Addio al “monello” della politica ticinese

Addio al “monello” della politica ticinese

Ottobre 11, 2021 - 20:21
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Si è spento oggi il già consigliere di Stato Alex Pedrazzini. Fra i padri della Costituzione ticinese e delle aggragazioni, ha ricoperto la carica di consigliere di Stato dal ’91 al ’99. Proseguì il suo impegno politico nei legislativi…

La politica ticinese perde il suo “monello”. Si è spento all’età di 70, da poco compiuti (era nato il 6 ottobre del 1951), il già consigliere di Stato Alex Pedrazzini. Ricordato e amato per il suo carattere allegro, sincero, sempre pronto a una battuta di spirito, Alex Pedrazzini ricoprì la carica di consigliere di Stato per il Ppd dal 1991 al 1999, per due legislature. Già direttore del carcere de La Stampa e dei penitenziari vodesi, lavorò anche negli Stati Uniti in questo settore, per la precisione in Texas. Nel 1991 fu candidato sulla lista Ppd per il consiglio di Stato, in "quota" Mgppd (il movimento giovanile del partito). Nel 1987 il Ppd perse il suo secondo seggio in Consiglio di Stato, ricoperto da Fulvio Caccia, a favore dell’entrata in Governo del Psa con Pietro Martinelli. Nel 1991 il Ppd oltre alla riconferma dell’uscente Renzo Respini riconquistò il secondo seggio (a scapito del Pst Bervini) proprio con Alex Pedrazzini, che prevalse sul candidato, dato per favorito, della destra Ppd Eusebio (Pedrazzini era esponente pure di destra, ma una destra più moderna e innovativa).
Alex Pedrazzini è stato il primo direttore del Dipartimento delle Istituzioni: nella ristrutturazione dei dipartimenti decisa nel ritiro del Lago d’Orta del 1991, i precedenti dipartimenti degli Interni, della Giustizia, della polizia, del militare, vennero uniti appunto nel Dipartimento delle Istituzioni (in quella riforma da 10 dipartimenti autonomi si passò a cinque, uno per ogni consigliere di Stato: i Dipartimenti dell’ambiente e delle costruzioni vennero fusi nel Dipartimento del territorio e si unirono i dipartimenti dell’economia e delle finanze, che assieme al Decs e al Dss formano l’attuale ripartizione).
Da consigliere di Stato Pedrazzini fu artefice, assieme ai granconsiglieri Argante Righetti (Plr) e John Noseda (Ps), della nuova Costituzione ticinese. Fu anche il “papà” dell’ultimo “ciclo” di aggregazioni comunali avvenute in Ticino, iniziato nella seconda metà degli anni ’90. La prima, avvenuta ancora sotto la sua guida, è stata quella in Capriasca (“ciclo” che, passando per Lugano, già sotto la guida di Luigi Pedrazzini, e da Bellinzona nel 2017, è giunto fino alla Riviera).
Rieletto nel 1995, Pedrazzini non rivendicò il Dipartimento del territorio lasciato da Renzo Respini, da unico Ppd nuovamente rimasto in Governo, con l’entrata della Lega con Marco Borradori (che prese il Territorio). Una scelta per cui fu criticato all’interno del suo partito. Preferì continuare il lavoro iniziato alle Istituzioni. Nell’ultima legislatura si “guadagnò” il soprannome con cui divenne noto, il “monello”, in occasione degli aspri dissidi con Marina Masoni e Marco Borradori su Termoselect (l’opinione pubblica venne a conoscenza del fatto che Pedrazzini fischiettava quando parlava Marina Masoni). Nei suoi ultimi anni da consigliere di Stato fu attivo nella politica a favore dell’infanzia e contro la pedofilia, sostenendo l’associazione “Demetra” della signora Del Priore, “Terre des Hommes” e “Marche Blanche”.
Non ricandidatosi nel 1999 al Consiglio di Stato, non abbandona però la politica istituzionale. Dal 2000 al 2005 è stato consigliere comunale a Giubiasco, dove troverà quale sindaco il Plr Mauro Dell’Ambrogio (con il quale aveva avuto qualche “frizione” nel ’92, quando era capo del DI, e Dell’Ambrogio comandante della polizia cantonale, in occasione della fuga dal carcere de La Stampa, in cui morirono alcuni detenuti). Nel 2003 torna anche sulla ribalta della politica cantonale, venendo eletto in Gran Consiglio, carica che manterrà fino al 2019, quando decise di non ricandidarsi (al suo posto per il suo circondario entrerà l’agricoltore Giovanni Berardi).
Nel 2007 Alex Pedrazzini si candidò nuovamente per il Consiglio di Stato per il Ppd. In quell'anno sia il Ppd che il Ps ambivano a raddoppiare la presenza nel Governo cantonale, "puntando" sulla non rielezione del leghista Marco Borradori e l'uscita della Lega del Governo. Borradori fu però brillantemente rieletto. Alex Pedrazzini giunse secondo, dietro all'uscente Luigi Pedrazzini, ma il Ppd rimase a un consigliere di Stato.
Nel 2006 fu inoltre promotore, assieme ad Alessandro Boggian dei Verdi, Clemente Wicht dell’UDC e a Sergio Savoia, allora granconsigliere Ps, dell’Iniziativa popolare cantonale “28 inceneritori bastano”, contro l’inceneritore di Giubiasco, che fu poi dichiarata irricevibile.