OL: Dell'Ambrogio "smonta" la difesa ad oltranza del servizio pubblico

OL: Dell'Ambrogio "smonta" la difesa ad oltranza del servizio pubblico

Settembre 13, 2018 - 15:28
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Mauro Dell'Ambriogio dalle pagine di Opinione Liberale analizza i limiti e le contraddizioni attuali del servizio pubblico.

Dalle pagine di Opinione Liberale, il settimanale del Plrt, in uscita domani, il  segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione Mauro Dell'Ambrogio, che fra pochi mesi andrà in pensione, in un suo contributo parla dei limiti del servizio pubblico, prendendo spunto dalle recenti vicissitudini che hanno caratterizzato la Posta. "Quando i messaggi abbisognavano di supporto cartaceo, la Posta godeva di un redditizio monopolio col quale manteneva un apparato capillare", esordisce l'articolo del già sindaco liberale radicale di Giubiasco. "La diffusione del supporto elettronico ha messo in crisi l’estesa rete di uffici postali. Ai tentativi di razionalizzarla si obiettava che la Posta (ancora) faceva utili, provenienti però dai suoi servizi finanziari. Con la riduzione dei margini di Postfinance e con la scoperta dei trucchi contabili per obbligare Cantoni e Comuni a sussidiare più del dovuto il trasporto autopostale, l’intera Posta è ora in crisi. Da qui l’ipotesi – combattuta dalle banche – di autorizzarla ad agire anche sul mercato ipotecario". Secondo Dell'Ambrogio un simile discorso si può fare per un altro pilastro del servizio pubblico elvetico, le Ferrovie federali svizzere, che, spiega il già comandante della polizia cantonale, sono passate nel corso degli anni "dai tempi con personale in ogni stazione per vendere biglietti, dare col fischio di partenza, caricare e scaricare vagoni, fino alla crisi delle Officine di Bellinzona e alle FFS come maggior operatore immobiliare del paese".
Dell'Ambrogio osserva che "in difesa del servizio pubblico si argomenta con le sue prestazioni, anche se sottintesi sono spesso gli interessi di chi ci lavora più che degli utenti".
Per Dell'Ambrogio oltre alla contrapposizione fra pubblico e privato, andrebbe affrontata, e separata dalla prima, quella fra monopolio e concorrenza. "Privatizzando male un servizio pubblico inefficiente si può cadere dalla padella nella brace", osserva Dell'Ambrogio, prendendo spunto dalla recente vicenda del crollo del viadotto Morandi a Genova. "Pubblico e privato non sono in sé bene o male, molto dipende da altri fattori: dalla prassi in assunzioni e carriere all’esp-sizione a corruzione e clientelismo politico, per citarne un paio", prosegue il segretario di Stato. Dell'Ambrogio scrive che, i monopoli, pubblici o privati che siano, tendono a resistere all’evoluzione tecnologica. Ma, prosegue, "per avere i salari che abbiamo in Svizzera, molto più elevati dei vicini, dobbiamo avere anche una produttività più elevata. A soddisfare gli stessi bisogni deve cioè bastare il lavoro di meno persone, così d’avere più persone attive in altri settori che creano valore, come il turismo o l’industria d’esportazione".
Venendo al nostro Cantone Dell'Ambrogio osserva come "tanti posti di lavoro sono andati persi nel settore bancario e finanziario, o nella stampa scritta. Almeno quanti, in totale o in proporzione, negli uffici postali o in ferrovia". "Ma per i secondi", scrive l'eponente liberale radicale, "la politica si è mobilitata ripetutamente, per fare pressione su datori di lavoro pubblici. Per i primi invece no: come pretendere che lo Stato tenga aperti sportelli bancari o testate?". E così "con buona pace per chi si ostina a credere che la politica, basta volerlo, possa contraddire le ovvietà economiche, la difesa di certi posti di lavoro è meno uguale di quella di altri. E questa è una buona ragione per contenere ragionevolmente il servizio pubblico. Una ragione fondata non su fantomatici interessi del capitale contro quelli del lavoro, ma sull’uguaglianza di fronte al dovere di contribuire tutti alla produttività e al benessere generale".