Uscire dai bilaterali? Hans Fehr: "Un rischio che dobbiamo correre"

Uscire dai bilaterali? Hans Fehr: "Un rischio che dobbiamo correre"

Dicembre 14, 2017 - 08:40
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Lo scorso 3 dicembre a Manno c'era l'ex consigliere nazionale Udc e presidente dell'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente Hans Fehr, opspite della festa per i 10 anni dell'Udc Ticino (vedi qui). A 25 anni dalla votazione sullo Spazio economico europeo (SEE) abbiamo chiesto a Fehr qual è secondo lui il punto della situazione oggi.

Hans Fehr, domenica 3 dicembre (vedi qui) lei è stato ospite alla festa dei 10 anni di Giovani Udc Ticino. Nel suo intervento ha ribadito la fondamentale battaglia avvenuta 25 anni fa con la votazione sullo Spazio economico europeo (SEE). Oggi in che situazione si trova a suo avviso la Svizzera?

La situazione è quasi uguale a 25 anni fa. Il 6 dicembre del 1992 c'è stata la "madre delle battaglie": la votazione sull'adesione allo Spazio economico europeo (SEE). Qualora fosse stata approvata sarebbe stato un primo passo verso l'adesione all'Unione europea. Siamo riusciti a dire di no a questa adesione, ma oggi ci troviamo quasi nella stessa situazione, con il cosiddetto Accordo quadro con l'Ue. Questo accordo è ancora più pericoloso. Il Consiglio federale non sta dicendo la verità e la popolazione non è informata su questo accordo. Esso costituirebbe di nuovo de facto un'adesione all'Unione europea.

 

Come pensate di opporvi politicamente a questo accordo?

Abbiamo fondato l'associazione "No alla strisciate adesione all'Unione europea", che vede alla sua guida l'ex consigliere federale Udc Christoph Blocher e che raggruppa numerosi esponenti politici intenzionati a perseguire gli interessi della Svizzera. Con questa associazione stiamo preparando una campagna contro questo Accordo quadro, che penso sarà uno dei grandi temi del 2018. La domanda di fondo è se aderire o meno all'Unione europea e sarà a mio avviso la più importante votazione da quella che si tenne nel 1992 a oggi. Noi siamo intenzionati a vincere.

 
Molto del benessere dell'economia elvetica passa anche dai rapporti con l'Unione europea. Voi pensate di riuscire ad avere anche esponenti del mondo dell'economia e i loro rappresentati dalla vostra parte in questa battaglia?
Anche nel 1992 alcuni dissero che se non fossimo entrati nello SEE sarebbe stato il caos economico. Invece abbiamo vinto noi e attualmente è vero l'esatto contrario: è stata una fortuna per la Svizzera non entrare nello SEE.

Nel gennaio del 2018 noi lanceremo una nuova iniziativa popolare per imporre al Consiglio federale una nuova negoziazione sulla libera circolazione delle persone. Se questo non verrà perseguito adeguatamente chiediamo che la libera circolazione sia disdetta. Questo non va contro alla via bilaterale con l'Unione europea. Semmai è la firma dell'Accordo quadro che rappresenterebbe la fine dei bilaterali, dato che dovremmo recepire automaticamente il diritto europeo e le sentenze dei suoi tribunali, e non avremo così più nessun margine di negoziazione. Noi vogliamo continuare sulla via bilaterale. Per fare questo dobbiamo rifiutare l'accordo quadro e la libera circolazione.
 
L'Unione europea ha però più volte ribadito che la libera circolazione delle persone è una "conditio sine qua non" per gli Accordi bilaterali e che senza di essa tutti gli altri accordi saltano...

Questa "clausola ghigliottina" può essere corretta dal punto di vista giuridico, ma è nell'interesse dell'Unione europea di non disdire questi sei accordi. Noi siamo contro a quello sulla libera circolazione, che arreca danno alla Svizzera. Gli altri accordi possono rimanere in vigore, dato che sono anche nell'interesse dell'Unione europea. Gli Stati dell'Unione europea non si pronunceranno per sospendere questi accordi, perché va contro ai loro interessi.
 
Se però questa "clausola ghigliottina" dovesse essere effettivamente messa in pratica, e dunque si dovesse scegliere se mantenere la libera circolazione delle persone o rinunciare in toto agli accordi bilaterali, lei come si schiererebbe?
Dobbiamo assumerci il rischio di abbandonare gli accordi bilaterali. Ciò non sarebbe un grande problema per la Svizzera.
 
Il Dipartimento federale degli affari esteri è da poco entrato in funzione sotto il nuovo consigliere federale Ignazio Cassis. Cassis nella fase delle audizioni con i vari gruppi parlamentari alle Camere federali, un po' inconsuetamente rispetto alla prassi, aveva ricevuto il supporto del gruppo Udc per l'elezione in Consiglio federale. Oggi ritiene abbia fatto bene il gruppo Udc a dare il suo sostegno a Cassis?
Conosco abbastanza bene Ignazio Cassis. Siamo stati pure assieme a Taiwan, con sua moglie e la mia, qualche anno fa.
A mio avviso è un politico credibile e capace di condurre questo dipartimento, oltre ad essere una persona estremamente simpatica. Io spero che sarà un consigliere federale veramente borghese. In futuro dovrà provare di essere a favore di una Svizzera sovrana e indipendente. Sono sicuro che se vuole potrà farlo. Ma deve essere ancora messo alla prova.
 
Però ad esempio sugli 1,3 miliardi come contributo di Coesione all'Unione europea, su cui l'Udc si è espressa molto criticamente, è emerso che in Consiglio federale anche lui si è schierato a favore...
Dobbiamo parlare con lui. È stato eletto anche con i voti dell'Udc e spero che abbia sempre dei buoni contatti con il nostro partito.
Io sono contro a questo miliardo e 300 milioni di contributo. Non capisco perché i contribuenti debbano pagare per sostenere i nostri concorrenti nell'Europa dell'Est, come la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, nel loro "assalto economico". Non è molto intelligente.