Scuola che verrà troppo di sinistra? Non conoscete gli asili svedesi...

Scuola che verrà troppo di sinistra? Non conoscete gli asili svedesi...

Maggio 15, 2018 - 22:52
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Un articolo sulla Basler Zeitung descrve criticamente il modello adottato nelle scuole dell'infanzia svedesi.

Altro che “La Scuola che verrà”. In Svezia l’educazione pubblica non si prefigge solo diminuire le diseguaglianze sociali, ma pure quelle di genere. Anzi, vuole proprio “abolire” la distinzione fra bambini e bambine, stando ad un articolo pubblicato oggi dalla Basler Zeitung. Il pezzo a firma di Eugen Sorg, apertamente critico sul modello svedese, pubblicato oggi sul sito del giornale che fu di Christoph Bolcher (è stato recentemente annunciato l’acquisto da parte del gruppo del Tages Anzeiger), racconta dell’esperienza didattica fatta negli asili del Paese scandinavo, senza sottacere una certa soddisfazione per il suo (almeno così dice Sorg) fallimento.
“La politica di immigrazione e multiculturale della Svezia, vertiginosamente generosa, sta causando danni collaterali. Lo stupro e, soprattutto, lo stupro di massa sono aumentati drasticamente negli ultimi anni, e gli immigrati dalle culture patriarcali musulmane sono drammaticamente sovrarappresentati tra gli autori”, scrive l’autore. “L'élite al potere in Svezia, femminista e utopista, sta reagendo al disastro a modo suo. Per loro, il problema non sta nell'immigrazione fuori controllo dovuta a uno sgradevole umanitarismo, ma nell'idea devastante secondo la loro dottrina che uomini e donne sono diversi”.
Secondo l’autore “i curricula ufficiali invitano gli educatori ad agire come ingegneri sociali e a contrastare i ‘ruoli di genere tradizionali e i modelli di genere’. In particolare le scuole dell'infanzia statali, dove molti bambini svedesi iniziano alla tenera età di uno, sono considerate laboratori adatti per la produzione di un nuovo essere umano neutrale dal punto di vista del genere, che si è lasciato alle spalle la minaccia presumibilmente eterna della mascolinità tossica e della femminilità sottomessa”.
L’articolo cita Ellen Barry, che sul New York Times ha descritto quanto sta avvenendo nelle scuole materne svedesi. Qui gli insegnanti non parlereiero mai di "ragazzi" o "ragazze", ma solo di "amici", termine reso neutro dal nuovo pronome neutro "hen".
“Ma”, scrive Sorg, “si impara anche che i bambini mostrano una resistenza piacevolmente sana agli esperimenti di decostruzione di genere. Nonostante la delusione dell'insegnante e la preoccupazione per il genere, le ragazze di quattro anni si identificano ancora come ragazze e dipingono quadri in cui le ragazze possono essere riconosciute dalle loro ciglia lunghe e il make-up. Il cambiamento dell'infanzia non impedirà un singolo stupro di gruppo futuro. Ma non farà nemmeno troppi danni. La natura infantile è più forte di tutte le illusioni del femminismo di Stato”.