Assange: sentenza sull'estradizione da rifare

Assange: sentenza sull'estradizione da rifare

Dicembre 10, 2021 - 15:37
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L'Alta Corte di Londra sconfessa la sentenza che ha stabilito che il fondatore di Wikileaks non può essere estradato negli Usa. 

Immagine: Wikipedia

L'Alta Corte di Londra di Londra rispedisce al mittente la sentenza che negava l'estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks Julian Assange. 

Lo scorso gennaio un tribunale aveva stabilito che Assange non poteva essere estradato negli Stati Uniti,  dove è incriminato per spionaggio e potrebbe rischiare fino a 175 anni di carcere, in base al pericolo di suicidio legato al prevedibile trattamento giudiziario e carcerario negli Usa. 

Ora l'Alta Corte ha accolto ricorso presentato dal team legale americano, rinviando il caso al tribunale di grado inferiore. I giudici hanno giudicato sufficienti le rassicurazioni giunte dalle autorità statunitensi sul trattamento carcerario dopo l'estradizione. 

Nel 2010 e nel 2011 Wikileaks aveva pubblicato centinaia di documenti riservati inerenti le guerre in Afghanistan e Iraq che documentavano crimini di guerra e violazioni dei diritti umani commessi dalle forze alleate (prevalentemente statunitensi) nei due Paesi. I procuratori Usa accusano Assange di aver aiutato l'analista della difesa statunitense Chelsea Manning a violare la legge sullo spionaggio degli Stati Uniti, di essere stato complice di hacking da parte di altri e di aver pubblicato informazioni riservate che hanno messo in pericolo gli informatori. I defensori di Assange hanno sempre considerato le accuse nei suoi confronti politicamente motivate dal fatto di aver pubblicato documenti del governo degli Stati Uniti che hanno rivelato prove di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.

Assange è incarcerato in Gran Bretagna dall’aprile del 2019, quando era stato espulso dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dopo sette anni. Aveva chiesto asilo presso l'ambasciata del Paese sudamericano per evitare l’estradizione in Svezia, dove era stato accusato di violenza sessuale, accusa poi smentita e archiviata dalla magistratura svedese.