“Ti conosco, mascherina!”

“Ti conosco, mascherina!”

Luglio 28, 2020 - 06:42
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Il co-presidente e granconsigliere Ps Fabrizio Sirica ha ragione quando critica l’invito alla “delazione” rivolto dallo Stato. Chi si è arricchito vendendo quel 65% di mascherine non certificate agli Enti pubblici?

Dopo 16 mesi di permanenza in Gran Consiglio, essendo stato eletto nell’aprile del 2019 per la prima volta nel Parlamento ticinese, finalmente questa rubrica, “Schegge”, può complimentarsi con il granconsigliere socialista Fabrizio Sirica.

In questi primi 16 mesi non c’è nessun intervento in aula, come nessun atto parlamentare del co-presidente del Ps Ticino, che ci aveva convinto. Ma l’interrogazione del deputato in cui chiede di fare “retro-marcia” sulla “pratica della segnalazione di potenziali trasgressori alla quarantena” da parte della popolazione ticinese che il Dss il 23 luglio in un comunicato stampa auspicava, è opportuna.

Infatti non si capisce bene se l’intento del Dss sia quello di portare i cittadini a trasformarsi in “delatori”, tanto per emulare il Sud Africa dell’apartheid di Botha, o un’ammissione di totale impotenza e incapacità dei servizi dello Stato preposti al controllo dell’ordine pubblico.

Sirica nel suo atto parlamentare dice che il comunicato del Dss è “un invito degno di uno Stato totalitario”. Può essere. Oppure di una Repubblica delle Banane (si veda il film di Woody Allen).

 

 

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Ma anche per la sinistra ticinese, di cui Sirica è membro, un po’ di autocritica farebbe bene. È proprio dalle fila della sinistra che due mesi fa a giugno si sono sollevate le voci favorevoli all’obbligatorietà generalizzata dell’uso di mascherina sui mezzi di trasporto pubblico. Poi dieci giorni fa scopriamo che il 65% delle mascherine sono delle “ciofeche”, ossia non sono state prodotte rispettando tutti i criteri vincolanti per avere la certificazione. E dunque diverse migliaia di ticinesi hanno speso soldi per delle mascherine, per poter usufruire dei trasporti pubblici, acquistando dei prodotti che non sottostavano a nessuna certificazione. Questo è frodare o meno la cittadinanza? Qualcuno ha sentito l’associazione delle consumatrici e dei consumatori dire qualcosa su come la cittadinanza viene “raggirata”, vendendogli (magari a caro prezzo) mascherine non certificate?

Si è visto qualcuno a sinistra dire qualcosa quando ad alcuni media il farmacista cantonale, Zanini, commentando la notizia, si definito “preoccupato”? Gli altri rappresentanti dei servizi dello Stato, come il farmacista cantonale è, si definiscono “preoccupati”, ma non ci dicono chi ha importato (o prodotto) e lucrato sulle mascherine non certificate. Da funzionari dello Stato, (giustamente) lautamente pagati, ci aspetteremmo un po’ di più. Fra i Municipi che hanno acquistato le mascherine (facendo un esempio a caso, Vernate), qualcuno ha verificato se erano certificate o meno, o si lascia a politici che si ricandideranno ad aprile fare operazioni di “marketing” a spese dei propri contribuenti?

 

 

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L’esercito svizzero nell’apice dell’emergenza covid ha acquistato centinaia di milioni di mascherine. Bene. A che prezzo? Sono tutte certificate CE? Chi sono gli “intermediari” che le hanno vendute all’esercito? Questi “intermediari” (importatori o produttori) quanto hanno guadagnato?

Questi dati per noi piccolo media non sano dati sapersi. Ma il buon Fabrizio Sirica potrebbe chiedere ai suoi rappresentanti a Berna di fare qualche domandina e chiedere adeguati chiarimenti.

Perché se è vero quello che scrive lo studio dell’UBS sull’impatto della crisi del coronavirus sui Cantoni, in cui il Ticino perderebbe  il 10% di PIL, essendo uno dei cantoni che pagherebbe il conto economico più alto di questa crisi, sarebbe interessante perlomeno sapere, mentre tutti noi, chi più chi meno, perdiamo una parte del nostro benessere, i nomi e cognomi di chi si è arricchito durante l’emergenza coronavirus e grazie a quest’ultima.