Volete i soldi della pubblicità? Via fake-news, razzismo e pornografia

Volete i soldi della pubblicità? Via fake-news, razzismo e pornografia

Febbraio 13, 2018 - 06:44
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Unilever minaccia di boicottare le piattaforme pubblicitarie che non si impegnano per contrastare fake-news e contenuti inappropriati.

Facebook ha trovato pane per i suoi denti. E ora, dove non sono riusciti i governi, probabilmente, riuscirà la "moneta sonante" (e il rischio di perderla) del secondo inserzionista pubblicitario al mondo. La multinazionale Unilever, seconda sola a Procter & Gamble per soldi spesi in pubblicità, detentrice fra gli altri dei marchi Dove e Rexona, del tè Lipton, dei deodoranti Axe e del detergente Ciff, per citarne alcuni (negli anni '90 deteneva anche importanti marchi dell'agroalimentare), ha lanciato un chiaro monito ai canali digitali di diffusione della pubblicità, siano essi social media o gestori di piattaforme globali di compra-vendita pubblicitaria (leggasi Facebook e Google), affinchè operino un maggiore controllo sulla diffusione di fake-news e contenuti deleteri (pornografia, razzismo, reclutamento di terroristi, ecc.) La minaccia è quella di lasciare i canali di diffusione di Facebook e Google (che controlla anche Youtube), che assieme controllano oltre la metà della pubblicità a livello mondiale.
A pronunciare il discorso di avvertimento è stato il capo del marketing di Unilever Keith Weed: "non possiamo continuare a puntellare una catena di comunicazione digitale che a volte è una palude in termini di trasparenza" e "Unilever non investirà in piattaforme che non proteggono i nostri bambini, che creano divisioni nella società o promuovono rabbia e odio".
Un anno fa era stata Procter & Gamble a lanciare un messaggio simile, anche se riguardava unicamente il fatto che la pubblicità dei sui prodotti fosse finita accanto a contenuti social pubblicati da organizzazioni terroriste. La sortita non aveva suscitato un grande effetto. Ma ora il discorso di Weed è investito di una sorta di "ufficialità". È stato pronunciato durante la conferenza dell’Interactive Advertising Bureau, un summit annuale dedicato alla pubblicità digitale, in corso in California, dove lo stesso capo marketing è stato nominato Global Marketer dell’anno, riconoscimento dedicato chi ha fatto la pubblicità più "efficacie e sostenibile"