Berlusconi, la ricerca del colpevole e l'altruismo egotista

Berlusconi, la ricerca del colpevole e l'altruismo egotista

Settembre 14, 2020 - 20:40

La vicenda della malattia di Silvio Berlusconi, ammalatosi di covid, nel frattempo oggi dimesso dall'ospedale, ha visto una grande attenzione mediatica per la ricerca del "colpevole", ovvero di chi l'abbia contagiato. Ma, l’individualizzazione in una pandemia contagiosa senza sapere di essere ammalati è in sé un concetto assurdo...

In queste ore stiamo assistendo al pericolo di vita in cui è incorso Silvio Berlusconi, infettato dal Coronavirus.

Premessa, anche un po’ banale. Non è certo una novità che l’umanità si confronti con una malattia infettiva. Ora è un virus, ci sono anche i batteri. Kafka, alla cui memoria è posata una targa sul lungolago di Lugano, morì di tubercolosi. La malattia c’era, così come c’erano quelli che la spargevano: si trasmetteva per via aerea, da goccioline “sparate” dalla bocca. I sanatori son lì a ricordarci quel tempo. La novità del nostro Coronavirus è l’alta probabilità di contagio, che causa il sovraffollamento degli ospedali, obbligando lo Stato a “decidere” chi ha la precedenza. Violando la sua promessa di salvarci tutti.

Ma la Vera Particolarità (VP) del Covid19 è che possiamo infettare gli altri senza avere sintomi e quindi senza sapere di essere ammalati. Siamo tutti quanti superspreader in potenza. Tutti siamo pericolosi. Questa è la situazione che conosciamo tutti, non dico nulla di nuovo.

Torniamo al Berlusca. Ora su “Repubblica” leggo che “il contagio forse partito dalla figlia Barbara”. Questa frase è l’immagine del nostro tempo. La possibilità di dire chi avrebbe “fatto partire” un contagio, distribuendo così colpe e responsabilità.

Ma l’individualizzazione in una pandemia contagiosa senza sapere di essere ammalati è in sé un concetto assurdo. Già di per sé la pandemia é negazione dell’individualità. Pan-demia vuol dire proprio “tutto il popolo”: il virus si trasmette via aerea da persone inconsapevoli, tocca tutti, non ci sono colpevoli.

Non sempre esistono colpevoli, ma la società “mediatica del rischio” sembra non riuscire a farne a meno.

Ecco allora arrivare le “strategie di diminuzione del rischio”, così da riuscire a costruire “colpevoli” anche se non ci sono. Contagiati e contagianti, colpevoli tutti quelli che “non han fatto attenzione”. Non è qui il momento di dire se la mascherina serva oppure no, ma di ribadire l’approccio alla cosa che stiamo vivendo. Siamo diventati tutti quanti pericoli-potenziali. Chi meno, gli asintomatici non testati, chi più, gli asintomatici positivi. Io, p.e., sono chiuso in una stanza per farmi due settimane di quarantena a Manchester (no, nemmeno io sono un eremita) nonostante il giorno prima di partire sia stato testato negativo – non si sa mai, dice il governo.

Noi il virus ancora non sappiamo coinvolgerlo nel nostro vivere. E forse è meglio così. Ma siamo consapevoli che per il virus il corpo è solo un ospite. Creatura non-viva e non-morta, il virus si sposta e democraticamente ci infetta potenzialmente tutti, e nessuno sa né per-che, né per-come. Non c’è qualcuno da cui il “contagio parte”, si tratta di qualcosa di incontrollabile, il cui unico modo per fermarlo è fermarci. Ma noi non possiamo fermarci, lo sappiamo.

Ma allora perchè ne parliamo? Perchè vogliamo trovare la colpevole, cercandola addirittura nella figlia del contagiato, dannandola? Il motivo è la nostra incapacità di accettare di essere impotenti in questo Mondo.

Da mesi ormai ci sforziamo di contenerci, ma i numeri aumentano inesorabilmente. Ancora oggi Garzoni distribuiva patenti di cretineria agli studenti ammassati all’aperto senza mascherina, contemporaneamente in Francia un tribunale annullava l’obbligo di mascherina all’aperto. Di che parliamo? La confusione domina, è parte della nostra società tecnica, in cui il disordine pretende di dare ordini. Abbiamo iniziato con “le superfici piene di virus”, ed ecco che facevamo la doccia quotidiana di disinfettante, più volte al giorno, alle mani e a luoghi reconditi (il Ciuffo consigliò di berselo!). Poi abbiamo prodotto 10 miliardi di mascherine – rigorosamente usa e getta – e abbiamo esonerato l’amuchina. Il nuovo gadget bianco-blu (e da luganese vi dico: irrita!) da oggetto pericoloso per la salute (ricordate? “non usatela tutto il giorno che fa male respirare la roba che espirate”) è diventato il Sacro Graal della tutela mia e tua.

Contemporaneamente egocentrica e altruista, chi non la indossa diventa un egoista (cit.). Altruismo egotista, in realtà, per cui occupandomi di te e proteggendoti da me mi realizzo nella mia individualità.

Questa spinta individualista è irritante perchè non può essere messa in questione, è common-sense. Ma facciamo attenzione al cortocircuito: è proprio l’individualismo consumista che spinge i dati su – e su – e su. Il problema non è l’individuo che infetta un altro individuo, ma l’individualismo moderno che non ci permette di fermarci. Nessuna critica appare possibile sul fatto che viviamo esattamente come prima, spostandoci come prima, godendo come prima, soffrendo come prima.

Non si tratta qui di fustigarci, ma di essere analitici. Non sto dicendo che io sono a favore di un blocco dell’economia. Ma che è ora di osservarci, almeno ora che il misticismo si sta mischiando allo scientismo.

Torniamo all’inizio: che significa che Barbara (rigorosamente con il Nome, perché la società dello spettacolo ce la fa vivere come fosse amica nostra) ha infettato Silvio? Nulla di nulla. È fumo negli occhi, ma è una particella di discorso che ci permette di vivere-come-prima e di far crollare nel baratro chi soffre. Barbara colpevole, non doveva far la festa col padre, ci diranno. Silvio colpevole, non doveva star vicino a altri esseri umani, ci diranno.

In una pandemia in cui hai due settimane asintomatiche di incubazione: o ti recludi, o prima o poi il virus te lo becchi. Laddove la società attorno a noi continua a comunicarci che non possiamo fermarci (la pubblicità continua a dirci di consumare, no?), in cui il pendolarismo continua come prima e in cui riaprono gli stadi, non possiamo parlare nè di vittime, nè di carnefici. Siamo tutti complici.

Dico io: perlomeno la stampa e accoliti eviti di appioppare  certificati di origine, pazienti zero e tutte ste scemenze. Nella nostra società ci muoviamo, come piccoli atomi che collidono e si scambiano energia. Fermarci ci costa troppo in senso economico, ma anche in senso identitario. Siamo corpuscoli che devono muoversi. E così si muove Barbara, così si muove Silvio. Il banco dell’ipocrisia non salterà, perchè tra Barbara, Silvio e noi non cambia niente. Stavolta siamo “tutti sulla stessa barca”.

Questa è la pandemia 2.0. Della generazione lockdown. Del “o tutto, o niente”. Ai tempi di Boccaccio si isolavano ancora in gruppo. Oggi è impensabile. Viva l’individualismo. Qual’è il tuo indirizzo zoom?

 

Filippo Contarini