Officine: cresce il campo dei contrari?

Officine: cresce il campo dei contrari?

Giugno 12, 2018 - 12:11
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Si aggiungono voci contrarie alle Nuove Officine.

Lo scorso 5 giugno le Ffs comunicavano che la loro scelta per l’ubicazione del nuovo stabilimento delle Officine è ricaduta sul Comune di Arbedo Castione.
Come noto il nuovo stabilimento dovrebbe prendere il posto nel 2026 dell’attuale stabilimento di Bellinzona. La lettera d’Intenti sul futuro delle attuali Officine firmata da Consiglio di Stato, Comune di Bellinzona e Ferrovie federali svizzere prevede un investimento di 360 milioni di franchi, di cui 100 a carico del Cantone e 20 a carico della Città. Il nuovo stabilimento dovrebbe offrire circa 200 posti di lavoro, a fronte degli oltre 400 impiegati presso l’attuale stabilimento.
Il progetto ha fin da subito incassato l’opposizione del comitato “Giù le Mani dalle Officine”, che più che l’ubicazione contesta lo “strisciante ridimensionamento” dello stabilimento industriale (vedi qui) e del Movimento per il socialismo (vedi qui). A schierarsi a favore, oltre a Governo e Municipio di Bellinzona, sono stati finora anche il Plrt (vedi qui), il Ppd di Bellinzona (qui) e il Ps di Bellinzona (qui).
Recentemente si sono tuttavia aggiunte alcune voci critiche esterne, per così dire, alle rivendicazioni che hanno dal 2008 ad oggi hanno portato avanti lo storico leader dello sciopero Gianni Frizzo e i protagonisti di quello sciopero.
I Verdi, in un comunicato del 5 giugno denunciavani “una propaganda poco trasparente a favore del trasferimento delle Officine a Castione. Al netto delle chiacchiere non rimane che una forte diminuzione dei posti di lavoro, speculazione edilizia, cementificazione e ulteriore traffico in Città e a Castione”. I Verdi criticavano in particolare, in relazione all’occupazione del sedime che attualmente ospita le Officine, che dovrebbe accogliere in futuro un Parco tecnologico e abitazioni, “la speculazione edilizia più rampante e l’addebito dei costi all’ente pubblico”.
In un suo scritto del 20 aprile (leggi qui) (dunque quando l’ubicazione di Castione non era ancora stata ufficializzata) il granconsigilere socialista Bruno Storni definiva “un accordo perdente” quello stipulato con le Ffs. Il granconisigliere di Gordola criticava in particolare, oltre alla perdita di posti di lavoro, il costo eccessivo dell’operazione per le casse pubbliche. “Considerato che le FFS se vorranno adattarsi alla manutenzione di elettrotreni dovranno comunque realizzare un impianto industriale in Ticino o in altra parte della Svizzera (a meno di subappaltare a privati)”,scriveva Storni, “ci si chiede perché dovrebbe essere un Cantone a partecipare in modo così importante al suo finanziamento. Non sono al corrente se Cantoni o Città abbiano già finanziato infrastrutture a aziende federali: Posta, Swisscom, Armasuisse, Ruag o appunto FFS. Al massimo capita di metterci il terreno, come per il CSCS a Lugano. Città e Cantone potrebbero quindi pagare quei 35 milioni che FFS ritiene sia il costo per l’acquisto del terreno delle nuove officine, in cambio della cessione del sedime attuale. Se deduciamo questi 35 mio i 4.5 ettari per il Parco Tecnologico costano a Cantone Città 85 mio, cioè 1888 Fr/mq”.
Ieri invece è stata l’Unione dei Contadini Ticino ha criticare nello specifico la scelta di Arbedo-Castione quale nuovo stabilimento delle Officine (vedi qui). “Dai dati in nostro possesso, la zona di progettazione interesserà ca. 150'000 m2 per impianti ferroviari a nord di Arbedo-Castione, la maggior parte di questi ubicati in zona agricola, più precisamente in superfici per l'avvicendamento delle colture (SAC)”, scrive l’Unione dei contadini. “Queste rappresentano un terreno agricolo di alta qualità, essendo le più pregiate e fertili. Al fine di tutelarle per l’approvvigionamento della popolazione, le zone SAC sono protette da disposizioni speciali in base alla legge sulla pianificazione del territorio”. L'Utc richiamando le votazioni approvate dal popolo sulla “Sicurezza alimentare e l’iniziativa popolare legislativa cantonale "Spazi verdi per i nostri figli” (attualmente al vaglio delle commissione del Gran Consiglio) si dice “convinta della bontà di altre località, non situate in zona agricola, per insediare un tale stabilimento, che riteniamo essere molto importante per il nostro Cantone e la regione. Appoggiamo tutte le soluzioni alternative, che non vanno ad intaccare zone agricole, come per esempio quella proposta da diversi Municipi delle Tre Valli, che ritengono l’ex area della Monteforno perfettamente idonea per sviluppare un parco tecnologico innovativo e di successo a favore di tutta la popolazione”.