Addio alla "ragazza del secolo scorso". Noi dobbiamo accontentarci della società liquida

Addio alla "ragazza del secolo scorso". Noi dobbiamo accontentarci della società liquida

Settembre 20, 2020 - 20:50
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Si è spenta oggi Rossana Rossanda, giornalista, analista, co-fondatrice de Il Manifesto, di cui è stata una "gemma"...

"La ragazza del secolo scorso" è morta, lasciando un grande vuoto. Rossana Rossanda, che giustamente tutti ricordano come una delle co-fondatrici de "Il Manifesto”, è stata un' intellettuale di immensa grandezza.

Viene ricordata come una delle più importanti giornaliste donne italiane, ma Rossanda era prima di tutto un'analista e commentatrice.

La redazione de "Il Manifesto" la facevano funzionare i vari Riccardo Barenghi, Pierluigi Sullo, Sandro Medici, Guido Moltedo, Aldo Garzia, …, e oggi Norma Rangeri (ma più di tutti Valentino Parlato), lei invece era il puro "valore aggiunto”. Leggersi un suo editoriale, un suo pezzo di commento, bastava a giustificare l’acquisizione del quotidiano di via Tomacelli. Se Parlato era l'organizzatore della "macchina redazionale", Luigi Pintor era un "poeta imprestato alla politica”, Rossana Rossanda era l'analisi divenuta articolo, testo, editoriale.

Lei, assieme a Luciana Castellina (che dell'esperienza de Il Manifesto ha seguito di più la parte attiva in politica, senza però mai completamente trascurare il giornalismo, tanto da diventare a inizio anni '90 la prima direttrice di Liberazione), Rina Gagliardi, Ida Dominijanni, Mariuccia Ciotta, Giuseppina Ciuffreda, Carla Casalini e molte altre, ha costituito quell'alveo di donne giornaliste de Il Manifesto che hanno contribuito a essere esempio di come si fa informazione e analisi per tutti. Alcune di queste donne hanno scelto a un certo punto strade diverse (vedi Lucia Annunziata), o addirittura contrapposte (vedi Tiziana Maiolo), ma tutte in via Tomacelli hanno dato prova di buon giornalismo.

Rossanda era sicuramente una "gemma" in quel collettivo de Il Manifesto, che già di per sé era notevolmente sopra alla media delle redazioni delle altre testate a livello intellettuale.

Ora Il Manifesto non è più in via Tomacelli, quel collettivo non c'è più, e Rossana è morta. E per leggersi qualche analisi, uno deve "surfare" su "Linkiesta" (di tutt'altra matrice politico ideologica), conscio comunque del fatto che c'è un abisso con quella fucina di giornalismo che è stato Il Manifesto (con Extralarge, stupendo esperimento editoriale, La Talpa, Gambero Rosso, la stupenda "Arancia Blu" di Enrico Tiezzi, Alias, Il ManifestoMese, Le Monde Diplomatique, i cantieri sociali dei primi numeri di Carta di Sullo e La Rivista de Il Manifesto di Lucio Magri e Rossana Rossanda, che non era un semplice mensile, ma "dispense" di formazione politica). Oggi si possono leggere i Dossier de Linkiesta, ma non sono paragonabili agli articoli di Pierre Bordieu de La Rivista de Il Manifesto (e non solo per l'orientamento politico diverso). Il dibattito che coraggiosamente tenta di sviluppare Linkiesta su alcune questioni politiche italiane non è paragonabile al dibattito sul postfordismo sviluppatosi sulle pagine de Il Manifesto dai vari Sergio Bologna, Aldo Bonomi, Marco Revelli e il "nostro" Christian Marazzi e non ce ne voglia il buon Franco Cavalli (che gode di tutta la nostra stima), ma i suoi "Quaderni del Forum" sono, dal punto di vista analitico, ancora abbastanza lontani da "La Rivista" del Manifesto, anche se Rossanda li aveva elogiati. Ma non è una lacuna di Cavalli e dei suoi collaboratori, ma è questa nostra contemporaneità che non favorisce l'analisi. 

La morte oggi di Rossana Rossanda ci manifesta il segno dei tempi, dove non si fanno più analisi qualificate e di spessore, ma a dire il vero non ci sono più neanche lettori e lettrici interessati a qualcosa che vada oltre il proprio ultimo post su Facebook.

"La ragazza del secolo scorso" è morta e noi siamo immersi in quella società liquida sempre più simile a una "dissenteria permanente”.