Blitz anti-mafia: traffico d'armi e intestazione fittizia di beni

Blitz anti-mafia: traffico d'armi e intestazione fittizia di beni

Luglio 21, 2020 - 17:18
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Un 60enne dipendente comunae del Luganese sarebbe fra i fermati dell'operazione che ha condotto all'arresto di 75 persone fra Italia e Svizzera. 

Vi sarebbe anche un 60enne ticinese del Luganese fra le persone coinvolte nell’ambito dell’operazione “Imponimento” che ha portato all’arresto di 75 persone fra Italia e Svizzera sospettate di far parte della ’ndrangheta.

Gli agenti della polizia federale sono intervenuti questa mattina all’alba presso l’abitazione del uomo, dipendente di un Comune del Luganese, è stata perquisita e sono stati sequestrati cellulari e computer. A confermarlo a Ticinonews la moglie del 60enne, che nega ogni addebito. In Italia è stata perquisita la casa di vacanza della famiglia.

Maggiori dettagli delle accuse mosse dagli inquirenti emergono dalle carte dell’inchiesta. "Coadiuvando il fratello”, si legge nell’incarto citato sul sito della Rsi, l’uomo si sarebbe messo “a disposizione dell’organizzazione e rendendosi disponibile alle esigenze dell’organizzazione tra cui apparire intestatario fittizio di beni e attività riconducibili al sodalizio”. Il 60enne sarebbe accusato di essere il prestanome per la “titolarità" di un "costruendo prefabbricato, destinato a frantoio" e della proprietà di un "terreno posto nel comune di Filadelfia".

Il fratello dell’uomo è stato arrestato a Muri nel Canton Argovia e, si legge sempre sul sito della RSI:  “Insediatosi in Svizzera ed in stretto e diretto contatto con XXX (nome noto alla redazione, ndr) si occupava dell’approvvigionamento di armi per conto del gruppo, in particolare importandole dall’estero e segnatamente dalla Svizzera; in generale, si occupava, per conto del sodalizio, degli interessi economici dell’organizzazione in Svizzera, ricevendo il denaro provento delle attività illecite e rendendo conto ad XXX delle attività imprenditoriali situate in Svizzera, nonché trasferendogli all’occorrenza i relativi proventi”.

Titolare dell’inchiesta italiana è il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. “La base operativa di queste locali di ‘ndrangheta va da Lamezia Terme a Vibo Valantia”, ha detto Gratteri ai microfoni della RSI. “Sostanzialmente queste famiglie sono radicate da tempo in Svizzera e sono in Svizzera per fare riciclaggio”. In totale l’inchiesta vede indagate 158 persone fra Italia e Svizzera.

 

 

Il comunicato del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). 

 

 

Le autorità svizzere e italiane hanno preso parte ad un'azione coordinata nei confronti di un'organizzazione criminale di stampo 'ndranghetistico. A seguito di indagini congiunte, la mattina del 21 luglio 2020 sono state arrestate persone e sono state eseguite perquisizioni domiciliari in entrambi i paesi. In Svizzera, nei Cantoni Argovia, Soletta, Zugo e Ticino, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in collaborazione con fedpol ha effettuato diverse perquisizioni domiciliari e ha arrestato una persona. Oltre ai rappresentanti del MPC e di fedpol, sono stati impiegati numerosi funzionari di polizia cantonali.

 

L'azione è il risultato di un procedimento penale condotto dal MPC, in particolare per sospetto di sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale (art. 260ter codice penale [CP]), riciclaggio di denaro (art. 305bis CP), ricettazione (art. 160 CP), messa in circolazione di monete false (art. 242 CP), l'importazione, l'acquisizione e deposito di monete false (art. 244 CP) e le sospettate violazione dell'art. 19 cpv. 2 della legge federale sugli stupefacenti (LStup).

Il procedimento penale è attualmente in corso nei confronti di sei persone di nazionalità italiana, la maggior parte delle quali risiede in Svizzera. Gli imputati sono sospettati di appartenere e sostenere un'organizzazione criminale italiana di stampo ‘ndranghetistico. Nell’ambito delle estese indagini eseguite - durante le quali il MPC ha anche potuto interrogare due collaboratori di giustizia in Italia – è emersa l’esecuzione da parte degli imputati di differenti attività illecite. Ad esempio, si presume che moneta falsa sia stata importata dall'Italia in Svizzera e sono emerse condotte legate a traffici di armi, stupefacenti e riciclaggio di denaro. Gli imputati vivono in Svizzera da molti anni e, presumibilmente, all’esecuzione di attività illegali hanno affiancato l’esercizio di attività legali, come investimenti, concessione di prestiti o persino la gestione di un ristorante, attività che costituiscono una sorta di investimento dell’organizzazione criminale in grado di rafforzarne il vigore criminale.

Diverse perquisizioni domiciliari ed un arresto
Un imputato è stato arrestato nel Cantone Argovia e a suo carico verrà chiesta la carcerazione preventiva. Un imputato è stato arrestato in Italia dove rimane per il momento in detenzione preventiva. Due imputati sono stati interrogati in Svizzera e successivamente rilasciati. Un'altra persona imputata si trovava già in stato di detenzione in Italia e gli elementi di prova raccolti a suo carico in Svizzera verranno trasmessi alle autorità di perseguimento penali italiane. Sono previsti ulteriori interrogatori. In quattro Cantoni Argovia, Soletta, Zugo e Ticino sono state perquisite diverse abitazioni e locali commerciali nonché messi al sicuro numerosi mezzi di prova, fra i quali armi, munizioni e denaro contante.

Gli imputati sono accusati di sostenere e partecipare a un'organizzazione criminale la cui esistenza, energia criminale e formazione è stata confermata con sentenze cresciute in giudicato in Italia. Nella primavera del 2016 la Procura della Repubblica di Catanzaro ha inviato al MPC una comunicazione spontanea di informazioni relativa a fatti penali con richiesta di costituzione di una squadra investigativa comune. La Procura di Catanzaro ha inoltre segnalato soggetti residenti in Svizzera che si presume fossero coinvolti nell’azione illecita realizzata dall’organizzazione criminale. Il MPC e la Procura della Repubblica di Catanzaro hanno quindi deciso di costituire una squadra investigativa comune – un cosiddetto "Joint Investigation Team" (JIT) – ed operare congiuntamente nell’ambito di inchieste penali transnazionali. Nel settembre del 2016, il MPC ha avviato il relativo procedimento penale.

Il MPC desidera ringraziare le autorità partner italiane, in particolare la Procura della Repubblica di Catanzaro, fedpol e le forze di polizia cantonali implicate per la buona collaborazione.

Per informazioni sull'azione delle autorità partner italiane, il MPC indirizza alla Procura della Repubblica di Catanzaro: http://www.procura.catanzaro.it/ 

La presunzione di innocenza si applica per tutti i partecipanti alla procedura. Attualmente il MPC non fornisce ulteriori informazioni sul procedimento penale e/o sulle fasi procedurali concrete.