Algoritmi e robot per costruire. Anche l'operaio (o l'architetto), rischiano di essere 'pensionati' dalle ‘macchine'?

Algoritmi e robot per costruire. Anche l'operaio (o l'architetto), rischiano di essere 'pensionati' dalle ‘macchine'?

Febbraio 11, 2020 - 14:09
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Digitalizzazione e immobiliare: delle prospettive di utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito del settore edilizio e dell’immobiliare si è discusso la scorsa settimana. Le preoccupazioni sul fronte dell’occupazione legate alle nuove tecnologie riguardano anche questi settori? Lo abbiamo chiesto a due addetti ai lavori.

Digitalizzazione, rischi e opportunità, prospettive di sviluppo e sfide. Nessun settore oggi sembra immune dal doversi chinare sui cambiamenti portati dalle nuove tecnologie, che cambiano il modo di lavorare (e di vivere). A ben vedere l’evoluzione della società umana è sempre stata scandita e modificata dal progresso tecnologico, anche se i tempi dell’innovazione sembrano essere accelerati esponenzialmente dall’arrivo del digitale. 
 
Anche il settore immobiliare si è recentemente chinato sul tema, in occasione del Congresso Immobiliare tenutosi al Palacongressi di Lugano lo scorso giovedì. “Forma Mentis” era il titolo scelto per il convegno che trattava di “Immobiliare e sfida digitale”. 
 
Molteplici i rappresentati del settore che hanno partecipato alle discussioni in occasione dell’appuntamento, che è stato chiuso dall’intervento del professor Carlo Ratti del MIT di Boston, incentrato sulla città del futuro, dove dati, algoritmi e sistemi di analisi in tempo reale permettono di affrontare alcune delle sfide che più o meno in tutto il mondo affliggono le città (una su tutte quella del traffico). 
 
Ma la sfida digitale come noto spesso fa rima anche con le preoccupazioni riguardanti le prospettive di occupazione. Se l’automatizzazione delle fabbriche è cosa più o meno nota, anche nel settore delle costruzioni si delineano tendenze simili. 
 
“Già oggi vi è la possibilità di costruire con le macchine”, ci spiega il direttore della Ssic Ticino (Società svizzera impresari costruttori) Nicola Bagnovini, che abbiamo interpellato dopo il Congresso. “Lo facciamo spesso in laboratorio, ma in cantiere c'è la problematica che ogni cantiere è diverso dall’altro”. In futuro sarà possibili che “certi tipi di lavoro verranno meccanizzati, come quelli più duri e pericolosi, a vantaggio di tutti dunque. Nasceranno altri lavori, ovvero quello che dovranno gestire questa automazione”.  Tuttavia Bagnovini si dice convinto che figure come quella “del capocantiere, rimarranno, perché si deve avere lo spirito di iniziativa necessario a risolvere le situazioni di imprevisto che spesso sui cantieri si creano”. “Se da un lato una costruzione nuova può essere fatta in maniera prefabbricata, con tecnologie come il BIM (Building Information Modeling, che permette di pianificare e gestire le costruzioni tramite un modello digitale, ndr), per quanto riguarda la ristrutturazione di edifici esistenti siamo ancora distanti da questo. Non mi spaventerei dunque, sul breve medio termine, per la digitalizzazione in rapporto all’edilizia". 
 
Alcuni cambiamenti saranno però necessari. “Sarà necessario cambiare la formazione”, ci dice Bagnovini. “A livello svizzero stiamo valutando un progetto addizionale per studiare come saranno le diverse funzioni dell'edilizia nel 2030. La digitalizzazione sarà un elemento imprescindibile. Rimarrà comunque il lavoratore edile generale, ma ci saranno anche nuovi compiti”. 
 
Ci saranno ancora probabilmente delle funzioni più basilari, come l’aiuto muratore, o manovale, ma, ci dice Bagnovini,  “il muratore avrà delle specifiche ulteriori. Probabilmente si dovrà passare anche ad un apprendistato quadriennale. Non so fino a quando potremo riuscire a formare questi giovani in tre anni. Oppure si dovrà puntare su una formazione e un perfezionamento professionale continuo. Le specializzazioni saranno la chiave di volta per il futuro”
 
 
Per quanto riguarda la progettazione degli immobili pure la digitalizzazione avrà un incidenza. Su questo fronte abbiamo interpellato Paolo Spinedi, fra gli specialisti del settore intervenuto al Congresso di giovedì, presidente della Conferenza dell’Associazioni Tecniche del Canton Ticino (CAT), che riunisce le Associazioni di categoria dei professionisti dell’ingegneria, dell’urbanistica e dell’architettura.
 
 
"La digitalizzazione secondo me offre diversi vantaggi che sarebbe peccato non cogliere”, ci spiega Spinedi. “Si potrà lavorare in maniera più efficiente, si potranno risolvere problemi più facilmente. Nei modelli la digitalizzazione offre grandi vantaggi, il progetto diventa più comprensibile”.  “D'altro canto”, prosegue Spinedi, “vi sono alcuni aspetti che vanno tenuti in considerazione. La digitalizzazione deve essere realmente tenuta in considerazione, e non tradursi in qualcosa che ci fa elaborare tante varianti e soluzioni diverse, per poi non arrivare a nulla. Non va abusata, ma usata in maniera sapiente”. Anche per quanto riguarda l’occupazione “c’è probabilmente un rischio”, ci dice Spinedi. “Penso però che nel nostro settore, laddove si deve usare ‘la testa' per trovare soluzioni, sarà ancora sempre l'uomo che avrà una ruolo centrale”. 
 
Un altro rischio riguarda l’accesso alle tecnologie da parte dei soggetti economici più piccoli. “Il rischio che il piccolo faccia fatica ad accedere a questi strumenti c’è”, ci dice Spiendi. “Oggi certe infrastrutture richiedono investimenti ingenti, non solo di macchine, ma anche di formazione del personale”. “C’è chi si è preparato per tempo”, prosegue il presidente della CAT, “chi non l'ha ancora fatto  si pone la domanda se l'investimento valga la pena. Non penso però che si possa tornare indietro, è una questione di tempo”. 
 
“Già oggi, anche se forse non ce ne accorgiamo, in tanti ambiti del nostro settore questo trend è già in atto”, conclude Spinedi. “Per quanto riguarda il settore delle infrastrutture dal momento che tutti i grandi committenti, come FFS, USTRA o Cantone, passeranno al BIM, o si sarà capaci di progettare in questo modo o si sarà tagliati fuori. E a mio avviso non manca ancora molto”.