"Cantieri aperti nel Canton Grigioni, irresponsabili!"

"Cantieri aperti nel Canton Grigioni, irresponsabili!"

Marzo 24, 2020 - 08:02
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Riceviamo e pubblichiamo. Interrogazione del granconisgilere della Lega Massimiliano Robbiani. 

Nel mezzo di questa gravissima emergenza sanitaria, il Ticino ha un vantaggio: quello di essere a contatto con la Lombardia e poter anticipare l’adozione di misure anche coraggiose. Che il Consiglio federale ci dia dei pionieri non è una cosa della quale vantarsi, ma la dice lunga sul fatto che a Berna siano indietro, in ogni senso. L’ondata pandemica travolgerà il resto della Svizzera proprio perché a nord del Gottardo aspettano. Ad essere lenti di comprendonio, però, sono anche quelli che stanno a nord del San Bernardino che nonostante la chiara richiesta del Grigioni italiano, si rifiutano di chiudere l’economia in Mesolcina. Tengono i cantieri aperti perché tanto chiunque si ammali grazie agli accordi intercantonali verrà ricoverato in Ticino. Non solo chi risulterà affetto da covid-19 ma anche chi si ferirà sui cantieri, chi cadrà dalle scale, chi avrà un incidente stradale. Saranno le nostre ambulanze a portarli nei nostri ospedali. Si tratta da parte di Coira di una totale mancanza di rispetto della situazione ticinese e anche dei cittadini del moesano. Prima o poi il resto dei Cantoni elvetici dovrà capire che dai pionieri e dalle loro scelte coraggiose si deve imparare. Ad aspettare ci si ammala. E` irresponsabile non anticipare e lo è ancora di più se si ha un parte di territorio a diretto contatto con il Ticino le cui strutture sanitarie sono chiamate a curare i grigionesi.

 

  • Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno disdire immediatamente l’accordo intercantonale relativo all’assistenza sanitaria dei cittadini del Grigioni italiano (trasporti ambulanza, ricoveri, Care team,…) vista la decisione del Consiglio di Stato Grigionese di non chiudere i cantieri?
  • Non ritiene il Consiglio di stato di disdire pure questo accordo anche perché i nostri ospedali sono vicini al “tutto esaurito” causa Coronavirus?

 

In fede.

Massimiliano Robbiani