Argo 1, il perché dell'abbandono. "Carenze manifeste, ma i funzionari erano convinti di agire nell'interesse pubblico"

Argo 1, il perché dell'abbandono. "Carenze manifeste, ma i funzionari erano convinti di agire nell'interesse pubblico"

Dicembre 06, 2018 - 11:03
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Il Procuratore Generale Andrea Pagani ha spiegato oggi le motivazioni all'origine del decreto di abbandono nei confronti di due funzionari e dei responsabili di Argo 1 nell'inchiesta per reati corruttivi e infedeltà nella gestione pubblica.

Ci si era lasciati con il comunicato stampa del Ministero Pubblico dello scorso 20 novembre, che annunciava il decreto di abbandono, nell’ambito del procedimento penale su Argo 1, nei confronti degli all’epoca dei fatti funzionari del Dss Claudio Blotti e Renato Scheurer (per le ipotesi di reato di corruzione passiva, accettazione di vantaggi e infedeltà nella gestione pubblica)  e di Marco Sansonetti e Davide Grillo, rispettivamente responsabile operativo e titolare della ditta di sicurezza Argo 1 (per il titolo di reato di corruzione attiva e concessione di vantaggi). Rimaneva l’interrogativo su quali fossero le motivazioni che hanno portato il Procuratore generale Andrea Pagani alla sua decisione.
 L’altro ieri i media erano stati convocati alla nuova Centrale Comune di Allarme (CECAL)  di Bellinzona per una conferenza stampa sulla chiusura del procedimento sull’assegnazione del mandato di gestione di centri per richiedenti l’asilo all’ex agenzia di sicurezza Argo 1.

Oggi, per oltre 30 minuiti, il procuratore generale Andrea Pagani ha sviscerato le ragioni che hanno portato alla decisione del decreto di abbandono. 
Il Pg ha informato che ieri il decreto di abbandono è stato intimato e che nel frattempo le parti e il Consiglio di Stato (che si era costituito parte civile) non hanno presentato ulteriori istanze probatorie. Una delle parti ha chiesto un risarcimento delle spese legali, richiesta respinta.

Entrando nel vivo delle motivazione del decreto di abbandono “per dirla all’italiana”, ha detto Pagani, “il fatto non sussiste”.
 Per quanto riguarda i reati ipotizzati di natura corruttiva, ha spiegato Pagani, l’inchiesta ha escluso che via stata corruzione (passiva e attiva) e accettazione di vantaggi. A questa conclusione si è giunti effettuando perquisizioni  sui conti bancari dei responsabili di Argo 1 e dei funzionari, esaminando la documentazione fiscale dei pubblici funzionari, la posta elettronica dei funzionari e con la perquisizione domiciliare di un funzionario, che ha comportato anche il sequestro di documentazione. Inoltre sono stati effettuati cinque interrogatori a carico di “chi adombrava il dubbio che vi fossero state delle mazzette”. Tutti hanno riferito, ha detto Pagani, che si trattava di loro ipotesi non corroborate da alcun che di oggettivo. Sia i funzionari che i responsabili di Argo 1 hanno negato nel modo più assoluto che i primi avessero ricevuto e i secondi avessero dato qualcosa per ricevere il mandato.

Di natura più prettamente giuridica e complessa la motivazione del decreto di abbandono per quanto riguarda i reati di infedeltà nella gestione pubblica relativi ai due funzionari. Pagani, citando la giurisprudenza del Tribuanle federale, ha spiegato  che privilegiare una ditta in una commessa pubblica (fatto che per quanto riguarda il caso Argo 1, appunto, stando all'inchiesta, "non sussiste"), configuri il reato di infedeltà nella gestione pubblica. Non è invece sufficiente a configurare questo reato, ha detto Pagani, "un comportamento sconveniente o addirittura inqualificabile del funzionario”. “È indiscutibile che le modalità di scelta, le procedure di concessione del mandato, le successive conferme, i controlli su Argo 1, siano stati viziati da carenze manifeste di natura amministrativa”, ha detto Pagani. Carenze che però non tocca alla Procura eviscerare. Esse sono già state affrontate nel rapporto del consulente del Consiglio di Stato Marco Bertoli, come dal Controllo cantonale delle finanze,  e lo saranno da parte della Commissione parlamentare di inchiesta. 
I due funzionari quando hanno agito nel 2014 assegnando il mandato a Argo 1, lo hanno fatto “in violazione di alcune norme di natura formale”, ma  “erano di per sé convinti di lavorare in favore degli interessi del Cantone (attribuendo il mandato a chi aveva presentato l’offerta più bassa, di 35 franchi all’ora per agente, ovvero Argo 1, ndr). Anche il rischio di danneggiare gli interessi economici o ideali dello Stato non era evidente in quel momento. Tanto che i funzionari pubblici hanno preso la precauzione inizialmente di affidare il mandato per un tempo molto breve di un mese”. In seguito e in tempi brevi, criticità iniziali come la mancanza di numero sufficiente di persone qualificate sono state sanate. 
Per Pagani vi sono “evidenti prove di superficialità e di approssimazione nelle decisioni, che però non bastano a configurare il reato di infedeltà nella gestione pubblica in base a quanto stabilito dalla giurisprudenza del Tribunale federale”.