All'aperitivo dell'outsider arriva l'altra outsider

All'aperitivo dell'outsider arriva l'altra outsider

Gennaio 12, 2019 - 08:50

La vera sfida sulle liste socialista e Ppd. Per gli outsider vincere non è facile, ma per fortuna ci sono...

Non c'è dubbio. Il vero outsider nella 'debole' lista per il Consiglio di Stato per il Ppd è Raffaele De Rosa, che non solo è arrivato primo nelle elezioni interne al comitato cantonale del Ppd, mentre Paolo Beltramminelli è arrivato quarto, per un voto non quinto, ma indubbiamente è anche il candidato 'azzurro' (escludendo Paolo Beltraminelli) con più sostanza. Infatti 'l'europeista' Michele Rossi è una persona che gode di molta stima all'interno del Ppd, ma più come tecnocrate che come politico (e non è un caso che non ha mai ricoperto vere e proprio cariche elettive), mentre Frapolli e la Zumthor sono quei tipici candidati della cosiddetta società civile, dunque che provengono da fuori partito, il primo dalla direzione dell'Ente turistico, la seconda dalla direzione del Giornale del Popolo, che sono neofiti della politica e in buona parte delle dinamiche del Ppd.
Raffaele De Rosa invece ha fatto 'una vita da mediano' (tanto per citare Ligabue), passo dopo passo si è fatto strada nel Ppd, facendo tutto l'iter di tipica gavetta da militante-apprendista dirigente politico: gran consigliere apprezzato e preparato, ma a differenza di tutti gli altri tre candidati (Zumthor, Rossi e Frapolli) lui l'esecutivo l'ha visto dall'interno, certo comunale, ma gli altri compagni di lista (tranne Paolo Beltraminelli) neanche questa esperienza hanno avuto.  De Rosa però anche dal punto di vista professionale è molto apprezzato: l'Ers-Bv (Ente regionale per lo sviluppo Bellinzonese e Valli) è l'unico che funziona e, diciamolo, la sua credibilità professionale è pari se non maggiore nella conduzione di enti parapubblici che quella di Frapolli (su la Zumthor è opportuno non esprimersi).
Questi elementi e altri che qui non esponiamo per ragioni di spazio ci fanno dire che la vera competizione in casa Ppd è fra Paolo Beltraminelli (che al di là di Argo 1 parte favorito) e Raffaele De Rosa, con l'eterno confronto-scontro fra un sottocenerino e un sopracenerino.
Ma lo stesso ragionamento che vale per Raffaele De Rosa può valere per l'outsider socialista, Amalia Mirante. Al di là dei tentativi di ridimensionarla e di presentarla quasi come una 'sciaquetta' di alcuni media, la Mirante è l'unica sulla lista del Ps del Consiglio di Stato, assieme a Manuele Bertoli, ad essere stata in un esecutivo comunale, ha alle spalle dodici anni fa, nel 2007, un'importante campagna elettorale per il Consiglio nazionale (e non per una 'sottolista' giovanile, ma in una lista in cui c'erano i 'big' come Saverio Lurati, Raffaella Martinelli e il poeta e scrittore Alberto Nessi, oltre ovviamente a Fabio Pedrina e Marina Carobbio), ha sorpreso tutti (anche i suoi compagni di partito) nel 2015 nella campagna per il Consiglio di Stato, dove doveva arrivare quinta e invece è arrivata seconda, e ha un profilo professionale di tutto rispetto, come ricercatrice economica e docente universitaria (il candidato liberale Alex Farinelli è stato un suo studente universitario!).
Senza nulla togliere a Forini-Riget-Sirica questi tre candidati non hanno un curriculum politico, istituzionale e non, paragonabile a quello di Amalia Mirante.
Al di la delle strategie elettorali, che giustamente ogni media fa, Amalia Mirante non è nient'altro che, vent'anni dopo, il Christian Marazzi del 1999, quando l'apparato di partito e molti giornalisti lo vedevano come il candidato della società civile, ed esterno al Ps Ticino, che sarebbe arrivato quinto. Ma sappiamo come è andata a finire. In quell'occasione chi fece la campagna elettorale già da papa, ne uscì cardinale, raggiungendo solo la terza posizione, per poi convertirsi qualche anno dopo alla carriera giudiziaria. Eppure era il favoritissimo.
Per gli outsider vincere non è facile, che si chiamino Raffaele De Rosa o Amalia Mirante (ritratti in questa foto ieri all'aperitivo del candidato Ppd a Locarno, qui la fotogallery che abbiamo pubblicato ieri sera). Ma per fortuna che ci sono, perché se no questa campagna non avrebbe proprio nulla di interessante. E a volte, ricordiamocelo, gli outsider vincono, contro ogni pronostico, contro gli auspici dei giornalisti, delle segreterie di partito e degli esperti della politica. Come vinse nel 1999 l'outsider socialista Patrizia Pesenti, o, e tutti se lo sono dimenticati, un giovane Alex Pedrazzini nel 1991, che arrivò davanti al favorito Eusebio (anch'esso convertitosi alla carriera giudiziaria). L'8 aprile sapremo se il 2019 è l'anno degli outsider o della continuità.