Quei tre ragazzi ticinesi e zio Adolfo

Quei tre ragazzi ticinesi e zio Adolfo

Giugno 12, 2018 - 23:01

Lettera aperta a tutti i membri del GranConsiglio e del Consiglio di Stato ticinesi.

Gentili politiche e politici,

ero in treno l’altro giorno, arrivavo dal nord. Per caso ho ascoltato i ragazzini che a Bellinzona si sono seduti nei posti vicini al mio. Dicevano che la sera prima stavano guardando un filmetto americano, Apollo 13. Raccontavamo che la noia li ha però stravolti e allora si sono messi a guardare i video di Zio Adolfo. Intendendo i video online di Adolf Hitler.
Autori di queste parole erano dei ragazzi delle scuole professionali, o del liceo, o della commercio, non so. Non hanno parlato di scuola nella ventina di minuti in cui erano seduti a fianco a me. La pubertà era però in stato avanzato. Stavano tornando a casa dopo la dura settimana scolastica, con tutto quello che gli adolescenti sanno fare: sia ridere e mostrare rara vitalità, sia coprire di insulti gli ignari svizzeri tedeschi che stavano gioiosi sul treno con me e prendere per i fondelli il Capotreno. Erano rigorosamente seduti maschi da una parte, femmine dall’altra, come nei tempi andati.
E i tempi andati probabilmente piacciono, Zygmunt Baumann la ha chiamata retropia. Solo che loro hanno pochi strumenti, quella storia passata. Eppure, come mi dice un caro compagno, a storia gli insegnano cosa è successo durante il nazismo. Ma è come se se lo dimenticassero non appena escono dalle aule scolastiche. Tutti così affascinati da quegli strumenti che hanno in tasca per vedere un video di propaganda dopo l’altro, ognuno senza il suo contesto. Ed ecco così arrivare sulle loro bocche “Zio Adolfo”. Ho già parlato di questo problema, ma penso che non ci si renda conto dell’entità della questione.
Non è la prima volta che sento ragazzini parlare del nazismo come qualcosa di semplice, perfino di divertente. Non erano skinhead, erano ticinesi normalissimi, come me e te. Che non riescono a cogliere che lo “Zio Adolfo” (e la sua cricca, da Schmitt in giù) ha permesso che venissero ucciso milionate di persone. Lo ho già detto: fategli leggere il fumetto Maus e piangeranno ripercorrendo quei momenti atroci. Eppure il problema non è solo educativo, ma anche politico, profondamente politico.
È saltato il sistema immunitario. La società contemporanea ha sì abbandonato quella narrativa forse anche troppo asfissiante della logica del vincitore, trasmessaci con decenni di propaganda filo-americana che ha oscurato il ruolo sovietico nella vittoria contro il nazismo. Ma contemporaneamente non è riuscita a far visualizzare ai giovani cosa significa quando cancelli con il gas la vita di milioni di persone che il giorno prima erano tuoi compagni di banco, tuoi amici, tuoi amanti.
“Zio Adolfo” è il messaggio di una società che si sta perdendo. Dove siete, cari politici? Che messaggio pubblico date? Avete voglia di “pensare insieme al futuro”, come diranno i vostri tanti santini elettorali?
Tra poco inizierà la campagna elettorale. E allora vi chiedo: siete pronti a dare i vostri soldi per cartelloni, banner e quant’altro solo ai giornali e alle aziende virtuali che si impegneranno a mettere un banner contro il nazismo? Altrimenti: avete altre idee per recuperare questa situazione pericolosa in cui ci stiamo ficcando? Perché “Zio Adolfo” è là, in treno con i vostri giovani, che vi guarda sghignazzando.

Con vive cordialità,

Filippo Contarini