Siamo cittadini prima che consumatori

Siamo cittadini prima che consumatori

Febbraio 12, 2018 - 22:11
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Una delle domande più frequenti che incontro discutendo dell’iniziativa NO BILLAG, soprattutto parlando con altri giovani, è la seguente: perché dovrei pagare il canone per un servizio che non utilizzo? Solitamente, seguendo il ragionamento, io rispondo provocatoriamente con un altro quesito: perché devo pagare quella parte delle imposte che va a finanziare la scuola pubblica? Io da anni non vado più a scuola e non ho figli che la frequentano. La risposta ad entrambi i quesiti è la differenza fondamentale che intercorre fra essere cittadini e consumatori.
Per uno Stato di diritto, a maggior ragione per la Svizzera, garantire un servizio pubblico plurilinguista efficiente, puntale, legato al territorio, politicamente plurale ed imparziale, è un bisogno primario. La differenza fra servizio pubblico e impresa privata, è che il primo si fonda sulle necessità della popolazione e delle istituzioni democratiche, il servizio privato calibra invece le proprie strategie unicamente sul profitto ed è, evidentemente, comandato non dagli interessi collettivi, ma dagli interessi di chi lo finanzia.
Un altro argomento che viene espresso da chi si ritiene indeciso riguardo all’iniziativa No Billag, è che non dovendo più pagare il canone si potrebbe risparmiare dei soldi. So bene quante difficoltà incontra una larga fetta della popolazione, con i salari sempre più sotto pressione e le spese in aumento. Anche questo tipo di ragionamento, coerente in quell’ottica personale alla quale la società consumista ci ha abituato, cade se affrontato con uno sguardo collettivo. In caso di accettazione dell’iniziativa, le conseguenze sarebbe disastrose. La SSR, quindi anche la RSI, chiuderebbe. Almeno 1500 persone perderebbero il posto di lavoro, un dato che rappresenterebbe un vero e proprio dramma dal punto di vista sociale ma anche economico. È di più di 238 milioni di franchi l’indotto che il canone ha sul tessuto economico ticinese (a fronte di un pagamento da parte dei cittadini ticinesi di 58 milioni, in virtù dei principi confederali ritorna quattro volte più di quel che paghiamo!), un importo che andrebbe perso. In altre parole, un impoverimento per tutta la società ticinese e un’ulteriore, grave esplosione delle spese sociali che peserebbe su tutti, anche su chi voleva risparmiare qualche franco sul canone. Senza dimenticare che la televisione privata è tutt’altro che gratuita.
Ci sono molti aspetti che anche a me non piacciono del canone, uno su tutti è che una persona che fatica ad arrivare a fine mese debba pagare lo stesso importo di un milionario, così come per le casse malati ritengo che dovrebbe essere pagato in base al reddito. Tuttavia, nonostante le criticità e gli aspetti migliorabili, penso che sia folle demolire la propria casa perché si ha intenzione di ristrutturare il bagno. È questo l’effetto della disastrosa, pericolosa ed estremista iniziativa No Billag: demolire uno dei pilastri su cui poggia il delicato ma proficuo equilibrio svizzero. Un’iniziativa da respingere con assoluta fermezza.
 
Fabrizio Sirica, vicepresidnte PS