Argante Righetti: "Uomo di Stato rigoroso, ma sapeva anche emozionarsi e ridere"

Argante Righetti: "Uomo di Stato rigoroso, ma sapeva anche emozionarsi e ridere"

Novembre 18, 2020 - 22:10
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È scomparso domenica, all’età di 91 anni, Argante Righetti, consigliere di Stato, granconsigliere, procuratore, uomo di Stato e esponente radicale del Plr. Una delle figure politiche che hanno segnato la storia di questo Cantone, ricordata da alcuni di coloro che lo hanno conosciuto…

Uno statista, un maestro, un uomo dai saldi principi, ma anche un persona timida e sensibile. Domenica 15 novembre 2020 ci ha lasciato Argante Righetti, già consigliere di Stato, procuratore, granconsigliere, una delle figure politiche che hanno segnato la storia recente di questo Cantone. Molte sono le persone che hanno ricordato il politico e l’uomo Argante Righetti, i suoi lati umani e quelli della sua figura politica.

 

Argante Righetti: un uomo rigoroso, ma sapeva emozionarsi

Come Jacques Ducry, ex magistrato e granconsigliere (prima Plr e poi indipendente socialista), che lo ha ricordato anche durante la cerimonia funebre svoltasi ieri a Bellinzona.

“Per me è stato un Maestro, con la "M" maiuscola”, ci dice Ducry, per la “trasmissione, la difesa e la promozione di certi valori nell'ambito dei rapporti fra cittadino e Stato, in modo particolare i valori di giustizia e libertà”.

"L'ho conosciuto quando avevo 15 anni, quando ho iniziato a frequentare la politica”, ricorda Ducry. “Si avvicinavano le elezioni del 1971 per il Consiglio di Stato (Argante Righetti ricoprì la carica di consigliere di Stato dal 1964, quando subentro al prematuramente scomparso Franco Zorzi, al 1979, ndr). “L'ho ascoltato, assieme ad altri candidati. Da allora lui, unitamente ad Alfredo Giovannini (tutt'altro modo di essere, ma dagli stessi principi), sono stati i miei maître à penser. Hanno trovato in me un terreno fertile, hanno coltivato quello che sentivo dentro”.

“Non era un libertario come sono io”, ricorda Ducry. “Era rigoroso, con sé stesso e con gli altri. Aveva però dei momenti di emozione, che non manifestava solo quando declamava certi principi, quando difendeva delle cause o promuoveva i suoi concetti. Anche nella vita privata si emozionava: per un film con Jean Gabin, o un brano musicale di Édith Piaf, o per una squadra sportiva. Anche se non sembrava, amava ridere. Aveva una sensibilità che manifestava apparentemente poco. Questo suo rigore, quasi una distanza verso il resto del mondo, era dovuto a una forma di timidezza e sensibilità. Conoscendolo bene, anche in privato, questo suo lato emergeva”.

Di Righetti, ci dice Diego Scacchi, già sindaco di Locarno per il Plr (oggi si schiera con i socialisti), presidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico, che vede Righetti fra i suoi fondatori, “ho sempre apprezzato la fedeltà agli ideali che sono stati suoi per tutta la vita e che ha portato nella sua attività politica. Sempre nel rispetto delle opinioni altrui, era molto fermo nel difendere quanto egli riteneva giusto”.

Due battaglie in particolare ricorda Scacchi, che lo hanno accomunato, assieme ad altri, a Righetti. “La prima è quella per la legge urbanistica, negli anni '60. Righetti era consigliere di Stato, a capo del Dipartimento delle pubbliche costruzioni (oggi Dipartimento del territorio, ndr), competente per la legge urbanistica, e io presidente della commissione e relatore della legge. Abbiamo vinto in Gran Consiglio, a larghissima maggioranza, purtroppo abbiamo perso in votazione popolare, soprattutto per alcune argomentazioni demagogiche avanzate dagli oppositori, che facevano presa su sentimenti che poco c'entravano con la legge urbanistica, suscitando la relazione dei piccoli proprietari, la cui libertà in realtà tale legge non andava a ledere”.  “Un'altra battaglia condotta assieme”, aggiunge Scacchi, “è stata quella in difesa della magistratura e sull'importanza di nominare dei magistrati coscienti dell'importanza dei diritti civili e del riconoscimento dell'esercizio di questi diritti, durante la stagione del 1968”.

“Ho avuto la fortuna di conoscere sia il suo lato politico, che quello umano. È uno degli ultimi statisti che il nostro Cantone ha avuto”, ci dice Katya Cometta, presidente dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni in Ticino, che si è opposta all'iniziativa per il finanziamento delle scuole private, un'altra delle battaglie, quella in difesa della scuola pubblica, a cui Righetti aderì convintamente. “Oltre alla sua visione e alla sua capacità di essere uomo di Stato, aveva lati personali molto particolari. Come quello, insospettabile, del senso dell'umorismo. Era, tutto sommato, un uomo profondamente timido”, ricorda Cometta. “Non era una personalità esplosiva, quando lo si incontrava. Aveva una timidezza che lo rendeva in un certo senso più "umano". Lo si vedeva come uomo di Stato, di grandi principi, estremamente rigoroso: non credo abbia mai fatto una sbavatura ai suoi principi e ai suoi ideali. Eppure aveva anche questo lato di timidezza e di sense of humor. Era capace di grandi risate e battute sarcastiche. Era anche una persona estremamente modesta. Non l'ho mai visto vantarsi o far pesare quello che sapeva e che era”.

“Di personaggi simili ne abbiamo avuti pochi Ticino”, prosegue Cometta. “Abbiamo avuto la fortuna di averli in passato. Righetti è uno degli ultimi, per il suo carisma unito alla semplicità, oltre a una grandissima competenza e rigore”.

Il lascito politico

“Il Senso dello Stato”, ci dice Katya Cometta. “Era un uomo di Stato, da intendersi come insieme di cittadini, dove l'agire politico deve essere incentrato sul bene del maggior numero possibile di persone. Non si potrà mai soddisfare tutti, ma l'obiettivo dovrebbe essere quello di fare il bene per il maggior numero di persone possibili, senza pensare a egoismi, ambizioni personali, voglia di apparire. Il senso dello Stato è la protezione e la crescita di tutti i cittadini. È uno degli insegnamenti che ha lasciato a chi lo ha conosciuto. Jacques Ducry, Dick Marty, Gabriele Gendotti, Laura Sadis, … , siamo tutti cresciuti in un certo senso alla scuola di Righetti. Una scuola fatta prima di tutto di senso dello Stato”.

“È stato il punto di riferimento di un certo modo di essere, di progressismo, di liberal-socialsmo o radical-socialdemocrazia, che dir si voglia, che si ritrova nei principi di giustizia e libertà”, osserva Jacques Ducry. “Era uno uomo che cercava di fare in modo che i concetti di giustizia e di libertà si tramutassero in leggi, nella scuola, nel servizio pubblico, …,”.

Ducry ricorda “quando nel Plr c’era una vera cultura politica": “Siamo cresciuti con Argante Righetti (esponente dell’ala radicale, ndr) e Franco Masoni (esponente dell’ala liberale, ndr), uomini di cultura, di forti principi e passione politica. Anche al centro: c’arano Carlo Speziali, Ugo Sadis, Alma Bacciarini, Pier Felice Barchi, ma anche dopo con le presidenze di Fulvio Pelli e Giovanni Merlini. Il tutto è andato poi un po' a ramengo…”.

"Argante Righetti è stato un vero uomo di Stato, che riconosceva tutte le competenze che vanno attribuite a uno Stato affinché la società possa funzionare”, ricorda Diego Scacchi. “Era persuaso della necessità dello Stato e di attribuirvi le competenze che sono necessarie alla sua azione a favore di tutti, in particolare dei ceti meno favoriti. Era questa l'impostazione fondamentale di Righetti, che condividevo totalmente, unita alla componente della difesa della laicità dello Stato e alla necessità di separare l'azione dello Stato da quella della Chiesa”. “Era un'impostazione chiaramente di sinistra nell'ambito del Partito liberale radicale”, dice Scacchi, “che però è stata condivisa da buona parte del partito fino a qualche anno fa, fino a che l'ala radicale del partito è praticamente scomparsa, lasciando che il partito trascurasse la questione della laicità e si spostasse su posizioni di destra, favorevoli più all'economia che alla giustizia sociale”, ci dichiara Scacchi. “Con queste sue idee è stato il principale promotore della fondazione nel 2000 dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico, quando era ormai dagli anni '80 che vigeva, in tutto il mondo e anche in Ticino, l'ideologia del 'meno Stato' e delle privatizzazioni”, ci dice Scacchi. La nascita dell'associazione avvenne in reazione "ai provvedimenti di tipo privatistico che intendeva intraprendere l'Azienda elettrica ticinese", ricorda Scacchi. "Erano anche gli anni in cui c'era stata l'iniziativa per il sussidio alle scuole private, ai quali evidentemente Righetti si opponeva".  “Intendimenti, quelli dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico", conclude Scacchi, "che corrispondevano perfettamente all'azione politica e alle idee portate avanti da Righetti nei suoi anni di Governo”.

 

 

 

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