ReArtUp - Dagli anni zero all’arte del riuso: insieme si può.

ReArtUp - Dagli anni zero all’arte del riuso: insieme si può.

Maggio 28, 2017 - 14:26
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Lo scorso 20 maggio alla Carrozzeri Melis di Novazzano si è svolta la seconda edizione di ReArtUp, festival a metà fra riciclo e arte. 

“Non ci sono più i giovani di una volta”, lo si sente dire spesso. “Alla nostra età si andava al lavoro a piedi giù dalle valli ma in tutta la nostra vita avremo cambiato sì e no due paia di scarpe”.
 
La società corre e noi corriamo con lei; in affanno e senza sapere nemmeno più cosa sia il significato di contemplazione. Corriamo per arraffare tutto, perché vogliamo tutto e se non abbiamo tutto allora non siamo niente.
 
Ci viene chiesto sempre di più, e c’è sempre più voglia di stare al passo, di dover avere di più per sentirsi di più, o addirittura per riuscire a sentirsi, con l’illusione di colmare così i vuoti di una disillusione generazionale, quella disillusione che alla fine è costante di generazione in generazione, ma che si sta sempre più travestendo, che diventa sempre più subdola.
 
Insomma, gli anni ottanta erano gli anni dell’edonismo, degli eccessi, della disco dance e del walkman, gli anni novanta, che non sono finiti con l’inizio degli anni Duemila, erano gli anni zero, quelli dove fondamentalmente si guardava già al futuro e a un cambiamento epocale che se non è finito con la fine del mondo, sta finendo in niente, o peggio in un tutto destinato in una frazione di secondo a diventare niente, lasciando spazio a un nuovo tutto che non ha nemmeno il tempo di diventare qualcosa.
 
Un tempo si diceva che per apprezzare davvero una cosa bisogna guadagnarsela, che ogni cosa ha il suo tempo, e che attraverso l’attesa le cose assumono più importanza. È tutto qui il problema: oggi il tempo non esiste più, oggi è tutto immediato, non è più il desiderio che ti porta a conquistare un traguardo o ad avere qualcosa perché se ne ha bisogno, ma è “quel qualcosa” che crea il bisogno stesso, un bisogno fittizio che alla fine ti fa credere di necessitare dell’inutilità.
 
Tutto diventa dovuto, tutto deve essere subito, tutto deve essere perfetto, tutto deve essere giusto senza fare il minimo sforzo e allora di nuovo tutto finisce in niente, e quel niente diventa spreco e quello spreco rimane lì anche se noi facciamo finta di non vedere.
 
E se tutto questo spreco potesse diventare qualcosa? Se si potesse recuperare questo inutilizzo e farne qualcosa di diverso che possa riportarci a quella meravigliosa sensazione che ci regala la contemplazione, o che semplicemente riesca a farci finalmente vedere tutto da un’altra prospettiva, così da ridare vita a questa discarica dismessa che sta diventando questo pianeta? Sarebbe possibile ridurre o addirittura fermare questo meccanismo che sta distruggendo il nostro ambiente e peggiorando drasticamente la nostra qualità di vita, tanto che alla fine siamo noi stessi immersi nella spazzatura?
 
Ci sono persone che credono di sì, che credono in un progetto di rinnovo forte, in quel cambiamento epocale che ancora stiamo aspettando, una via di uscita. Ci sono persone che attraverso quel magico mondo creativo dell’arte e dall’artigianato, hanno capito. Queste persone esistono, e ci sono anche nel nostro piccolo cantone, ed è proprio su di loro che dovremmo tutti rivolgere le nostre attenzioni e prenderne esempio.
 
Sto parlando di ReArtUp un’associazione che il 20 maggio 2017 alla carrozzeria Daniele Melis Sa ha organizzato un evento speciale già alla sua seconda edizione, dove sono stati ospiti diversi artisti, artigiani e altre associazione come Artistic Recycled Trash, Dö Ròd, Muriel Copes, MDinc, Ri-Fem, Bike4water, Caterina Ruggeri, Rud Era, Mother Foca, Space One, Lia Bernasconi e Plus, tutti con una linea comune e una filosofia ben precisa quale l’arte del riuso sostenibile.
 
Ho deciso con piacere di presenziare all’incontro. L’ambiente era multiculturale con street food dal mondo, plurigenerazionale, alla buona, intimo. Uno spazio ricontestualizzato a galleria d’arte, una galleria calda, amichevole, aperta, dove sentirsi anche un po’ a casa.
 
Un’associazione, ReArtUp, in grado di usare la fantasia, per sensibilizzare, attraverso la creatività, contro lo spreco, e alimentare invece una politica del riciclo, attraverso la collaborazione di diversi artisti dislocati in tutto il territorio che hanno incluso nel loro fare arte, l’utilizzo di oggetti, materiali di ogni sorta, destinati ad essere gettati.
 
Per concludere credo si tratti di qualcosa di meraviglioso che apre a tutti noi nuove possibilità, perché oggi più che mai abbiamo bisogno di nuovi progetti innovativi che possano gettare le basi per un nuovo modo di vedere il mondo, che ci si augura sia in grado di cambiare in meglio il nostro modo di vivere.
 
Magal