sud tra qualche mese.

Berlusconi è di nuovo di moda
Pensate che la politica del Duemila sia veramente cambiata nella testa dei potenti? Vi sbagliate, e ogni volta il padre di Repubblica.it, l’osannato giornalista Eugenio Scalfari torna a ricordarci che non è così. Martedì il giornalista Floris in televisione gli ha chiesto: “Se dovesse scegliere tra Di Maio e Berlusconi per affidare il Paese a uno dei due quale sceglierebbe?” Risposta: “Berlusconi”.
Aspetta aspetta, ti ricordo chi è Silvio Berlusconi: membro della loggia sediziosa P2, corruttore, implicato con la mafia, razzista e sessista, come primo ministro in Italia è riuscito a riabilitare i fascisti, come ben spiega il prof. Aram Mattioli nel suo libro “Viva Mussolini”.
 
La Sinistra suicida
Purtroppo, ce lo ricordava la Guzzanti anni fa in “Viva Zapatero”, la Sinistra è spesso stata la prima colpevole del mantenimento del potere di Berlusconi. Sono peccati originari del Partito democratico, che poi hanno portato all’elezione di Napolitano a presidente della Repubblica (criticatissimo da Franco Cordero), alla nomina di Monti e di Letta a presidenti del Consiglio, al massacro dei diritti dei lavoratori.
Renzi è un’emanazione di questa situazione in cui il popolo della Sinistra, violentato pubblicamente in piazza a Genova nel 2001 senza essere difeso da nessuno, di fronte ad una classe politica impazzita ha deciso di non andare più a votare. D’altronde la crisi democratica in Italia è evidente: c’è un crollo della partecipazione elettorale, dove l’assenza degli elettori di sinistra è palese.
 
5 Stelle, di buoi e di asini
Beppe Grillo non è un santo, in particolare da quando ha giocato con lo spettro della migrazione. Eppure ci sono dei fatti che non possono essere ignorati, in particolare la candidatura di Rodotà a Presidente della Repubblica e di Besostri a Giudice Costituzionale, nonché l’elezione di due donne come sindache delle due capitali d’Italia nel momento più “maschio” della storia politica recente.
Quisquilie? Diciamo che è quanto basta per affermare che chi grida che “Berlusconi è meglio di Grillo” fa la figura del bue che dà del cornuto all’asino.
I 5 Stelle hanno una cosa che gli altri non hanno e che è molto simile a quello che è la Lega da noi in Ticino: negando di essere un partito, si muovono in modo compatto più degli altri partiti. In questo modo riescono ad ascoltare e ad essere inclusivi. Sono un post-partito solo perché apparentemente mandano affanculo le logiche partitiche.
 
Il potere assediato
Prendete la cartina del consenso dei 5 Stelle a Roma: il centro era del Partito democratico, tutto attorno solo i 5 Stelle. Non è un caso che Gentiloni, il premier in Italia, venga proprio da quei quartieri assediati. A Torino era la stessa cosa. D’altronde il Movimento 5 Stelle promette solo due cose: di ascoltare in un modo diverso da come ascoltano gli altri partiti e di fare come dice Beppe Grillo.
E Beppe Grillo ha una storia, questo non lo si può assolutamente dimenticare. Sposato con un’italo-iraniana, si fa portavoce dell’antipolitica da prima di Mani pulite, per poi cavalcare l’elemento ambientalista e di democrazia diretta. Infine è portavoce della rivoluzione tecnologica e post-industriale come programma politico. È un comico, certo, ma non dimentichiamo quello che diceva Antonio Albanese ieri sul Corriere: l’ultimo attore vincitore italiano dell’oscar è Benigni, l’ultimo vincitore italiano del Nobel per la letteratura è Fo, entrambi comici. In Italia il comico è per definizione un elemento portante della società.
 
Non si tratta di essere populisti, ma di essere popolari
Quando ero a L’Aquila a vedere la devastazione del terremoto dialogavo con due giornalisti del Manifesto, gente in teoria di sinistra. Gli chiesi cosa ne pensavano di far votare ai cittadini la decisione se tirare giù la città e rifarla oppure se ristrutturarla. Mi guardarono allibiti: “mica si può lasciare una scelta del genere ai cittadini!”.
Una questione di cui discutevamo a 60 Minuti a fine 2014, con il nostro senatore Abate ricordavamo invece che la politica non dovrebbe mai avere paura dei cittadini. E non avere paura dei cittadini significa stare nei nulcei del consenso, ovvero conoscere con mano i luoghi di aggregazione e disgregazione. Attivismo di base, sacrificio.
 
L’élitarismo della politica italiana
Quello che lega Berlusconi al Partito Democratico – e di conseguenza a Eugenio Scalfari – è anzitutto un’idea elitaria di politica. Una politica che non dovrebbe ascoltare, ma condurre per il tramite di un’oligarchia di “illuminati”. Sono tutte sacrées cazzate, evidentemente.
È importante capire che il grillismo (ma non è molto diverso il nostro leghismo) è anzitutto anti-berlusconismo e anti-élitarismo. Che gli elementi fascisteggianti che aleggiano attorno ai 5 Stelle sono comunque questioni popolane meno fasciste del berlusconismo.
D’altronde la Repubblica italiana non ha mai conosciuto veramente la democrazia. Di sicuro non la ha conosciuta negli ultimi anni, con la caduta uno dopo l’altro dei giornalisti più scomodi alla porta delle elezioni, Gabanelli docet. E con il bel libro “L’affaire Moro” di Sciascia capiamo che in tanti nei decenni si sono chiesti cosa fare di questa disgraziata Repubblica.
Il problema è che oltre alla democrazia, è crollata anche la capacità della politica di stare nei luoghi dell’integrazione. E ora sembra sì che l’unico modo per farsi sentire è urlarlo con le finestre della Satira, che gli unici a proteggerci siano quelli come Crozza e, per l’appunto, Grillo.
 
Con Possibile. E comunque di certo non con Berlusconi
Io non voterò 5 Stelle, sto con il partito Possibile di Civati e della nostra Elly Schlein. Non vincerà le elezioni, ma si tratta di rifondare una realtà politica di sinistra ormai inesistente.
Si tratta di essere solidali, femministi, laici, ecologisti, democratici e internazionalisti (per recuperare le vecchie parole). Ma soprattutto bisogna oggi più di ieri essere inclusivi, attenti alle rivoluzioni digitali, ascoltatori, curiosi dell’approccio al mondo che hanno i giovani, laboriosi, propositivi, dialoganti, positivi, interessanti alla politica internazionale e globalizzata.
Io cerco una via alternativa ad un partito come quello dei 5 Stelle, siccome penso che loro siano troppo identitari e assolutamente troppo verticisti. Ma di sicuro non dirò mai porcherie come quelle di Scalfari: nonostante siano accomunati dall’essenza del far diventare la politica spettacolo, Berlusconi non sarà mai meglio di Grillo.
 
 
Filippo Contarini, Lucerna