Quadranti: Giustizia 4.0 e Governo partecipativo

Quadranti: Giustizia 4.0 e Governo partecipativo

Febbraio 19, 2018 - 07:18
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Pubblichiamo i seguenti atti parlamentari inoltrati dal granconsigliere Plr Matteo Quadranti.
 
Interrogazione - A quando Giustizia 2018 e una Giustizia 4.0?
 
Dal sito internet del Dipartimento degli Interni, e meglio dalla pagina relativa al progetto “Giustizia 2018” (https://www4.ti.ch/di/g2018/home/; ), si intravvede che l’ultimo comunicato stampa, rispettivamente aggiornamento circa lo stato avanzamento lavori risale all’intervento del Consigliere di Stato Norman Gobbi del lunedì 1° giugno 2015 presso il Palazzo dei congressi di Lugano, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015/2016.  Nel suo discorso (https://www3.ti.ch/CAN/discorsi/01-06-2015-discorso-487237231227.pdf) si accennava alla creazione di altri 3 gruppi di lavoro dopo quello delle preture e ARP.
Il primo gruppo di lavoro prevedeva la riorganizzazione del Ministero pubblico, compresa tra l’altro, ma non solo, dell’esame degli strumenti di conduzione nonché dell’introduzione di un sistema di carriera. Il secondo concerneva l’organizzazione della nuova futura prima istanza penale che riunirà Pretura penale e Tribunale penale cantonale. Il terzo gruppo di lavoro si stava occupando di rivedere totalmente la legge sugli onorari dei magistrati, per adeguarla alla situazione attuale e agli aggiornamenti della legislazione intervenuti nel corso degli anni in materia di pubblico impiego sia a livello cantonale che federale (www.ti.ch/G2018). A quanto è dato sapere dal 2015 ad oggi non ci sono stati comunicati ulteriori circa lo stato avanzamento lavori di questi e altri gruppi, rispettivamente su Giustizia 2018 in generale.
Nel frattempo, nemmeno gli aspetti logistici relativi ad esempio al Palazzo di giustizia (cfr. Messaggio n.7080 del 14 aprile 2015) hanno trovato una soluzione auspicata dagli addetti ai lavori da anni.
Infine, la Confederazione ha fatto entrare in vigore il 1 gennaio 2017 la legge federale del 18 marzo 2016 relativa ai servizi di certificazione nel campo della firma elettronica e di altre applicazioni di certificati digitali (Legge sulla firma elettronica, FiEle, RS 943.03) che ha apportato, tra altre leggi, anche modifiche dei Codici di procedura civile e penale svizzeri relativamente ad esempio alle trasmissioni di atti e documenti in via elettronica. Appare evidente che nell’era della digitalizzazione di cui ora tutti parlano, sarebbe un bel passo avanti se ci si adoperasse per attualizzare dei sistemi informatici atti a far risparmiare quintali di carta a tutte le parti nei processi civili, penali ed amministrativi , formare il relativo personale delle varie istanze giudiziarie all’uso di tali strumenti tecnologici (ciò che ancora non avviene in modo sistematico) e consentire la costituzione di banche dati con motori di ricerca (ad esempio tramite parole chiave) che agevolerebbero il reperimento di atti e documenti con guadagno di tempo e spazio.
Tutto ciò premesso, mi permetto chiedere al Governo:
A che punto si trova il progetto “Giustizia 2018”? I gruppi di lavoro hanno terminato e consegnato i loro rapporti? Ci sarà pertanto un messaggio definitivo entro fine 2018 e, se no, entro quando ci si potrà attendere un messaggio sulla riforma tenuto conto che le problematiche sono già note da tempo?
Il palazzo di Giustizia di Lugano attende da oltre 10 anni delle soluzioni di risanamento e ristrutturazione ed ancora siamo allo studio di progetto ed alla ricerca di un potenziale nuovo stabile dove dislocare alcuni comparti. Pur comprendendo che magari uno stabile già pronto non ci sia, non ritiene comunque il Governo di doversi dare un termine entro il quale o reperire il nuovo stabile o passare ad una soluzione diversa ma attuabile in tempi brevi?
Il Dipartimento ha attivato delle misure o un gruppo di lavoro per vedere di portare a breve la giustizia ticinese nell’era della digitalizzazione dei processi civili, penali ed amministrativi? Considerato che una Giustizia 4.0 sarebbe tale se, e sole se, riuscisse correre al passo con l’evoluzione della tecnica, entro quando ci si potranno attendere delle soluzioni?
Per la firma elettronica, nello specifico, ritiene il governo di poter attualizzare programmi, formazione e database entro la fine del 2018 a beneficio delle parti a processo (giudici, magistrati, avvocati)?
 
Mozione - Per una una piattaforma di Governo partecipativa
 
Il sintomo più evidente del logoramento delle attuali forme di democrazia è il calo di fiducia dei cittadini a livello globale. Le ragioni posso essere la crisi economica che ha aumentato il divario sociale, la classe politica percepita come una casta, tensioni a livello di sicurezza e migrazioni, aspetti dovuti alle tecnologie.
l numero degli aderenti alla Open Government Partnership (Ogp) lanciata da Obama nel 2011 è il doppio di quello dell’Ocse con 70 stati nazionali e 15 governi locali. Il progetto venne lanciato per favorire lo sviluppo di modelli di governo più trasparenti e aperti partendo dalla costatazione che in un mondo digitale, il voto è solo uno dei modi con i quali i cittadini possono partecipare al governo della cosa pubblica.
Il 5 febbraio 2018 si è tenuto a Milano il primo “European Open Government Leaders’ Forum”: un confronto strutturato sulla partecipazione pubblica e la trasparenza, l’innovazione e il governo aperto. In quell’occasione sono stati presentati 20 progetti internazionali che si possono visionare al sito http://open.gov.it/gallery-european-opengov-leaders-forum/ (in allegato ne abbiamo estrapolati in immagine solo alcuni). Gli obiettivi di è programmi come questi possono essere di varia natura:
co-creazione di soluzioni: ad es. per la riforma delle pensioni (progetto estone), la gestione del bilancio della città di Parigi;
deliberazioni in profondità (deep deliberation): ad es. il progetto “Decide Madrid”, una piattaforma per decidere come spendere 100 milioni di euro del bilancio annuale, o la “Brexit citizen Assembly” che ha raccolto elettori che avevano espresso posizioni diverse sulla brexit per farli confrotnare sulle soluzioni da adottare;
inclusione: ad es. il programma portoghese “Empatia” che mira a sviluppare metodologie e software free e open source per i processi di ricerca di metodi e best practices di partecipazione inclusiva.
Germania e Finlandia sembrano essere all’avanguardia in questi ambiti.
Il vantaggio di piattaforme come queste potrebbe essere che invece di una cittadinanza disinteressata, disinformata su ciò che sia fattibile e cosa no e perché, si potrebbe avere una cittadinanza più partecipativa e consapevole di dover portare soluzioni quantomeno ragionate se non addirittura praticabili piuttosto che proclami e messaggi. Il cittadino informato potrà essere ascoltato, ovviamente se propositivo, invece che essere sfiduciato e quindi a rimorchio di discorsi da bar, social networks o proclami di movimenti e partiti.
In considerazione di quanto sopra, approfonditi semmai i modelli e le strategie partecipative adottate in altre realtà, si chiede al Consiglio di Stato di valutare ed elaborare una piattaforma di “open gov” se del caso partendo con un progetto pilota e mirato.
 

Matteo Quadranti, deputato PLR