20 anni fa la morte di Cuccia. Quando il consulente ti "spara alla schiena"

20 anni fa la morte di Cuccia. Quando il consulente ti "spara alla schiena"

Giugno 23, 2020 - 07:20
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23 giugno 2020. Oggi ricorrono 20 anni dalla morte del banchiere italiano Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca, tra i più importanti protagonisti dell’economia e della finanza italiana della seconda metà del Novecento, ritenuto uno degli uomini più potenti d’Italia, una sorta di “grande burattinaio” della politica italiana. Oggi vi proporremo dei contribuiti sulla figura di Enrico Cuccia.

Ieri invece è tornato a riunirsi il Gran Consiglio. Grande dibattito sul patentino per i “fungiatt” volto a prevenire “l’invasione” di raccoglitori di funghi all’estero, che alla fine è stato bocciato dalla maggioranza granconsigliare. Certo è che quella dei funghi non è proprio la priorità politica per un Cantone che deve fare i conti con l’uscita dalla crisi del coronavirus e con la crisi economica.

A tal proposito, a sollevare interessanti interrogativi sul funzionamento odierno delle istituzioni democratiche è con il suo nuovo libro il costituzionalista italiano Sabino Cassese. Il suo libro si riferisce all’Italia, ma qualche analogia con la situazione ticinese a noi sembra abbastanza evidente, come spiega lui stesso in una rticolo, che Ticinotoday ha ripreso ieri (vedi qui). 

In tema di cornavirus, nel fine settimana non si sono segnalati nuovi decessi e nuovi contagi in Ticino. In Svizzera dopo le aperture aggiuntive di ieri (annunciate venerdì scorso), le dichiarazioni rilasciate dal capo della task-force scientifica federale sul coronavirus, Matthias Egger, che ha giudicato premature le riaperture, sembrano aver ridato coraggio a chi piace “sguazzare” nell’allarmismo sanitario dopo qualche settimana di “naftalina”.

In merito alla presa di posizione di Egger però diverse cose non tornano. Prima di tutto, il Consiglio federale ha consultato la task force scientifica prima di decidere tali riaperture (che di fatto sono la possibilità di tenere eventi con 1’000 persone, ma divise in settori di 300, il ritiro degli assurdi orari di chiusura anticipati di bar e ristoranti, la possibilità di tornare al bancone, la riduzione di mezzo metro di distanza sociale raccomandata, dunque mica chissà che…)? Sì, no? Sarebbe il caso di saperlo. E se il Consiglio federale l’ha consultata avrà anche spiegato a Egger&Co perché ha deciso di procedere diversamente, no? In ogni caso l’epidemiologo ha preferito lanciare un attacco pubblico sui media a chi gli aveva dato un mandato di consulenza (non sappiamo se e quanto retribuito).