Uffici postali: la ministra prende tempo?

Uffici postali: la ministra prende tempo?

Settembre 07, 2017 - 10:30
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Prosegue la vertenza dell'annunciata chiusura degli uffici postali. In questi giorni il sindacato dei media e della comunicazione, Syndicom, sta compiendo un "tour" dei 48 uffici postali ticinesi che la Posta è intenzionata a chiudere. Abbiamo intervistato a tal proposito il responsabile regionale di Syndicom Marco Forte. 

 

Marco Forte, Syndicom in questi giorni sta visitando gli uffici postali del Ticino sotto minaccia di chiusura da parte della Posta. Qual è l'obiettivo di questa iniziativa?

A seguito dell'annuncio della Posta abbiamo deciso di fare un tour dei 48 uffici ticinesi che l'azienda è intenzionata a chiudere. 

La Posta ha annunciato a giugno di voler chiudere 48 uffici postali in Ticino. In seguito a questo annuncio Syndicom ha deciso di visitare questi uffici, allo scopo di sensibilizzare la popolazione e le autorità comunali. Due settimane fa abbiamo inviato una lettera a tutti i Municipi chiedendo loro un incontro in occasione di queste visite. Molti Municipi hanno risposto alla nostra sollecitazione. Venerdì abbiamo iniziato questo tour, incontrando svariati municipali. Lunedì eravamo presenti a Peccia e a Vogorno e anche qui abbiamo incontrato esponenti degli Esecutivi comunali, che ci hanno esposto quanto hanno fatto e intendono fare in futuro per il mantenimento degli uffici postali. 

 

 

Attualmente la situazione per questi 48 uffici qual è?

La Posta ha annunciato che entro il 2020 intende chiudere questi 48 uffici postali. Prima di chiuderli dove però avviare una discussione con i Municipi, dato che lo impone la legge. Questo dialogo difficilmente determinerà però se l'ufficio postale rimarrà aperto o meno, ma riguarderà, in sostanza, l'ubicazione dell'agenzia che sostituirà l'ufficio postale.

 

 

 

Sulla Posta da parte della politica sembra esserci un atteggiamento ambivalente. Da una parte avete avuto la presenza degli esponenti dei Municipi, intenzionati a salvaguardare gli uffici postali nei loro Comuni. A Berna tuttavia la linea del Parlamento è quella che la Posta non deve generare perdite. Ha anche preso delle decisioni che limitano il margine di profitto per il "gigante giallo", ad esempio sul fatto che non possa fare concorrenza al settore bancario. Non c'è una contraddizione in questo?

Sicuramente c'è una contraddizione. C'è anche una scollatura fra ciò che vuole la popolazione e ciò la Posta è intenzionata a far sulla base delle regole che le impone il Consiglio federale. È evidente come all'annuncio della chiusura degli uffici postali vi sia stata una sollevazione, sia da parte della popolazione che da parte delle autorità locali. Ciò ha portato il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati a votare su degli atti parlamentari volti a mettere un freno a questa evoluzione. Purtroppo fino ad oggi non c'è ancora stata una moratoria alla chiusura degli uffici postali, nonostante sia stata richiesta da più parti. 

Per la sessione autunnale della Camere federali era prevista la discussione sulla richiesta proveniente dal Ticino che chiedeva di rafforzare il ruolo dei Municipi, come pure una moratoria. Purtroppo queste discussione sono state posticipate, dato che la presidente Doris Leuthard ha deciso di istituire un gruppo di lavoro per sondare quali siano le necessità della popolazione e dei Comuni. Un gruppo da cui sono tuttavia stati esclusi i sindacati. Il problema è che mentre all'interno di questo gruppo si discuterà, il processo di chiusura degli uffici postali continuerà. Noi non siamo contrari ad una discussione, ma questa sembra più una strategia della ministra Leuthard per prendere tempo fino a quando la chiusura degli uffici risulterà irreversibile. 

 

 

La chiusura degli uffici postali non è l'unica ombra che incombe sui lavoratori della Posta. La digitalizzazione come attestano più studi è destinata a sostituire numerose mansioni oggi svolte dalle persone. È notizia di pochi giorni fa che l'Islanda sta sperimentando un sistema che potrebbe portare l'intero servizio di consegna di pacchi e lettere ad essere gestito tramite dei droni. Voi avete affrontato questa discussione all'interno del vostro sindacato?

Si. A livello nazionale abbiamo avviato un'importante discussione sulla digitalizzazione. Abbiamo elaborato già diverse proposte, che vanno dalla redistribuzione del tempo di lavoro, alla creazione di un fondo  che permetta di riqualificare il personale.