Bruno Cereghetti. Coronavirus? “Sì, inciderà anche sui premi di cassa malati… e io le scuole le avrei chiuse”.

Bruno Cereghetti. Coronavirus? “Sì, inciderà anche sui premi di cassa malati… e io le scuole le avrei chiuse”.

Marzo 06, 2020 - 14:45
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Bruno Cereghetti, già a capo dell'Ufficio assicurazione malattia, nonché già granconsigliere e municipale socialista di Locarno (per il prossimo aprile è nuovamente candidato per un posto nell’Esecutivo locarnese), fuga ogni dubbio sul fatto che l’attuale situazione inciderà anche sui premi di cassa malati. “I costi della salute aumenteranno e con essi i premi”. Tuttavia, dal punto di vista della copertura dei costi, anche nella peggiore delle ipotesi, secondo l’esperto il sistema assicurativo non è a rischio. Il pericolo per il sistema sanitario è però quello di un numero di casi troppo grande da gestire…

Nelle due ultime settimane il tema della sanità ha occupato prepotentemente i media, ovviamente in relazione alla diffusione del coronavirus. Ogni giorno si sono susseguite le notizie riguardanti nuovi casi di contagio e di misure volte a contenere la diffusione del virus. Dopo i primi giorni di pesante incertezza, in cui l’opinione pubblica difficilmente poteva comprendere se e quanto era opportuno preoccuparsi per l’epidemia, negli ultimi giorni il problema principale si è delineato più chiaramente. 
 
Il virus non è la peste bubbonica e la maggior parte delle persone contagiate guariscono. Stando agli ultimi dati dell’Oms (ma i numeri sono in costante evoluzione) la mortalità del nuovo coronavirus è intorno al 3,4%, più dell’influenza stagionale, ma molto meno dei coronavirus Sars e Mers (che preoccuparono le autorità sanitarie rispettivamente nel 2003/2004 e nel 2014). Ciò non toglie che per le fasce di popolazione più fragili rappresenta in ogni caso un pericolo. 
 
Il problema principale sembra però essere invece la capacità del sistema sanitario di far fronte all’epidemia. Infatti, sarebbe circa il 15% dei contagiati che necessita di un ricovero. Un numero che, in caso di pandemia diffusa, i sistemi sanitari difficilmente sarebbero in grado di reggere. 
 
Se ora i Paesi stanno tentando di contenere la diffusione del virus, chi più chi meno (l’Oms ha criticato alcuni Paesi che non starebbero prendendo misure sufficienti per contenere il virus), volgendo lo sguardo al lungo periodo, è difficile non prevedere che l’epidemia avrà un incidenza sui costi della salute. E in Svizzera costi della salute fanno rima con premi di cassa malati…
 
“Dovremo far fronte a un incremento dei costi di malattia, che inevitabilmente incideranno anche sui premi, a dipendenza dell'impatto che avrà il coronavirus sul nostro sistema sanitario”, ci dichiara Bruno Cereghetti, esperto di casse malati, già capo dell’Ufficio assicurazione malattia del Dipartimento sanità e socialità ticinese. “Vorrei però dire che non c'è alcun timore che il nostro sistema assicurativo fallisca”, precisa Cereghetti, “anche nel peggiore degli scenari di espansione pandemica. Gli assicuratori malattia hanno una sicurezza finanziaria che gli permette di reggere non a uno tsunami, ma a cinquanta". “Hanno riserve abbondantissime”, prosegue Cereghetti, “che sono da utilizzare appunto nel caso di un evento straordinario. Ma anche se avessero riserve minime, già sono calcolate a un livello tale per cui non c'è da temere che vi sia un implosione delle capacità di rispondenza degli assicuratori malattia”. 
 
Ad esempio, spiega Cereghetti, “nella storia del nostro sistema assicurativo siamo passati attraverso tre anni di fila, il 2001, il 2002 e il 2003, dove il tasso di riserve degli assicuratori malattia è stato inferiore a quanto era definito come parametro minimo legale. In questi tre anni non solo nessun assicuratore è fallito, ma non ha nemmeno rischiato di fallire”. 
 
Cereghetti giudica “poco probabili” richieste di intervento finanziario per le casse malati da parte dell’ente pubblico. In ogni caso “se gli assicuratori malattia arrivassero con pretese simili, dovrebbero essere molto ben motivate”, ci dice. “Dovrebbero dimostrare di non essere in grado di fronteggiare la situazione, cosa che allo stato attuale delle garanzie finanziarie non è il caso".
 
Tuttavia non è il caso di relativizzare il problema, ci spiega Cereghetti. “Quello che dobbiamo evitare è l'espansione rapida di questa malattia, che potrebbe creare ancora maggiori costi sul sistema sanitario”. “Il Coronavirus verosimilmente ce lo porteremo dietro per diverso tempo e avrà degli effetti sui costi del sistema sanitario”, prosegue. “Se riuscissimo a diluirlo nel tempo e a evitare i picchi di contagio incideremmo anche sui costi che genera come malattia, perché il sistema sanitario sarà in grado di dare una risposta equilibrata su un lasso di tempo ragionevole”.
 
Al contrario “quello che deve spaventare, e che causerebbe un ulteriore aumento dei costi, è se ci fosse un picco di troppe persone ammalate contemporaneamente costrette ad utilizzare il sistema sanitario. Il sistema sanitario potrebbe in questo caso avere problemi interni, perché vi sarebbero anche gli operatori sanitari che si ammalano. Ciò potrebbe causare ulteriori problemi anche sul fronte dei costi”.
 
In caso di un ipotetico collasso del sistema sanitario dunque i costi sarebbero ancora maggiori. “Lo si può osservare guardando a quello che è successo in Cina”, ci dice Cereghetti. “Il sistema sanitario era talmente sotto pressione che è aumentato il tasso di mortalità per altre malattie che non hanno potuto essere curate, come infarti e ictus, perché il sistema sanitario era concentrato sul coronavirus ed era deficitario per il fatto che era esso stesso toccato dall’epidemia (con un gran numero di operatori sanitari che hanno contratto il virus in Cina, ndr)”.
 
Dunque, spiega Cereghetti, “è importante diluire l'impatto di questo virus sulla popolazione. L'importante è che avvenga su tempi prolungati, per non far collassare il sistema sanitario”.
 
Per questo motivo Cereghetti è critico sulla scelta operata in Ticino di non chiudere le scuole. Per quanto riguarda questa specifica misura, ci dice, “di verità scientifiche in questo ambito non ce ne sono, ma francamente non capisco perché si siano tenute aperte le scuole. Se c'è un incubatore del virus sono proprio le scuole, che poi lo espandono. Il virus non ha un effetto dirompente sotto il profilo sanitario sulle giovani generazioni, ma esse diventano veicoli di espansione enormi”. “In questo non c'è nessuna verità scientifica”, precisa Cereghetti, “perché non siamo mai passati attraverso una situazione simile. È la mia opinione personale. Sono state fatte scelte diverse: speriamo che abbiano ragione loro”.
 
Ma, tornando al problema dei costi, ovviamente l’epidemia non sarà indolore per i cittadini. "Da un lato ora c'è il grosso impatto sull’economia: l'economia crea salari e i salari determinano il potere d'acquisto individuale, che viene minato da questa situazione”. Ma anche se l’economia tornasse a crescere “il potere d'acquisto verrà ulteriormente toccato nel 2021, dall'aumento dei primi di assicurazione malattia, che dovranno tener conto dei costi del cornavirus”. Premi d'assicurazione malattia che, conclude Cereghetti “sono già difficilmente sopportabili adesso, in condizioni normali, di economia solida”.
 
Che i premi aumenteranno si può dare dunque per scontato. Il 2021 ci dirà di quanto. Nel frattempo... lavatevi spesso le mani (e tutte le altre raccomandazioni).