È arrivata l’era della “vaccine diplomacy”?

È arrivata l’era della “vaccine diplomacy”?

Marzo 01, 2021 - 14:42
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Paesi quali Russia, Cina ed India si stanno muovendo per fornire vaccini ai Paesi più svantaggiati, in un'operazione che ha anche dei risvolti geopolitici. 

L’era della diplomazia dei vaccini. Mentre il mondo è alle prese con i programmi per vaccinare la propria popolazione contro il covid-19 inevitabilmente la produzione e la distribuzione dei preparati assume anche una valenza geopolitica. Di questo tema parla un commento pubblicato oggi sul New York Times a cura dell’Editoria Board. In particolare, oltre alla situazione negli Stati Uniti, l’articolo si occupa della problematica dell’accesso ai vaccini per i Paesi più poveri.

Ad esempio, spiega il New York Times, la scorsa settimana sono arrivate in Ghana 600’000 dosi del vaccino AstraZeneca, quale inizio di un programma per consegnare almeno 1,3 miliardi di dosi a 92 paesi a basso e medio reddito, quale parte del programma Covax dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta comunque, per il Ghana, di una quantità sufficiente a vaccinare solo l’1% della popolazione.

In rapporto agli Usa, scrive il New York Times, che con Biden è tornato nel solco dell’OMS, è “nell'interesse nazionale dell'America non cedere un vantaggio critico di "soft power" a rivali autocratici come la Russia o la Cina”. “I paesi poveri”, spiega l’articolo, “ricorderanno chi è venuto in loro aiuto, e quando. Mosca e Pechino hanno visto un'opportunità all'inizio, inviando maschere e indumenti protettivi ai paesi duramente colpiti la scorsa primavera. Ora, con i paesi a basso e medio reddito che chiedono a gran voce i vaccini, i paesi dalla Serbia, all'Algeria, al Brasile e all'Egitto stanno ricevendo dosi dalla Cina e dalla Russia”. Ad esempio la Serbia “è in testa alla maggior parte dei paesi dell'Unione Europea nella percentuale della sua popolazione che è stata vaccinata, in parte perché è uno dei pochi paesi dove sono già disponibili sia i vaccini russi che quelli cinesi”.

La Cina, prosegue il testo, “ha fatto della condivisione dei suoi vaccini un punto centrale della sua "Belt and Road Initiative", una strategia globale per investire in più di 70 paesi e organizzazioni internazionali. La diplomazia dei vaccini di Pechino ha avuto i suoi difetti, in particolare per la mancanza di informazioni verificate sull'efficacia dei suoi vaccini, ma per molti paesi poveri, i vaccini cinesi sono molto meglio di niente”. Recentemente la Cina ha annunciato la donazione di 300’000 dosi all'Egitto. La Russia afferma di avere ordini per il suo vaccino Sputnik V da circa 20 paesi, fra cui molti del Sud America.

Anche l’India, tra i più grandi produttori di medicinali generici al mondo, ha inviato 3,2 milioni di dosi gratuite ai paesi vicini e ha stipulato contratti con una serie di governi in tutto il mondo per fornire vaccini.