Andrea Stephani. Giovani e comuni ecofriendly

Andrea Stephani. Giovani e comuni ecofriendly

Settembre 10, 2019 - 09:04
Posted in:

Riceviamo e pubblichiamo. Il granconsigliere dei Verdi Andrea Stephani ha scritto un contributo sull'ambiente e i giovani

Un paio di settimane fa, diversi giovani del Coordinamento cantonale Sciopero per il clima hanno
manifestato di fronte ai Municipi di alcuni Comuni ticinesi, chiedendo agli enti locali di dichiarare lo
stato di emergenza climatica, forti della convinzione “che l’unico modo per affrontare una crisi che
colpirà l’intero pianeta sia quello di agire in ogni campo e a tutti livelli”.
Con la consapevolezza che i grandi cambiamenti e le rivoluzioni globali partono sempre da una presa di
coscienza individuale e da piccoli gesti quotidiani, i giovani dello Sciopero per il clima domandano
dunque ai Comuni di vestire i panni del maresciallo La Palisse è dichiarare che la situazione climatica
attuale non è (più) sostenibile e che, anzi, siamo forse di fronte all’ultima occasione per invertire la rotta
e salvare l’intero Pianeta da una catastrofe tanto evidente (si pensi a quello che è successo quest’estate,
dagli incendi in Siberia alla deforestazione in Brasile, dallo scioglimento del permafrost in Groenlandia
al funerale del ghiacciaio Okjokull in Islanda) quanto preannunciata. Si tratta però di un gesto
puramente simbolico: tale presa di posizione, infatti, non comporta di per sé alcuna conseguenza diretta
nella gestione dei Comuni.
Al di là dell’efficacia della promulgazione dello stato d’emergenza, qualcuno ha sollevato dubbi sulla
scelta dell’interlocutore individuato dai giovani: ha forse senso chiedere ad un Comune, ovvero al livello
istituzionale più basso, quello con l’autonomia legislativa più limitata dalle normative cantonali e
federali, di proporre soluzioni ad un problema globale?
La risposta non può essere che una: certo che sì. I Comuni sono le istituzioni più vicine alla
popolazione e al territorio; erogano servizi e promuovono (o dovrebbero farlo) una migliore qualità di
vita per i propri cittadini garantendo incentivi e sussidi in diversi settori: dal risanamento energetico
degli immobili alla promozione del Trasporto pubblico. Oppure pensiamo ai divieti concernenti
l’impiego delle plastiche monouso durante le manifestazioni, introdotto da alcuni Comuni e ora
diventato un tema cantonale e nazionale. Anche l’arredo urbano è un altro esempio di come gli enti
locali possano diventare protagonisti di questa auspicata inversione di tendenza; troppo spesso esso è
considerato unicamente in una prospettiva estetica, quando invece, con un approccio più ecologico,
potrebbe davvero rappresentare un primo baluardo contro il surriscaldamento climatico. Aree verdi,
giardini verticali o itineranti, orti urbani: i vegetali assorbono il CO2, proteggono la biodiversità
salvaguardando gli habitat vitali degli insetti e, grazie all’ombra che offrono gratuitamente, hanno
un’importanza funzione termoregolatrice, soprattutto nei periodi di calura.
La Città di Sion – quella la cui temperatura è aumentata maggiormente nel periodo tra il 1990 ed il 2010
– è senza dubbio uno dei Comuni svizzeri maggiormente all’avanguardia in materia di riqualifica
ecologica degli spazi pubblici. Basti pensare alla trasformazione di Cours Roger Bonvin, una superficie
di 14'000 metri quadrati in cui sono stati piantumati 700 alberi e che è diventata un luogo di incontro e
di refrigerio durante le sempre più torride estati vallesane. Il costo di questa riqualifica? Un anno di
lavori e circa 40 franchi al metro quadrato. Il tutto all’insegna dello slogan KISS: “keep it simple and
sexy”!
Ad immagine del capoluogo vallesano, un Comune che vuole davvero definirsi ecofriendly e che
riconosce la situazione di emergenza climatica planetaria può dunque fare molto con poco. Per citare
(ma senza fare nomi) un altro esempio recente, è doveroso sottolineare che una città lungimirante e
attenta alla qualità di vita dei propri cittadini non decide di tagliare un centinaio di alberi in
un’operazione di restyling, ma, anzi, dovrebbe piantarne altri cento. Perché, come recita un vecchio
adagio, “il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa; il secondo momento migliore è
adesso”.
Andrea Stephani