"È ancora presto per dire che la Lega è in declino"

"È ancora presto per dire che la Lega è in declino"

Maggio 01, 2019 - 08:00
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Prosegue il nostro viaggio all'interno delle reazioni, provenienti da più fronti politici, sul risultato delle elezioni cantonali del 7 aprile. Se nella nostra analisi elettorale siamo partiti da sinistra (vedi qui), in questa rubrica abbiamo raccolto i commenti di vari esponenti politici sul "colpo di scena" a destra: ovvero l'inaspettato crollo segnato dalla Lega dei Ticinesi (il primo dal 2003!). Dopo aver interpellato i diretti interessati, tre esponenti della Lega (vedi qui), e poi tre esponenti liberali radicali (vedi qui), passiamo ora al parere, sempre incentrato sul risultato della Lega di tre storici volti del socialismo ticinese: il già consigliere di Stato Pietro Martinelli, il già consigliere nazionale Werner Carobbio e la già presidente cantonale e granconsigliera Anna Biscossa. Ecco cosa ci hanno detto...

Se all’interno della Lega si è aperta la fase dell’”autocritica, ma senza catastrofismi”, (o perlomeno così auspicava Il Mattino la domenica successiva ai risultati delle elezioni cantonali), il risultato della Lega dei Ticinesi nella scorsa tornata elettorale interessa (ovviamente) anche le forze politiche avversarie. Il dato fondamentale emerso, al di là delle percentuali e dei numeri , è che il movimento di Via Monte Boglia, per la prima volta dal 2003, ha registrato un calo di consensi. Se si tratta questo dell’inizio di un declino, di un incidente di percorso, o di un cambiamento di “fase storica”, saranno le prossime tornate elettorali a dircelo con certezza. Non per questo è meno interessante osservare come viene vista e vissuta la debacle della Lega (che ha perso quattro seggi in Gran Consiglio) all’opposto (o quasi) dello schieramento politico.
Dopo aver interpellato, per il commento del risultato dell'elezione, tre esponenti della Lega (vedi qui) e tre esponenti del Plr (vedi qui), abbiamo sentito infatti tre storici volti dei socialisti ticinesi, tutti e tre già attivi politicamente quando la Lega muoveva i suoi primi passi nel 1991: Werner Carobbio in Consiglio nazionale, Pietro Martinelli alla sua seconda legislatura in Governo e Anna Biscossa che in quell'anno faceva il suo debutto elettorale candidandosi per il Nazionale sulla lista Psu (ottenendo un egregio terzo posto dietro a Carobbio e Robbiani).
Il risultato della Lega, ci dice il già consigliere nazionale socialista Werner Carobbio, “non mi sorprende molto, anche se va valutato con prudenza. Non è ancora detto che sia una tendenza generalizzata: si dovrà attendere i prossimi risultati”. 
“È chiaro che nella Lega c'è stata un’involuzione, da partito 'anti-sistema' è diventata un partito più tradizionale, di Governo”, è l’analisi che fa Werner Carobbio. “C'è stato un contrasto fra l'azione dei propri consiglieri di Stato e il movimento come tale, che ha perso parecchio dello smalto che aveva una volta. Probabilmente un certo numero di elettori, che a suo tempo erano elettori di sinistra, o non sono andati a votare, o sono ritornati alle loro origini, penalizzando la Lega”. “Però ripeto”, precisa Carobbio, “non farei un discorso categorico, dicendo che la Lega ormai è in declino. In questa tornata elettorale ha perso molto, vedremo ora cosa succederà nelle prossime scadenze elettorali”. “Probabilmente", prosegue Carobbio, "una serie di temi su cui la Lega ha costruito il suo successo, come gli stranieri o ‘Prima i nostri’, cominciano a non avere più lo stesso impatto nell'opinione pubblica”. “Probabilmente gli elettori si sono resi conto che problemi come quello dei frontalieri non vanno affrontati contro i frontalieri, ma contro chi gli utilizza per i propri affari”.
Pietro Martinelli, già consigliere di Stato socialista, osserva come “a tutte le promesse fatte non sono corrisposti risultati importanti”. E ciò nonostante la Lega sia la forza di maggioranza relativa in Governo e vicina (nella scorsa legislatura) alla maggioranza relativa in Gran Consiglio (con soli due deputati in meno del Plr). “Forse l'elettore comincia ad accorgersene, il che non vuol dire per forza che voti un altro partito, ma piuttosto rimane a casa o vota lista senza intestazione”, ci dice Martinelli.
Anche Anna Biscossa, neo granconsigliera, già presidente del Partito socialista Ticino dal 1996 al 2004 (anni in cui il Ps ha visuto le fasi di battaglia principali contro il neo-liberismo "masoniano" e l'avanzata della Lega. Lasciò la presidenza del partito con il record del 24% alle elezioni federali dell'autunno del 2003, dove per un soffio di voti il Ps non riuscì a ottenere il terzo seggio al Nazionale con Marina Carobbio, eleggendo Cavalli e Pedrina), non si dice sorpresa dal risultato della Lega.  La Lega “negli ultimi anni ha in parte perso quella sensibilità sociale che era stato un suo punto di forza nei primi anni di vita e che l'aveva sempre differenziata dalla destra dell'Udc a livello nazionale”, ci dice la granconsigliera.  “Questa mancanza di attenzione spesso non l'ha fatta schiarare a favore delle fasce deboli della popolazione. Credo che questo possa aver contribuito al risultato”, ci dice Biscossa. “Uno spostamento”, prosegue la granconsigliera, “che sicuramente è determinato anche dalla necessità di sostenere le posizioni dei propri consiglieri di Stato, siano esse prese da soli o nell'ambito della collegialità, ma che comunque hanno richiesto il sostegno della Lega”.
Una Lega troppo dipendente dall’attività dei propri consiglieri di Stato? Un’ipotesi questa che anche alcuni degli esponenti leghisti che avevamo interpellato “a caldo”, pochi giorni dopo il voto del 7 aprile, intravvedevano (vedi qui). Ne consegue che per la Laga, per ritrovare la via della crescita (o contenere l’emorragia di voti), si profila una linea più “barricadera”?
“Quando si ha la responsabilità di Governo, certo, si può anche fare opposizione, ma non è che l'elettore lo capisca molto”, ci dichiara Pietro Martinelli. “Non si può guidare il popolo alla riscossa e contemporaneamente sedersi dietro alla scrivania di Direttore di dipartimento, o lo si può fare fino ad un certo punto”. “È un doppio binario che tutti i partiti, anche il mio, ogni tanto tentano di cavalcare, ma bisogna cavalcarlo con giudizio”, osserva Pietro Martinelli. “La Lega il doppio binario l’ha mantenuto con il Mattino da una parte e gli uomini di Governo dall'altra. Cosa vogliono fare? Attaccare i loro direttori di Dipartimento? Non credo sia una strada percorribile. In politica bisogna presentare dei programmi credibili e riuscire a realizzarli. Tutto il reso è fumo negli occhi”.
Anche Werner Carobbio concorda che una Lega che ritorni in qualche modo alle sue orgini di movimento di contestazione è poco plausibile. La Lega in questi anni, ci dice Carobbio, “crescendo elettoralmente è finita ad occupare importanti posizioni di potere: la maggioranza relativa in Consiglio di Stato, la maggioranza relativa in una importante Città come Lugano”.  Dunque per la Lega “tornare ‘barricadera' vuol dire mettere in discussione l'evoluzione imposta dai suoi rappresentati istituzionali: ovvero essere un partito di Governo che tenta di trovare delle soluzioni”, ci dichiara Carobbio. “Ho qualche dubbio che possa tornare 'barricadera', o comunque, se lo può tornare, sarà al prezzo di altri risultati negativi, con il rischio di perdere la sua componente moderata”, dice Carobbio.
Ma una Lega più battagliera sarebbe positiva o meno, per il Ps? “Dipende per cosa si è battaglieri”, ci risponde Anna Biscossa. “Se ci sarà una Lega più attenta ai bisogni delle categorie più deboli del Paese, più attenta alle necessità del territorio, si potrebbero anche trovare, su aspetti molto definiti e puntuali, dei punti d'intesa con i socialisti”. Viceversa “essere battaglieri limitandosi a fare i populisti e a 'sparigliare le carte' per mostrare la propria identità, senza passare ai fatti”, conclude Biscossa, “è l'ultima cosa che serve a questo Cantone”.