Bixio Caprara: benefici e opportunità della nuova Legge sull'Ente Ospedaliero

Bixio Caprara: benefici e opportunità della nuova Legge sull'Ente Ospedaliero

Aprile 21, 2016 - 16:47
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Ticinotoday intervista Bixio Caprara, membro del comitato SìLEOC a fovore della nuova Legge sull'Ente Ospedaliero Cantonale. 

Oggi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del comitato Sì LEOC. Partiamo dalla conclusione. Alla fine della conferenza è stato fatto un accenno all'Ospedale cantonale unico e Attilio Bignasca ha detto che non si vedrà mai. Lei veramente crede che sia così?
 
 
Diciamo che le premesse politiche sono un po' difficili. Bisogna però lavorare per passi. Bisogna anche capire bene che cosa si intende con Ospedale cantonale unico. Dire che tutto viene trasferito in un unica struttura è una cosa e invece dire che determinate specializzazioni debbano essere concentrate in al massimo uno o due poli è un altra cosa. Adesso abbiamo iniziato a dire questa seconda versione, proprio per rispettare il discorso della qualità delle cure, che ancora una volta deve essere al centro del dibattito. Si vuole cercare di migliorare o di mettere in atto le premesse ideali affinché la qualità delle cure in Ticino possa crescere e svilupparsi. Per fare questo bisogna avere nelle diverse specialità una certa casistica ed è questa che permette di raggiungere determinate prestazioni di qualità.
 
Ora con la Legge sull'Ente Ospedaliero Cantonale e la pianificazione di fatto si è deciso di andare nella direzione di concentrare maggiormente alcune prestazioni nel Luganese e nel Bellinzonese. Cosa avete da dire al Mendirsiotto e al Locarnese, che potrebbero sentirsi un po' trascurati nel futuro per quanto riguarda le prestazioni sanitarie?
 
Intanto penso si debba ricordare che nel Mendrisiotto è previsto un investimento di circa 30 milioni per la nuova ala. Credo che nella pianificazione si è anche tenuto conto di determinate osservazioni e richieste per esempio nell'ambito dei letti acuti di minore intensità, dove c'era un evidente mancanza, che però poteva essere realizzata solo quando sarebbe stata realizzata la nuova ala. Quindi le due cose vanno assieme, Per il Mendrisiotto mi pare che il discorso sia abbastanza chiaro. Per il Locarnese credo che questa modifica della LEOC diventi un opportunità. Il Locarnese ha due istituti: uno è l'Ospedale La Carità e l'altra è la Clinica Santa Chiara. Sappiamo che se le due entità dovessero rimanere separate non ci sarebbero i numeri per mantenere determinate specialità. Se invece le due entità dovessero essere messe assieme, cercando di sviluppare questo discorso di collaborazione, allora potrebbero raggiungere determinati numeri e quindi mantenersi nel Locarnese, che ha un interesse turistico molto importante. Sappiamo che d'estate c'è tantissima popolazione che si aggiunge a quella residente, c'è quindi un bisogno sanitario molto diverso. È importante mantenere un offerta sanitaria di qualità e la qualità vuol dire un numero minimo di casi. Per le due regioni quanto si propone va nella buona direzione.
 
Chi sostiene il referendum e chi porta avanti l'iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” sostiene che in Ticino con questa nuova pianificazione e con questa legge si da troppo spazio alla sanità privata. Oggi in conferenza stampa si è parlato di integrazione fra la sanità pubblica e la sanità privata. Sta di fatto che ini Svizzera la media di prestazioni da parte di strutture private è del 20% mentre in Ticino e del 40%. Volete dire che bisogna semplicemente prendere atto che c'è questo 40% e con questo cercare di fare un'integrazione o in futuro è auspicabile che la politica intervenga per tentare di ridurre questa quota?
 
Iniziamo con il dire che chi ha lanciato questa iniziativa non ha preso atto dei risultati della pianificazione, perché è antecedente e quindi le due cose non ci azzeccano. Questa è la dimostrazione che ha un'impostazione ideologica. Chi ha lanciato l'iniziativa vorrebbe chiudere tutte le cliniche private ed avere solo una sanità pubblica. Non siamo un'economia pianificata e quindi in questa nostra bella Confederazione esiste ancora una certa libertà di mercato e quindi ci sono ancora degli attori privati che svolgono anche nell'ambito ospedaliero la loro attività in modo legittimo. C'è una legge federale, non bisogna dimenticarlo, che dà determinate indicazioni: se un ente svolge determinate attività, dimostra di avere le competenze, ha un determinato numero di casi, quindi ha dei pazienti che si rivolgono alle proprie prestazioni, non c'è motivo per cui un'autorità possa togliere loro il mandato. Di questo bisogna prenderne atto. Qui si vuole da un lato fomentare lo scontro ideologico, mettendo da un lato i buoni, e si presume che i buoni siano per gli iniziativisti il pubblico e dall'altro i cattivi, che si presuppone che siano i privati. À la guerre comme à la guerre. Oppure si può cercare di avere un approccio collaborativo nell'interesse dei pazienti ticinesi e tenere conto di realtà che esistono. Per esempio nessuno credo che oggi metta in discussione il fatto che il Cardiocentro sia il centro di riferimento per i problemi cardiologici, che la Clinica Hildebrand sia il punto di riferimento per determinati tipi di riabilitazioni. Si prenda atto di queste cose e si cerchi di sviluppare delle collaborazioni. Io credo che questo sia l'approccio giusto. Credo che assieme sia molto meglio che invece promuovere lo scontro.
 
Un ultima domanda. Si è parlato, sul finire della conferenza stampa, del futuro centro universitario che dovrebbe essere collegato a questa riorganizzazione della sanità. Secondo lei quali sono le opportunità reali del fatto che il Master in Medicina possa portare un valore aggiunto alla sanità ticinese?
 
Le buone scuole le fanno i bravi docenti. Quindi il Master in Medical School, che sarà un'offerta della nuova facoltà dell'USI, potrà avere successo nella misura in cui potrà avere dei docenti qualificati, che potranno formare in modo adeguato gli studenti che verranno in un istituto universitario . Questi bravi docenti arrivano se ci sono delle realtà ospedaliere di qualità, quindi torniamo al discorso di prima. Siamo alla casella di partenza. O si crede allo sviluppo e alla crescita di un'offerta ospedaliera di qualità, e quindi con determinate economie di scala, con determinate dimensioni, con determinate casistiche. Questo permette di attirare determinati specialisti, e questi specialisti nella medicina sono molto facilmente professori e medici, che hanno anche l'abilitazione all'insegnamento universitario. Le due cose vanno quindi viste assieme.