Basta con l'emergenza "stop and go" e un orizzonte di qualche giorno

Basta con l'emergenza "stop and go" e un orizzonte di qualche giorno

Novembre 12, 2020 - 09:32
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È da un po' che sul covid sembra che si "navighi a vista". Se era (parzialmente) spiegabile nella prima ondata, ora forse sarebbe ora di avere un orizzonte temporale più lungo di qualche giorno. Intanto pure la trasparenza fa passi indietro...

Dopo il teatrino patetico dei “prima 50, poi 5 e infine 30” persone massime per i teatri e per i cinema, in questo Cantone sarebbe opportuno che si guardasse un po’ oltre la prospettiva del proprio naso (anzi, delle proprie narici). Avere almeno un orizzonte di sei mesi è il minimo che si può pretendere da delle autorità ed istituzioni che dovrebbero avere un adeguata credibilità presso la propria popolazione. La si finisca con gli allarmismi  "stop and go” e con una gestione di una situazione difficile (però, ammettiamolo, non è una guerra mondiale) che va giorno per giorno.

Secondo diversi esperti (interpellati sia da media italiani, sia da media inglesi, sia da media francesi) questa seconda ondata potrà anche esaurirsi nei prossimi 30-40 giorni (a tal proposito ci si può leggere l’articolo di Sandro Modeo apparso tre giorni fa sul Corriere della Sera), ma è molto possibile che la situazione più difficile la si dovrà vivere a gennaio-febbraio (che poi sia definita una “terza ondata” o meno, poco importa).

Sarebbe interessante che i media locali, piuttosto che concentrarsi esclusivamente su un orizzonte di 3-7 giorni (in attesa di constatare o meno la saturazione dei posti letto in ospedale), si ponessero qualche domanda su come sarà l’inverno in Ticino (e per chi non l’avesse capito, non a livello meteorologico). Se anche da noi si può iniziare a prevedere (e magari una volta ogni tanto prepararsi) l’ipotesi che gennaio e febbraio potranno essere mesi molto difficili. Lasciamo ad altri valutare, prevedere e pianificare le misure in ambito sanitario, ma visto che di solo covid non si vive, magari altre questioni sono più facili da programmare. Ad esempio: come garantire i diritti democratici in questa fase? Portare in tournée il Gran Consiglio nelle varie località amene del nostro bel Cantone è l’unica e soprattutto la più efficace soluzione per permettere al Legislativo di operare (e nelle prossime sedute non ci sono temi “light”, bensì questioni cruciali come la rinomina decennale dei magistrati, l’approvazione del preventivo cantonale, il rifinanziamento da mezzo miliardo di franchi della cassa pensione dei dipendenti pubblici, senza dimenticarsi l’acquisizione del palazzo Botta dell’ex Banca del Gottardo, oggi EFG, per trasformarlo in Palazzo di Giustizia per la bellezza di 80 milioni di franchi, … )? E poi non c’è da dimenticarsi che in aprile dovrebbero tenersi le elezioni comunali, già annullate la scorsa primavera. E qualcuno dovrebbe anche dire a partiti, candidate e candidati, prima che inizino a spendere soldi per stampare santini ed altro, se queste elezioni comunali si terranno o meno. E come si possono tenere delle vere elezioni comunali senza una reale campagna elettorale (che per chi non vive sul pero, dovrebbe iniziare a gennaio, dopo l’Epifania, quando influenza stagionale e covid probabilmente creeranno qualche grattacapo di troppo alla cittadinanza)?

O anche questa volta si vuole tenere tutti sulle spine, magari mandando a casa delle elettrici e degli elettori il materiale elettorale, per poi due settimane prima del voto riannullare le elezioni comunali?

Buttiamola lì. Non è più sensato dire già adesso che magari le elezioni comunali è meglio farle a giugno 2021 o al limite a settembre 2021 (senza avere strane idee di “ri-annullamento” delle elezioni per un anno) permettendo alle candidate, ai candidati e ai partiti di pianificare una campagna elettorale vera, essenziale per la vita democratica di un Paese?

Stando all’empirismo di questa estate si può dedurre che da giugno a settembre la situazione epidemiologica del coronavirus non sarà completamente assente, ma sicuramente meno intensa che nei  mesi invernali. Dunque, senza avere particolari doti di preveggenza, si potrebbe immaginare che maggio e giugno possano essere due mesi in cui si possa fare una campagna elettorale almeno dignitosa.

Ma fino quando avremo autorità, ma ancor di più il mainstream mediatico locale, che ragionano in un perenne “work in progress”, portando all’estremo, non in una fabbrica, bensì nell’intera società, il concetto di “just in time”, è evidente che l’unica cosa che si potrà avere da chi prende le decisioni o da chi vuole influenzarle è una nevrosi collettiva.

 

 

 

 

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Nella “prima ondata” circa la metà dei decessi in Ticino è avvenuto nelle case per anziani. Ora, con circa 50 nuovi decessi in questa “seconda ondata”, come siamo messi? Le ultime decisioni riguardante la comunicazione dei casi nelle case per anziani di certo non aiutano alla trasparenza. Come ha informato il Dss in una delle ultime conferenze stampa (decisione giustamente criticata dall’MPS), ora la comunicazione spetta alle singole strutture.  Però, ad esempio, la Città di Bellinzona ha comunicato che non comunicherà (se non ovviamente a diretti interessati e autorità cantonale) dati statistici sul covid provenienti dalle proprie case per anziani, rispedendo la “palla” all’autorità cantonale. In sostanza, ora nessuno è tenuto a comunicare quanti contagi e decessi vi sono nelle case per anziani? Alla faccia delle trasparenza…