Alberto Nessi: "Ecco perché sto con Lisa Bosia"

Alberto Nessi: "Ecco perché sto con Lisa Bosia"

Settembre 10, 2019 - 17:50
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Si è aperto questa mattina il processo a carico di Lisa Bosia Mirra. L'ex granconsigliera socialista era stata stata condannata ad una pena pecuniaria sospesa per aver aiutato 24 migranti ad entrare illegalmente in Svizzera. Lisa Bosia Mirra, pur riconoscendo i fatti, aveva deciso di ricorrere alla sentenza, in quanto ritiene di aver agito per motivi umanitari e per salvare delle persone in uno stato di emergenza. A prendere le difese della “pasionaria ticinese dei rifugiati”, è stato stato recentemente, fra gli altri, lo scrittore ticinese Alberto Nessi. Anche lui ritiene che in virtù un principio superiore sia legittimo trasgredire le leggi. Lo abbiamo intervistato su questa tema.

Alberto Nessi, perché ritiene che Lisa Bosia Mirra sia stata ingiustamente condannata?
Perché nel giudizio non si è tenuto conto dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, del 1948, che dice: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. E non si è tenuto conto neanche dell’articolo 7 della nostra Costituzione federale, che impone la difesa della dignità della persona. Non l’uomo per la legge, ma la legge per l’uomo.
 
Lei ha citato l’esperienza del pastore Guido Rivoir nell’ambito dell’accoglienza dei profughi cileni in fuga dalla dittatura di Pinochet. Nel caso di Rivoir è stato riconosciuto l’interesse umanitario che prevale sulla legge. Perché a suo avviso questo principio è applicabile anche all’attuale situazione migratoria e al caso di Lisa Bosia Mirra?
Questo principio è sempre valido. È un principio etico che deve stare alla base del comportamento umano, se l’uomo è davvero un uomo. Un principio che tende a salvare la dignità e il rispetto. Afferma Hannah Arendt, la filosofa tedesca naturalizzata statunitense, autrice di opere fondamentali come “La banalità del male” e “Le origini del totalitarismo”: “La qualità personale di un individuo è  precisamente la sua qualità morale”.  Nel nostro paese, non solo Guido Rivoir ha avuto il coraggio di disobbedire, ma anche Paul Grüninger, il comandante della polizia cantonale di San Gallo che ha salvato da morte centinaia di Ebrei in fuga dai nazisti. Ora è Lisa Bosia che disobbedisce, per schierarsi dalla parte delle vittime di violenze e ingiustizie inaccettabili.
 
L’operato di Guido Rivoir godette di un forte sostegno fra la popolazione ticinese. Oggi il sentimento maggioritario (guardando anche al di fuori del Ticino) sembra essere di chiusura, quando non di xenofobia. In un simile contesto la disobbedienza civile rimane una strada valida?
Rimane valido il principio della disobbedienza: disobbedire al conformismo che domina. Accogliere l’altro è segno di civiltà. Se ci siamo imbarbariti, tocca all’educazione correre ai ripari, combattere l’ignoranza: perché il male profondo è l’ignoranza.
 
La sinistra si è sempre schierata in difesa dei ceti più deboli. Oggi tuttavia sono proprio i ceti più poveri ad essere il principale target elettorale dei nazionalisti e del populismo di destra. Ritiene che la sinistra abbia sbagliato qualcosa negli ultimi 30 anni?
La sinistra si distingue dalla destra proprio perché è contro le ingiustizie e i privilegi. Purtroppo, però, la sinistra si è indebolita un po’ dappertutto ed è subentrato un populismo che stravolge i valori: è proprio il popolo che sta dalla parte dei privilegi, dalla parte di Trump negli Stati Uniti, per esempio. Negli ultimi trent’anni la legge spietata dell’economicismo ha portato a far prevalere la disumanità: in nome dei soldi si sacrifica il principio sacro dell’uguaglianza. Sicuramente la sinistra ha sbagliato qualcosa; ma il dovere di ogni buon cittadino che crede nei diritti umani è quello di schierarsi contro il degrado che vediamo sotto i nostri occhi, anche nel nostro paese.