Menocchio: un vero libero pensatore

Menocchio: un vero libero pensatore

Agosto 04, 2018 - 17:30

Locarno Festival. Concorso internazionale 2018. Menocchio di Alberto Fasulo è l’unico film italiano del concorso e ripercorre la storia del mugnaio Domenico Scandella che nel XVI secolo professò idee reputate eretiche dalla Chiesa Cattolica. 

 

Il film di Fasulo, se da un lato prende le mosse dal personaggio storico (tutti ricordano il bellissimo libro di Carlo Ginzburg, Formaggio e Vermi) dallo studio dei documenti e degli atti processuali, se ne distanzia focalizzandosi sulla sua umanità e sulle ragioni che portano Menocchio ad abiurare. 
 
Ecco che allora i primi e i primissimi piani che caratterizzano il film e che, come ammette lo stesso regista in conferenza stampa, costituiscono la propria cifra stilistica poiché rappresentano l’immagine cinematografica per antonomasia, consentono allo spettatore di appropriarsi di quel volto dilaniato dai dubbi che lo porteranno a rinnegare sé stesso pubblicamente.
 
Alla lotta del mugnaio contro il potere della Chiesa, si contrappone lo stesso clero, a cui fa da contrappunto la comunità in cui Scandella vive. Familiari e amici lo tradiscono, lo esortano a tacere, a piegarsi al potere ecclesiastico e in quell’atteggiamento risiede la responsabilità collettiva per ciò che succede al protagonista.
 
Il regista ha deciso di ricorrere al friulano per dare autenticità ai personaggi del volgo, mentre l’italiano e il latino sono la lingua del clero. 
Allo stesso modo l’importanza della fotogenia di volti e corpi ha portato Alberto Fasulo a optare per uno street casting, di cui è prova il volto e il corpo di Menocchio-Marcello Martini, qui alla sua prima prova di recitazione. Il magistrale gioco di luci e ombre, che richiama i dipinti dell’epoca, completa il lavoro.
Menoccho è un bel film, ben strutturato e con una buona regia, che vuole invitare lo spettatore a riflettere sulla fatica e il coraggio necessari a lottare contro il potere, oggi come ieri.