“La transizione ecologica non è un pranzo di gala”

“La transizione ecologica non è un pranzo di gala”

Settembre 25, 2021 - 18:09
Posted in:

Ospiti del Circolo Battaglini il presidente di Swiss Re Sergio Ermotti e il sociologo Aldo Bonomi, che hanno parlato della finanza sostenibile e della transizione ecologica. Non è (tutto) “fumo negli occhi”, ma non sarà neanche una passeggiata…

La finanza sostenibile è “fumo negli occhi” o un nuovo sviluppo economico e sociale? Da questa domanda è partita la conferenza pubblica organizzata giovedì sera a Lugano dal Circolo liberale di cultura Carlo Battaglini (conferenza già in programma nel 2020 nell'ambito di una serie di eventi dedicati al rapporto fra economia e felicità dell'associazione presieduta da Morena Ferrari Gamba, e che fu uno dei primi eventi ad essere annullati a causa della pandemia. Speriamo che il suo svolgimento, dopo oltre un anno, sia di buon auspicio per un ritorno alla normalità). Un evento che vedeva ospiti due relatori di calibro internazionale. Aldo Bonomi, sociologo, è uno dei massimi studiosi del concetto di flussi, intesi come fenomeni determinati a livello globale, ma che hanno poi un’incidenza sui territori. Fondatore e direttore del consorzio AASTER, conosciuto anche alle nostre latitudini per essere stato negli anni '90, assieme al sociologo torinese Marco Revelli, una delle firme ricorrenti del quotidiano italiano "Il Manifesto", dove proprio con il suo amico e collega torinese diede vita a un'importante discussione, attraverso alcuni scritti fra il provocatorio e lo stimolante, sul futuro e sul ruolo politico ed editoriale della testata fondata da Luigi Pintor. Bonomi è stato uno dei più attenti osservatori ed analisti del fenomeno della Lega Nord ed assieme al sopracitato Revelli, ma soprattutto Sergio Bologna e il ticinese Christian Marazzi, uno dei più acuti analisti della trasformazione economica verso il post-fordismo e dell'ascesa dell'importanza economica dei distretti industriali italiani. Dopo aver collaborato per il primo decennio degli anni 2000 con il quotidiano milanese di Via Solferino, oggi Bonomi scrive ogni 15 giorni su "Il Sole 24 Ore". Inoltre Bonomi negli anni 2000 ha iniziato a collaborare con la Triennale di Milano (fra l'altro collaborando all'allestimento della mostra "Use Europe") fino ad arrivarne al vertice durante la giunta Pisapia. 

Secondo relatore: Sergio Ermotti, conosciuto alle nostre latitudini soprattutto per aver ricoperto per un decennio la carica di ceo della più grande banca svizzera, Ubs, attualmente presidente del consiglio d’amministrazione di Swiss Re. Ermotti, dopo il suo apprendistato ha mosso i suoi primi passi da dirigente bancario proprio nella Milano di Bonomi, per la precisione a Piazza Cordusio, come uno dei tre pupilli del "banchiere di sinistra" Alessandro Profumo, quando quest'ultimo, dopo essere stato alla Bain Cuneo e associati, è approdato all'appena privatizzato Credito Italiano, per farlo diventare qualche anno dopo Unicredit (che è la fusione dapprima dell'ex banca IRI con diverse casse di risparmio e casse regionali, fino ad arrivare alla fusione con Capitalia e HVB, HYPOVereinsBANK, facendola diventare una delle due più importanti banche italiane e una delle dieci più importanti d'Europa).

Proprio dai flussi è partito il sociologo italiano, che ha aperto la discussione moderata da Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa di Scienze economiche dell’USI e vicedirettrice dell’IRE. “La finanza è un flusso”, come le migrazioni, come il covid, ha detto Bonomi. La sfida sta nel collegare i flussi ai territori. La “green economy” ha introdotto il concetto di “limite, anche se ciò non vuol dire che l’azienda debba scomparire”. Ma non può esserci green economy senza “green society”, ha spiegato Bonomi. L’azienda, non solo quella finanziaria, per essere sostenibile, “deve uscire dalle sue mura” e interagire con gli stakeholder territoriali, collegando i flussi con il territorio (dimensione che oggi manca). “Si può finanziare il commercio di armi e avere una corporate social responsability perfetta all’interno dell’impresa. Il problema arriva oltre le mura”.

Concorde che la finanza sia un “flusso” si è detto Ermotti, ma questi flussi “ma non li determina la finanza”, ma gli azionisti e gli Stati (che in alcuni casi peraltro coincidono). I principali stakeholder (o portatori d’interesse), sono azionisti, clienti, collaboratori e già trovando un giusto equilibro fra gli interessi di questi, è difficile che sorgano dei conflitti nella società.

Nel merito della finanza sostenibile una sfida attuale secondo Ermotti riguarda innanzitutto la scelta di indicatori comuni per determinare la sostenibilità o meno di un’azienda. Su questo, ha detto Ermotti, è importante basarsi su indicatori comuni e il più possibile condivisi (anche se: “se uno ascolta tutti i pareri, non si può fare azienda”) e soprattutto sui dati e non sulle percezioni. Già avere dei dati standardizzati, è attualmente una sfida. Si deve scegliere anche quali criteri siano un limite insuperabile (ad es. il lavoro minorile) e con quali adottare un approccio più pragmatico e progressivo.

In ogni caso in tema di clima, anche Ermotti è stato chiaro. Si deve arrivare al 2050 ad azzerare le emissioni e dunque rispettare gli obiettivi di dimezzamento nel 2030. “Se non si interviene in maniera drastica non ci si arriva”, ha detto il presidente di SwissRe.

Cosa però non semplice. Una problematica riguarda i Paesi in via di sviluppo, a cui è difficile imporre uno stop alla crescita, soprattutto dopo che i Paesi occidentali la loro crescita l’hanno perseguita con poco o nullo interesse per la salvaguardia del clima. Anche in termini generazionali, si pone la questione di equità, tanto che secondo Ermotti nel futuro i conflitti non saranno più ideologici, ma generazionali, dato il debito finanziario e climatico che stiamo lasciando alle nuove generazioni. Questa transizione non sarà dunque indolore nemmeno per la nostra realtà.

“Le generazioni più anziane vivevano nella scarsità dei mezzi con la certezza dei fini”, ha spiegato Bonomi. “Oggi siamo in una situazione in cui abbiamo mezzi iper-abbondanti, ma scarsità dei fini”. Re-integrare i fini è anche un obiettivo da perseguire, secondo il sociologo. La transizione ecologica sarà “anche cambiamento delle forme e delle modalità del lavoro”. Non è detto che tutti saranno in grado di adattarsi, anzi, è certo che qualcuno non lo sarà. “Abbiamo già tanti debiti”, ha detto Ermotti. “I mezzi finanziari vanno utilizzati in modo mirato. Per la transizione non possiamo finanziare gli ‘zombie’. Sarà questo il grande dibattito. Il punto è rendere meno amara la pillola per chi esce perdente”.

Si parla anche del “capitalismo molecolare” tipico del Nord Italia, che pare essere sfavorito in questo flusso, ha spiegato Bonomi, secondo cui la via d’uscita è ragionare in termini di distretti e, appunto, di territorio (che non è composto solo da terreno, ma anche dalle dinamiche sociali). “La transizione ecologica non è un pranzo di gala”, ha brillantemente sintetizzato Bonomi (a breve pubblicheremo una sua intervista…).