C'è la sinistra della Reitschule... e c'è la sinistra di Ay

C'è la sinistra della Reitschule... e c'è la sinistra di Ay

Marzo 31, 2017 - 12:50

Un commento di Filippo Contarini all'intervista a Massimiliano Ay apparsa su Ticinonews  sulla Turchia di Erdogan. 

L’intervista ad Ay di ticinonews.ch
Ci siamo tutti stupiti leggendo l’intervista di ticinonews.ch a Max Ay sulla situazione in Turchia. E ci siamo chiesti: come deve affrontare un giornalista il piccolo problema della questione dittatoriale?
Prima assumiamo una cosa importante: io non conosco bene la Turchia. Diverso per Ay, che è anche cittadino turco. È un po’ come quando si parla di femminismo: io che sono maschio posso parlarne? Sì, la democrazia è proporre opinioni da più punti di vista.
Fatemi riassumere le domande di ticinonews.ch: come valuta Ay “quello che sta accadendo a livello europeo” in questo momento prima che si voti la modifica costituzionale?; come saranno in futuro le relazioni fra Svizzera e Turchia?; ci possono essere sul serio spie turche?; come finisce il voto?
 
 
Le risposte di Ay
La posizione di Ay è riassumibile (leggendo anche tra le righe) in questo modo: il problema è che l’oppositore di Erdogan è un islamico anticomunista (prima sodale proprio del presidente) e si pensa che il colpo di Stato di alcuni mesi sia stato ordito proprio da questo Gülen, vicino alla NATO (e ben sappiamo che Ay è contro la NATO). Quindi l’opposizione a Erdogan da parte dell’Occidente sarebbe in realtà solo indignazione di facciata. In realtà la levata di scudi occidentale sarebbe solo una questione geopolitica per evitare che la Turchia vada sempre più verso Russia e Cina.
Per Ay è giusto attaccare Erdogan, ma bisogna fare attenzione a non vittimizzarlo. In soldoni l’attacco a Erdogan da parte del Blick avvantaggerebbe lo stesso presidente turco. E sulle spie Ay sostiene che probabilmente ci sono spie sia di Erdogan, sia di Gülen (senza fare differenze). In ogni caso la repressione in Turchia, secondo il comunista, è stata “piuttosto selettiva”.
Il partito comunista turco, ci dice, si è riunito senza arresti e quindi la situazione non va “esagerata nel dipingerla”. Ay ha visto insomma “un bel movimento” a livello di partiti di opposizione. Sembra quasi dirci tutto contento che si respira aria di libertà!
 
 
Alcune micro-considerazioni sulle parole di Ay
Anzitutto che non è proprio esatto, come invece dice Ay, che “il mondo occidentale era stato silente” prima del fallimento del colpo di Stato di quest’estate in Turchia. C’è un mondo occidentale democratico non allineato al partito comunista che sull’islamista Erdogan è sempre stato critico (in Svizzera tedesca c’è l’importante fonte di informazione WOZ che ben descrive queste linee).
Un mondo pure molto critico sulla NATO, che è evidente che questa usa popoli e democrazie facendo i propri porci comodi. Come è evidente che la Svizzera, e quante volte la ho criticata, commercia fregandosene di tutto e di tutti: non si è fatta problemi con la dittatura egiziana, non se li fa con la Cina comunista, non se li farà con la Turchia.
Detto questo, le parole di Ay fanno comprendere al lettore quale sia la differenza che intercorre tra il socialismo democratico (quello che sostengo io) e il socialismo centralista (il suo): proprio non riesce ad interiorizzare che se chiudi i giornali del Paese, licenzi e imprigioni giudici, docenti, ricercatori, giornalisti (a un convegno della sinistra a Basilea abbiamo intervistato un giornalista dalla Turchia e non sapevamo se sarebbe ancora stato libero nei giorni seguenti), giochi con la speculazione, rivitalizzi la religione, metti la tua persona al centro di tutto, ebbene allora la situazione è grave.
 
 
Ticinonews.ch e la seconda domanda
Quando la Guzzanti faceva il suo bel film “Viva Zapatero” un giornalista inglese spiegava da cosa si capiva che la stampa italiana non era libera: perché i giornalisti italiani non facevano “la seconda domanda”.
Significa che quando intervisti uno stalinista tu giornalista devi (eticamente e deontologicamente devi) chiedergli di spiegare come mai ritiene che si stia esagerando su come è descritta la situazione democratica in Turchia. Devi chiedergli la seconda domanda sui principi democratici sul problema di permettere a un autocrate di fare comizi quando lui ha pesantemente indurito la sua posizione sulla libertà di stampa, accademica e giudiziaria. Fa una votazione costituzionale in un momento di Stato d’emergenza, ma vi rendete conto? Perché se non glielo chiedi, allora l’abile politico Ay ti intorta! Di parla di vittimismo: tutti zitti, lasciamolo girettare. Ma è con il silenzio che si fa la democrazia? Ay ha il diritto di pensarlo, il giornalismo ha il dovere di mettere completamente in luce questa posizione.
 
 
Ce lo si ricordi: una sinistra dura che manifesta contro Erdogan in Svizzera c’è!
5 giorni prima dell’intervista di ticinonews.ch dalla Reitschule a Berna partiva una grande manifestazione contro Erdogan. Ma come! La sinistra dura svizzera manifesta contro Erdogan parlando di feroce dittatura, usando striscioni pesantissimi, e il comunista Ay dice invece che “non bisogna esagerare a dipingere la situazione”? E tu giornalista non lo metti di fronte a queste contraddizioni?
Già sono pochi questi comunisti, se non si evidenziano le spaccature profonde non si capisce il contemporaneo. Un silenzio giornalistico che peraltro che non fa bene a nessuno, perché si rischia di far passare il messaggio che i centri sociali pro Kurdistan tirano la volata a Erdogan e che sono pro-NATO. E non riesco a credere a un giornalismo indipendente che voglia sul serio affermare ciò.
 
 
di Filippo Contarini