9 febbraio. "L'odio non è un'opinione" contro il "rischio censura". Ecco il parere di tre giovani politici

9 febbraio. "L'odio non è un'opinione" contro il "rischio censura". Ecco il parere di tre giovani politici

Gennaio 27, 2020 - 17:29
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Deborah Meili (Verdi), Alessio Mina (Plr) e Leonardo Valsangiacomo (Udc) si sono confrontati lo scorso giovedì in un dibattito sulla modifica di legge contro l'omofobia, in votazione il prossimo 9 febbraio. Ecco le loro opinoni raccolte al termine del confronto. 

Tutela della libertà d’espressione o tutela della dignità e sanzione della discriminazione? In occasione della votazione del prossimo 9 febbraio sulla modifica del Codice penale e del Codice penale militare volta ad estendere anche alla discriminazione sull’orientamento sessuale le discriminazioni sanzionate dalla legge (oltre a quelle basate su razza, etnia e religione, già previste dal Codice penale) il dibattito pubblico si è diviso fra chi, alla luce delle esternazioni di odio e discriminazione che ancora oggi le persone omosessuali subiscono, ritiene si giunto il momento di sanzionare, alla stregua di altre espressioni di razzismo, anche le discriminazioni omofobe (la posizione sostenuta dalla maggioranza dei partiti), e chi invece teme che l’introduzione di questa norma possa comportare una limitazione della libertà di espressione (Giovani UDC e Unione democratica federale proprio per questi motivi hanno lanciato referendum alla legge approvata dalle Camere federali). 
 
Lo scorso giovedì all’Usi di Lugano si è tenuto un dibattito organizzato da “Law & Politics in Usi” e da Giso (Gioventù socialista) che vedeva sostenitori e avversari della nuova legge confrontarsi sul tema. A dibattere c’erano, sul fronte dei favorevoli alla nuova legge, Valerie Baggi (Ppd), Alessio Mina (Plr), Deborah Meili (Verdi), Daniele Alves Barreiro (Ps) e Stefano Araujo (Pc). Sul fronte dei contrari Leonardo Valsangiacomo (Udc) e il deputato Edo Pellegrini (Unione democratica federale). 
 
“Come liberali crediamo che debba essere difesa la libertà di tutti, in particolare delle categorie più vulnerabili”, ci spiega Alessio Mina. "I fatti di cronaca dimostrano che il problema è reale ed esiste in Svizzera”.  Per l’esponente liberale “le opinioni saranno sempre permesse, anzi: è molto importante che in una democrazia rimanga la libertà di opinione anche quando queste sono poco ortodosse”. Ma, prosegue Mina, “la legge è molto chiara e parla di denigrazione, insulto, richiamo all'odio. Questi sicuramente sono concetti che non rientrano nel campo della libertà d’espressione". 
 
Dello stesso parere l’esponente verde Deborah Meili. “C'è un problema reale nella nostra società”, ci dichiara. “L'omofobia porta sofferenza, paure e anche morte. Il tasso di suicidio fra le persone omosessuali e cinque volte più alto che fra le persone eterosessuali. La maggioranza del Parlamento si è schierata a favore di questa legge e soltanto alcune fazioni cristiane molto conservatrici sono contrarie”. “L'odio non è un’opinione”, prosegue Meili. “Nessuno deve aver paura di non poter esprimere la propria opinione. Lo si potrà ancora fare, ma con il rispetto che dovrebbe contraddistinguere una società civile”. 
 
Di diverso parere l’esponente dei Giovani UDC Leonardo Valsangiacomo. “Come Giovani Udc abbiamo a cuore la libertà d'espressione e d'opinione. Quello che ci spaventa e che questa possa essere limitata oltremodo”, ci spiega. “Noi non siamo omofobi”, precisa Valsangiacomo. “La nostra domanda è: dove sta la linea rossa fra libertà d'espressione e discriminazione? Se fosse più chiaro e ci fossero garanzie per quanto riguarda la libertà d'espressione non è detto che i Giovani Udc avrebbero lanciato referendum”. Una critica che l’esponente Udc non rivolge solo alla nuova modifica, che aggiunge quella basata sull’orientamento sessuale alle discriminazioni sanzionate. “La questione dell'orientamento sessuale non è per noi un punto centrale”, ci dichiara. “Il punto centrale è la libertà d'opinione, d'espressione e di credo. La legge attuale potrebbe essere malinterpretata. Vi sono casi di persone che vengono accusate di discriminazione semplicemente perché stavano utilizzando i loro diritti costituzionali (libertà d’opinione, ndr)”. 
 
Il rischio è quello di un “esplosione” di denunce (denuncia non equivale ancora a condanna e una denuncia potrebbe rivelarsi anche infondata)? “È possibile ci sia un aumento delle denunce, magari infondate, verso simili casi”, ci dice ancora Alessio Mina. “Ma questo discorso può valere per qualsiasi altro articolo del Codice penale. In questo caso la necessità di questa legge è sicuramente giustificata. Non sono solo parole: l'odio uccide e in Svizzera abbiamo diversi suicidi ogni anno legati a questo tipo di discriminazioni”. 
 
Secondo Deborah Meili anche dovesse essere approvata la nuova legge ciò non porterà ancora “ogni persona che farà un'estraniazione omofoba ad essere sanzionata” e “si potrà ancora dire molto, che ferirà tante persone”. 
 
Nello specifico, ecco cosa prevede la modifica dell’articolo articolo 261bis del Codice penale (e la relativa modifica del Codice penale militare) in votazione il prossimo 9 febbraio. Oltre che per “chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione” (secondo la legge già in vigore), anche chi lo fa “per il loro orientamento sessuale” verrà sanzionato. Similmente la norma varrà per “chiunque propaga pubblicamente un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente”; “chiunque, nel medesimo intento, organizza o incoraggia azioni di propaganda o vi partecipa”; "chiunque, pubblicamente, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone” ; “chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone (…) un servizio da lui offerto e destinato al pubblico”. La sanzione, recita la legge, è una pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria.