11 settembre 2001. C'è un prima e un dopo

11 settembre 2001. C'è un prima e un dopo

Settembre 11, 2021 - 18:11
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Sabato 11 settembre 2001. Era un martedì, 20 anni fa, quando due aerei colpirono le Torri Gemelle, a New York, che crollarono, causando la morte di quasi 3’000 persone. L’anniversario del primo ventennale di quell’attacco, considerato il più grave attacco terroristico della storia recente, cade a pochi giorni dal ritiro delle truppe dall’Afghanistan, una guerra (il cui conteggio delle vittime fra truppe della coalizione, forze afghane, giornalisti e personale umanitario, soprattutto civili afghani, è stimato attorno alle 240’000 persone) iniziata proprio come risposta a quell’attacco terroristico, verso il Paese mediorientale in cui si ritiene si rifugiasse Osama bin Laden.

Già da diversi giorni i media, dal Ticino al resto del mondo, stanno ricordando l’evento che ha rappresentato, comunque la si veda, un’importante spartiacque della storia contemporanea. A dieci anni dalla caduta del blocco sovietico, l’Occidente fu in qualche modo strappato dal sogno di pace e prosperità che era stato promesso con la sua vittoria e la fine della guerra fredda. Non che, nel mondo, dalla caduta dell’Urss, le guerre finirono, anzi: lambirono l’Europa, con il conflitto nei Balcani negli anni ’90, e continuarono in buona parte del mondo non occidentale. Come, sul piano economico, l’anno precedente al 2001 era stato segnato dal scoppio crollo della cosiddetta “bolla delle dot com”. Sul piano politico, gli anni precedenti al 2001 furono caratterizzati dalla crescita della contestazione alla globalizazione capitalista e dalle imponenti manifestazioni del movimento altermondialista. Altro importante ventennale, caduto a luglio di quest’anno, è stato infatti quello della brutale repressione delle manifestazioni contro il G8 a Genova (vedi qui).

A prevalere però, nel ricordo del mondo e dei media di quel giorno di settembre del 2001, è la dimensione globale, collettiva, emotiva, che la cronaca di quell’evento ebbe. Un po’ tutti si ricordano cosa stavano facendo quando giunsero la notizia, e soprattuto le immagini delle torri che bruciavano e poi crollavano, rimaste impresse nella memoria collettiva.

E dopo? Dall’attacco dell’11 settembre 2011 scaturì naturalmente una grande ondata di solidarietà verso gli Stati Uniti e New York, colpiti nel loro cuore. A meno di un mese dall’attentato, l’annuncio dell’inizio della guerra in Afghanistan da parte del presidente statunitense George Bush (l’11 settembre lui si trovava in visita a una scuola in Florida. Hanno fatto il giro del mondo anche le immagini di Bush Jr che veniva avvisato da un agente dell’attacco in corso, limitandosi ad annuire. Decise di stare ad attardarsi ancora per diverso tempo ad assistere alla lezione dei bambini, forse rimuginando sulle strane amicizie del babbo, mentre il vicepresidente Dick Chaney veniva messo in sicurezza sull’Air Force One). Una guerra che ricevette di fatto la benedizione di buona parte della comunità internazionale. Un po’ più controverso (contestato in particolare all'interno della Nato da Francia e Germania) fu l’inizio della seconda guerra del Golfo, con l’invasione dell’Iraq nel 2003, anche questa giustificata con il presunto supporto dato da Saddam Hussein ai terroristi dell’11 settembre (e con qualche immagine satellitare “ritoccata” della presenza di armi di distruzione di massa).

Soprattutto, con l'11 settembre 2001 la priorità dell'Occidente divenne la sicurezza e la lotta al terrorismo islamico (che compì ancora diversi gravi attentati nel ventennio successivo: Madrid, Londra, fino al Bataclan di Parigi) e quell'attentato scandì anche un declino della contestazione alla globalizzazione neo-liberista, nel nuovo contesto di "guerra di civiltà" (declinata contro l'Islam per i conservatori, a favore della democrazia per i progressisti) ed emergenza sicurezza. Sarà di fatto solo il crollo della Lehamn Brothers nel 2008, e la conseguente crisi, a riscrivere, parzialmente, l'agenda politica mondiale...