Bar e ristoranti: vogliamo ammettere che è un fallimento? Natale con i fucili, ma è vietato cantare

Bar e ristoranti: vogliamo ammettere che è un fallimento? Natale con i fucili, ma è vietato cantare

Dicembre 19, 2020 - 23:13
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L’obiettivo era quello di evitare chiusure. Sarà che non si poteva fare altrimenti, ma almeno spiegarci perché si è fallito… C’è chi “dissacra” il Natale e chi lo salva, con il benestare dei “chiusuristi”…

Bar e ristoranti chiusi (e strutture culturali e sportive). Certo, poteva anche andar peggio (ovviamente escludiamo dal discorso i diretti interessanti, ovvero chi vive gestendo un bar o un ristorante). Non siamo ancora al lockdown come in Paesi a noi vicini. Ma c’è anche da tener presente che l’inverno da superare inizia fra due giorni. Il vaccino (che è giunto alla prima omologazione in Svizzera di quello prodotto da Pfizer/BionTech), secondo quanto ci è stato detto è sì un passo importante, ma non risolverà tutti i problemi subito.

Queste estate si è detto da più parti, ovvero dalla maggioranza della politica e anche da alcuni “scienziati ufficiali”,  che l’obiettivo era quello di non dover ricorrere nuovamente a delle chiusure.

Bisognerebbe perlomeno, a questo punto, ammettere il fallimento, indipendentemente dal fatto che le misure che entreranno in vigore a livello federale la prossima settimana, in questo momento, erano necessarie o meno. L'obiettivo declamato non è stato centrato. Bisognerebbe, soprattutto, capire perché si è fallito (e ovviamente se non si ammette nemmeno di aver fallito nel non chiudere diventa abbastanza complicato). Di fatto si è ritornati ai piedi della scala. A quasi un anno dall’arrivo della pandemia (era lo scorso 25 febbraio quando fu registrato il primo caso in Svizzera, in Ticino) durante la conferenza stampa del Consiglio federale, è stato ripetuto, dal consigliere federale Alain Berset, il “mantra” con cui si è giustificato il lockdown della scorsa primavera: gli ospedali sono “al limite della capacità”. Passi che le strutture ospedaliere erano al limite della capacità nella prima ondata. Ma passi fino a un certo punto: il numero di posti letto in cure intense è pur frutto delle pianificazioni ospedaliere decise della politica (e non ci risulta che medici e ospedali abbiano avuto tanto da ridire) nei passati anni. È non è che negli scorsi anni gli allarmi per il rischio di possibili pandemie siano mancati. Ma per la “seconda ondata”? Cosa si è fatto per potenziare le capacità degli ospedali? Beh, evidentemente non abbastanza, visto non si è in grado di rispettare gli obiettivi che la politica si era data e che ha declamato dinnanzi all’opinione pubblica. Stesso discorso per la capacità di tracciamento dei contagiati, che in diversi Cantoni (Ticino compreso) sembra non essere stata adeguata alla portata della “seconda ondata”.

 

 

 

 

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In Ticino si punta però a salvare il Santo Natale. Il Consiglio di Stato ha comunicato che per il 24, 25 e 26 dicembre sono previste deroghe alla direttiva di un massimo di 5 persone per le aggregazioni, che potranno arrivare fino a 10, di fatto adeguandosi a quanto previsto a livello federale (per quanto riguarda le deroghe di Capodanno aspettiamo a parlare, visto che dopo Natale vi saranno nuove comunicazioni del Consiglio federale e non si può escludere che la linea, se i contagi dovessero aumentare, cambi all’ultimo momento). E ovviamente, ci mancherebbe, 50 persone a messa!

Adesso aspettiamo però che qualche “chiusurista” non catto-ciellino (ammesso che esistano) alzi la mano per dire: “irresponsabili!”.

 

 

 

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A Natale però non cantante, è vietato. A noi sbadati ci era sfuggito a dire il vero e ce ne ha resi edotti la stampa italiana. Ma in effetti come ci spiega il sito dell’Ufsp (Ufficio federale della sanità pubblica) da ieri è permesso cantare solo “da soli o nella cerchia familiare”,  “durante la lezione di musica dei bambini nelle scuole dell’obbligo”, nelle “prove e concerti di cantanti professionisti” e nelle “prove dei cori professionali”. Dunque se invitate a cena qualche amico (massimo 5, o 10 a Natale) non azzardatevi a cantare. Aspettiamo di vedere scenette di coretti amatoriali natalizi davanti ai supermercati braccati dalle squadre speciali. Certo che quando il filosofo Massimo Cacciari, riferendosi ovviamente alla situazione italiana (ma con il Covid, tutto il mondo è Paese), parlava di “delirio normativistico”, non aveva tutti i torti…

 

 

 

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C’è invece chi il Santo Natale lo “dissacra”, con un film che sembra unire la pellicola natalizia e la comicità ai migliori action movie della più becera (in senso buono, per carità) tradizione hollywoodiana. Il regista de “La Passione di Cristo”, Mel Gibson, quest’anno si presenta al pubblico con “Fatman”, in cui interpreta un Babbo Natale con fucili alla mano, con una taglia sulla testa (messa da un bambino che ha ricevuto del carbone) e assoldato dall’esercito americano. Evidentemente si può andare oltre a “Babbo bastardo”… Vedremo se la qualità della pellicola ripagherà le attese suscitate dalla sua irriverenza.

 

 

 

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La Confederazione ha portato da 50 a 100 milioni i finanziamenti a fondo perso per il lo sport (e altri 100 per la Cultura). Certo le società sportive di incassi (perlomeno dal pubblico) di questo periodo non ne fanno. Ma se ci sono 100 milioni da Berna a fondo perso perché allora dei Consigli comunali, come quello di Lugano, devono votare delle “fideiussioni solidali” a copertura dei crediti in sostegno delle società sportive, che vanno ad aggiungersi ai crediti covid “ordinari” per tutte le aziende? Magari lunedì prossimo qualcuno ce lo dirà…