C’era una volta uno statista leghista coraggioso…

C’era una volta uno statista leghista coraggioso…

Luglio 01, 2020 - 14:32
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Tassa di collegamento: non prima del 2022. La tassa approvata dal popolo (e dai tribunali) viene rimandata. Saranno contenit Tarchini, Lucibello & Co...

Tassa di collegamento non prima del 2022. Anzi, per usare le parole del capo del Dipartimento del territorio Claudio Zali, “sia per motivi tecnici sia di opportunità si parlerà della sua introduzione non prima del 2022”.

Sembrano aver sortito il loro effetto le “urla isteriche” a cui si è assistito in Ticino alla notizia che il Tribunale federale aveva respinto i ricorsi presentati contro la tassa per i grandi generatori di traffico (come se fosse compito di un tribunale valutare se il momento è politicamente “simpatico” per rendere nota una sentenza. Certo, si può criticare la lentezza della Giustizia, ma allora lo si dovrebbe fare in tutti i casi).

 

 

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Bisognerebbe chiederselo: come fa un consigliere di Stato che sta a malapena un annetto in Governo a presentarsi alle elezioni e fare il primato dei voti preferenziali? L’impresa sarebbe stata impossibile per chiunque, ma non per Claudio Zali, entrato in Governo nel 2014 e che nella primavera del 2015 non solo è riuscito a farsi rieleggere, non solo ha battuto il suo collega di partito Norman Gobbi che aveva fatto quattro anni in Governo, non solo ha battuto tutti gli altri competitori di qualsiasi lista elettorale, ma ha registrato il ricordo assoluto (finora imbattuto) di voti preferenziali mai ottenuti da un candidato al Consiglio di Stato.

Questo è quello che è riuscito a fare Claudio Zali nel 2015 e la domanda che bisognerebbe porsi (e forse anche il diretto interessato dovrebbe porsi) è come ci sia riuscito.

Semplice. Zali partiva con un patrimonio di reputazione abbastanza buono come giudice, ma ovviamente non è solo questo ad aver determinato il battere tutti i record di voti preferenziali. Quello che ha fatto la differenza è vedere un ministro leghista, preparato e competente, ma soprattutto coraggioso, capace di inaugurare uno stile di governo al Dipartimento del territorio che dopo 18 anni di gestione di “taglia nastri” nessuno immaginava possibile. Uno “statista” che aveva il coraggio di “aprire i cassetti” e attuare tutti quei progetti che in 18 anni avevano accumulato polvere. Un consigliere di Stato che ha gli “attributi” per annunciare prima del voto per la elezioni cantonali che farà la tassa sul sacco e la tassa di collegamento, infischiandosene da una parte delle residenze all’interno del proprio partito, e dall’altra combattendo le resistenze dei vari Silvio Tarchini, del presidente della Disti Enzo Lucibello e del direttore di Migros Lorenzo Emma.

L’opinione pubblica ticinese era rimasta positivamente colpita da questo coraggio contro i poteri forti e commerciali che negli anni in questo Cantone hanno potuto fare tutto quello che volevano (anche tenere aperta la domenica grazie all’accordo sindacale con Saverio Lurati).

La scelta di fare la tassa di collegamento, sia Zali che la Lega la pagarono cara. La Lega con la mancata alleanza politica con l’UDC, obbligandola a correre da sola, dando così molte possibilità al PLR di poter fare il raddoppio a scapito di via Monta Boglia (ma così non è stato). Claudio Zali invece venendo attaccato sistematicamente da quella testata di alto profilo editoriale che era “Panni sporchi”, periodico dell’UDC durante la campagna elettorale del 2015, tutto finalizzato a demonizzare il consigliere di Stato leghista Zali (sarebbe poi interessante chi finanziava realmente “Panni sporchi”, perché “noi non siamo mica scemi”).

L’elettorato ticinese apprezzò molto un consigliere di Stato con gli “attributi” e lo sommerse di crocette sulla scheda elettorale (e ricordiamoci che nel 2015 il secondo seggio leghista, ossia quello di Gobbi, è stato garantito esclusivamente dai voti preferenziali di Claudio Zali).

Ora, sarà che subito finito il lockdown si sono aperti i negozi di giardinaggio e fai da te, ma qualcuno deve essersi dotato di una cesoia che ha ridimensionato notevolmente il coraggio dello statista Claudio Zali. Sappiamo tutti che Claudio Zali ha già detto ai quattro venti che non si ricandiderà nel 2023, ma questa “normalizzazione” che lo porta ad essere uguale a qualsiasi altro ministro, e soprattutto al “taglia nastri” che per 18 anni ha diretto il Dipartimento del territorio, ipotecano seriamente la possibilità per la Lega di eleggere un successore, che sia Daniele Caverzasio o Sabrina Aldi.

Dunque con il rinvio ad almeno il 2022 della tassa di collegamento, possiamo dire che l’anno successivo la Lega perderà un seggio in Governo (e dubitiamo che vada ai liberali). A meno che Claudio Zali, con questa scelta, abbia voluto fare uno spot elettorale gratuito per l’entrata in Governo di Greta Gysin.

 

 

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L’UDC, in un comunicato stampa, ha definito la comunicazione della sentenza da parte del TF uno “scherzo mal orchestrato, una tragica beffa del destino per il nostro Cantone”. Il partito che millanta di rappresentare realmente la popolazione si esprime contro una legge approvata dal Parlamento, dal popolo (visto che era stato lanciato un referendum) e dai Tribunali, è sicuro di rappresentare il popolo o i poteri forti di Tarchini, Lucibello, Emma?

Non è il popolo che non voleva la legge che introduceva la cosiddetta tassa di collegamento, bensì i signori che con le loro strutture generatrici di traffico hanno guadagnato molto negli ultimi anni e vedevano come fumo negli occhi la suddetta tassa. Qualcuno spieghi a Marchesi&Co che non sempre (anzi, quasi mai) poteri forti e popolo sono sinonimi.