"Altri 15 anni di privilegi, mentre c'è un Paese che soffre"

"Altri 15 anni di privilegi, mentre c'è un Paese che soffre"

Gennaio 04, 2021 - 21:00
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Oggi l’MPS (Movimento per il socialismo) ha consegnato le firme necessarie a portare in votazione a legge sulla retribuzione e sulla previdenza professionale dei membri del Consiglio di Stato. La riforma era stata era stata approvata lo scorso ottobre dal Gran Consiglio, dopo che il tema delle pensioni dei consiglieri di Stato non aveva mancato anche di accendere gli animi in Parlamento. Abbiamo intervistato sul tema il coordinatore dell’MPS Giuseppe Sergi.

Giuseppe Sergi, oggi avete consegnato le firme necessarie al referendum sulla legge sulla retribuzione e sulla previdenza professionale dei membri del Consiglio di Stato. Innanzitutto, visto il periodo particolare, è stato difficile raccogliere le firme?

Oggi abbiamo consegnato 7'583 firme già vidimate. Ve ne sono ulteriori 642 che sono ancora nelle cancellerie, elemento questo di ulteriore complicazione. Diverse cancellerie hanno chiuso il 23 di dicembre e riapriranno il 10 gennaio. Il processo di vidimazione è andato dunque un po' a rilento. Nel complesso le firme finali saranno più 8'000. 

Il periodo era sì difficile, ma nella raccolta delle firme presso le bancarelle non abbiamo avuto particolari difficoltà. Le persone hanno risposto in maniera chiara, convinta e decisa alla nostra azione. Abbiamo agito su due piani, inviando da un lato in una serie di Comuni i formulari. L’elemento centrale però rimane la raccolta delle firme nelle bancarelle nei vari centri del Cantone, come per noi è stato il caso in tutti i referendum e le iniziative. Per di più abbiamo iniziato a raccogliere le firme solo intorno ad inizio dicembre, quando il termine referendario partiva già a metà novembre. I nostri compagni si sono spesi molto, ma abbiamo trovato per strada anche diversi simpatizzanti che hanno raccolto firme per conto loro nella propria cerchia, alcune persone che già conoscevamo, altre invece no. 

 

Voi contestate la revisione del sistema pensionistico dei consiglieri di Stato. Quali elementi vi hanno portato a questa decisione, o, detto in altri termini, quale tipo di riforma voi avreste invece potuto ritenere accettabile?

Quanto riteniamo accettabile è quello che è stato già deciso dal Parlamento nel 2015, ovvero che i consiglieri di Stato siano sottoposti alla Cassa Pensione dello Stato. A partire dal 2015 infatti anche gli attuali consiglieri di Stato pagano un contributo pensionistico del 9%. 

Per quanto riguarda la riforma approvata dal Gran Consiglio in realtà si applicherà solo ai futuri consiglieri di Stato e dunque la vedremo applicata solo fra 15-20 anni, quando qualche nuovo consigliere di Stato andrà in pensione. Siccome nuovi consiglieri di Stato devono essere ancora eletti, e non lo saranno prima di due anni, e calcolando che resteranno in carica almeno un decennio, vuol dire che prima di 15 anni questa legge non si applicherà a nessuno. Salvo per un articolo: quello che stabilisce il salario. Il salario lordo dei consiglieri di Stato con questa riforma viene aumentato di 33'000 franchi annui e questo si applica anche agli attuali consiglieri di Stato, a differenza del regime pensionistico.

Tutta la discussione da cui è nata questa riforma, ovvero gli attuali privilegi salariali e pensionistici dei consiglieri di Stato, alcuni di essi, a nostro modo di vedere, anche illegali, resteranno tali e quali per molti anni. Ricordo ad esempio che c'è un consigliere di Stato, Raffaele De Rosa, che è stato eletto solo due anni fa e che potrà restare in carica molti anni. Godrà dunque di privilegi salariali e pensionistici che lo stesso parlamento già nel 2015 aveva riconosciuto addirittura privi di base legale. Lo stesso discorso vale per gli altri consiglieri di Stato che sono ancora relativamente "giovani" per età o per entrata in carica, come Norman Gobbi e Christian Vitta. Essi dunque potranno ancora godere dei vecchi e illegali privilegi pensionistici per 15 anni e in più beneficeranno dell'aumento salariale previsto dalla legge. Queste sono le ragioni che ci hanno spinto a lanciare il referendum. 

 

Lei mette in luce un aspetto di coerenza con quanto deciso dal Parlamento. Da parte vostra vi è anche però un discorso più ampio sulla retribuzione dei politici (salariale e pensionistica)? I consiglieri di Stato sono pagati troppo?

Non stiamo facendo del populismo gratuito. Se si volesse discutere la questione di fondo si dovrebbe riformare tutta la legge e introdurre dei principi diversi. Ad esempio, che un consigliere di Stato dovrebbe avere un salario non troppo lontano da quello che la legge riconosce come un salario con il quale si può vivere. Il salario minimo legale con cui il Cantone riconosce che una persona possa vivere è di 3'200 franchi mensili. I consiglieri di Stato fra salario aumentato e indennità (che sono dei salari camuffati) ora non sono lontani dai 300'000 franchi annui. Guadagnano di fatto 10 volte più di quanto è considerato il minimo vitale. 

È una discussione questa che si potrebbe sicuramente fare, ma non è l'attuale discussione. Noi non vogliamo diminuire i salari degli attuali consiglieri di Stato, vogliamo che non aumentino, come invece ha deciso il Parlamento. Riteniamo che già attualmente i consiglieri di Stato siano ben pagati, visto che attualmente hanno un salario lordo di 243'000 franchi e con il nuovo aumento arriverebbero a 277'000 franchi. Inoltre attualmente c'è un Paese in sofferenza, persone che si vedono ridurre il salario, o addirittura sparire completamente il proprio reddito. Decine di migliaia di persone hanno delle sofferenze reddituali. Ci sembra l'ultimo momento in cui decidere un aumento dei salari dei consiglieri di Stato. Oggi il tema principale deve essere come salvaguardare i redditi modesti e non come rendere più attrattiva la carica di consigliere di Stato, perché altrimenti, come sostengono alcuni, solo i profili peggiori si metterebbero a disposizione. 

 

Non vede dunque un pericolo nel rendere poco attrattiva economicamente una carica nell’Esecutivo cantonale dal punto di vista della disponibilità di candidati validi?

La storia dei consiglieri di Stato in Ticino è fatta di persone che guadagnavano molto meno di adesso e che hanno fama di essere stati buoni consiglieri di Stato. Oggi, che sono pagati molto di più di quanto non lo erano 30 o 40 anni fa, abbiamo delle persone insignificanti. La politica sta diventando, anche a causa di queste questioni salariali, uno strumento per far carriera. Noi a questo ci opponiamo. Chi sarebbero le persone che cercano di far carriera in politica solo perché i salari sono buoni? Magari coloro che in altri ambiti non lo sarebbero altrettanto, perché devono dimostrare di essere capaci e vigono dei criteri di maggiore efficienza. D’altra parte, senza fare nomi, credo sia facilmente dimostrabile che alti salari nelle cariche pubbliche non corrispondono alla qualità delle persone che le occupano.

Inoltre tutti i giorni sentiamo la retorica ufficiale dire che è un onore diventare consiglieri di Stato e mettersi al servizio del Paese, per cui la questione salariale non dovrebbe nemmeno essere evocata. Respingo anche l’idea secondo cui ai “poveri” consiglieri di Stato quando lasciano il Governo vada data una sicurezza economica. Se una persona a 50 anni lascia il Consiglio di Stato è un comunque un privilegiato: le sue conoscenze, i suoi contatti, quello che ha fatto e i legami che ha tessuto, gli permetteranno di sistemarsi. Cosa che invece non si può dire per qualsiasi salariato che alla stessa età deve lasciare il suo posto di lavoro, per di più senza pensioni dorate come quelle dei consiglieri di Stato.

 

Nello Stato anche gli alti funzionari ricevono salari e pensioni paragonabili se non superiori a quelli dei consiglieri di Stato. Anche su questo si dovrebbe intervenire? 

Questa discussione l'abbiamo già fatta in occasione della nuova scala salariale approvata quattro anni fa. Gli unici che si sono opposti siamo stati noi. Ci siamo opposti per vari motivi, compresi anche gli alti stupendi nei funzionari dirigenti, oltre che per l'aumento del numero di anni per arrivare dal minimo al massimo dello stipendio, o il fatto che per alcune funzioni vi sono invece salari inferiori a 4'000 franchi. Quella che anche i funzionari dirigenti hanno dei salari alti è un’obiezione che respingiamo da parte di chi ha approvato questi salari. Ci è anche chiaro il perché di questi alti salari: gli alti funzionari sono i "cani da guardia" del potere, coloro che hanno il compito di esercitare sui dipendenti la funzione di controllo, non solo amministrativo, ma anche politico. 

Noi siamo pronti ad aprire anche questo discorso, su tutta la scala salariale dei dipendenti. Si dovranno migliorare le condizioni di alcune categorie e porre dei limiti in alto per gli altissimi funzionari che hanno una funzione sostanzialmente politica. Ma, come detto, quattro anni fa non ho sentito nessuno, salvo noi, fare un simile discorso. 

 

Riuscito il referendum si andrà in votazione. Pensate di riuscire a scardinare la coesione mostrata dalle altre forze politiche in Gran Consiglio attorno a questa legge? Quali sentori avete sulla votazione?

In Gran Consiglio abbiamo constatato che hanno votato tutti a parte noi questa legge, salvo forse qualche astensione. Bisognerebbe chiedere agli altri se vi saranno dei ripensamenti. 

Noi siamo abituati a fare le campagne da soli. Come abbiamo raccolto le firme, faremo la campagna e sono abbastanza convinto che la vinceremo. 

 

 

 

franniga